Asini e cavalli, una guida sana al rapporto con questi animali. La veterinaria: “Smettiamo di essere umano-centrici”
“Il mondo degli equidi è un mondo pervaso di violenza, a volte manifesta, ma molto più spesso subdola, sottile, normalizzata ed è facile che il medico veterinario cada complice di questa violenza. I percorsi universitari, inoltre si concentrano sullo studio delle patologie, la loro diagnosi, il trattamento, ma senza interessarsi di risolvere la causa alla radice, perché non si ha una concezione di cosa sia il benessere integrale di questi animali”. Valentina Mauriello, veterinaria, è autrice del libro Asini, cavalli, esseri umani. Guida a una relazione sana e consapevole (Terra Nuova). Dopo aver iniziato a lavorare negli allevamenti, ha capito che al percorso di studi e alla relazione con gli equidi mancava qualcosa e ha sposato una visione più olistica del rapporto tra esseri umani e cavalli e asini. Oggi porta avanti una visione di rispetto verso questi animali, “che pure hanno differenze enormi che è bene conoscere”.
Partiamo dagli asini. Oggi quanti sono e come vengono utilizzati?
Nel mondo è stimata la presenza di circa 50 milioni di asini. Soprattutto in Africa, Asia e America Latina, paesi in cui questi animali risultano ancora fondamentali per la sopravvivenza delle persone. In Europa gli equidi (inclusi cavalli, muli e bardotti) in generale sono stimati a circa 7 milioni di soggetti. Ma dal dopoguerra in poi il loro ruolo nella società umana euroamericana occidentale è molto cambiato.
Lei dice che sono i più “dimenticati.
Esatto. Gli asini sono tra gli animali domestici meno studiati in assoluto, gli studi scientifici sono scarsi e mancano al pubblico molte informazioni su questa specie. Ad esempio rispetto al dolore, gli asini non si comportano come i cavalli, il loro dolore è più sommesso, tendono a nascondere i sintomi, laddove il cavallo è più espressivo. Spesso le persone si innamorano magari dell’asinello incontrato, ma in pochi si pongono il problema di approfondire quali siano le sue esigenze, di come saranno i suoi prossimi vent’anni, per esempio segregato in un recinto, da solo o sovraffollato a seconda dei casi, senza che nessuno si accorga di lui, fino a quando ad esempio i suoi zoccoli non diventano così lunghi da impedirgli di camminare normalmente o quando smettono di mangiare per problemi dentali mai gestiti. Le persone pensano all’asino come un animale rustico che non ha bisogno di nulla e si ignorano moltissime delle loro esigenze emotivo-cognitive, come una corretta socializzazione.
Lei sottolinea l’indifferenza verso la socialità di asini e cavalli.
Nel benessere di questi animali i bisogni corporei sono fondamentali, e questi includono gli aspetti emotivi, sociali e relazionali che non risultano secondari ma centrali. Per esempio, per entrare in relazione con un cavallo cosa facciamo? Lo isoliamo e separiamo dai suoi simili, calpestando le caratteristiche evolutive di specie. I cavalli sono animali altamente sociali e che hanno fatto della socialità una strategia evolutiva. In pratica, togliamo loro quella stampella fondamentale che serve al loro sistema per autoregolarsi.
Come valuta la “moda” dell’equitazione? Che conseguenze ha sui cavalli?
L’equitazione comprende diverse discipline che sono diventate “sport”, ma che hanno le loro radici in pratiche belliche o di lavoro. Io sono stata una bambina che faceva equitazione e se da un lato questa pratica mi ha insegnato la tecnica, dall’altro mi aveva abituato ad utilizzare il cavallo senza considerare il suo punto di vista. Sicuramente le realtà non sono tutti uguali, però all’interno dei maneggi questo è l’imprinting che viene dato a bambine e bambini. Con frasi come “fagli vedere chi comanda” si innesca una legittimazione dell’abuso di potere su un altro essere vivente. C’è molta ignoranza nell’ambiente sulle esigenze biologiche e sociali, ad esempio nessuno insegna come riconoscere espressioni facciali di stress e dolore. La vita in cattività nei maneggi è in generale portatrice di stress cronico. E l’attività sportiva agonistica e ripetuta provoca traumi sul corpo che a lungo andare spesso diventano patologia e dolore cronico.
Cosa pensa invece dell’ippoterapia?
Ad oggi tutto il mondo di quella che era conosciuta come “pet therapy” è stato riformato e rinominato con il termine Interventi Assistiti con gli Animali e comprende anche gli asini perché ci si è accorti che la relazione con altri animali porta benefici alle persone. Questo non ha risolto le enormi contraddizioni tra far vivere un animale in un contesto che non è rispettoso del suo benessere. Insomma, l’ippoterapia sicuramente può portare benefici. Ma bisognerebbe evitare di trasformare così un’attività che dovrebbe essere relazionale in una performance umano-centrica, non scevra da stress per l’animale.
Come creare allora una relazione corretta con questi animali?
Iniziare fornendo loro elementi fondamentali per il loro benessere. Tuttavia dovremmo ragionare in termini di gruppo e non individuali perché ci sia una relazione sana. Invece cavalli e asini vivono in contesti o di isolamento e segregazione o di sovraffollamento, non esiste il concetto di gruppo familiare stabile. Ripeto, non basta un box pulito, e la mela quotidiana. Occorre ampliare la visione e considerare l’insieme delle relazioni, comprese quelle con il contesto ecologico che li circonda.
C’è, tuttavia, un modo migliore di trattarli sia pure all’interno di un contesto antropizzato?
Asini e cavalli sono animali ad alte esigenze gestionali e richiedono spazi ampi, un contesto ambientale vario e stimolante e relazioni sane e stabili. Le persone coinvolte nella loro gestione dovrebbero avere le informazioni corrette in termini di esigenze di queste specie e l’esperienza sul campo per riconoscere il loro linguaggio e costruire insieme nuovi modi più paritari e rispettosi nel relazionarsi.