La fine della crescita della popolazione: siamo troppi o stiamo collassando?
Siamo veramente troppi su questo pianeta? Cosa succede quando la popolazione umana raggiunge i suoi limiti? Siamo di fronte a una catastrofe o a un lento declino? Oppure la tecnologia ci aiuterà a continuare a crescere? Nessuno può dare risposte sicure, ma nel libro La fine della crescita della popolazione (versione in italiano del rapporto pubblicato dal Club di Roma) ho voluto proporre una discussione generale sul tema della crescita della popolazione e dei suoi limiti. A partire da i primi tentativi di Malthus e altri di inquadrare il problema fino ai moderni modelli computazionali, la traiettoria della popolazione umana si è sempre rivelata sorprendente e inaspettata. Dopo la paura della sovrappopolazione degli anni 1970, siamo oggi tornati indietro a preoccuparci del crollo della natalità e del declino della popolazione. Eccovi un estratto.
***
“La Fine della Crescita della Popolazione” è il seguito ideale del primo rapporto presentato al Club di Roma, The Limits to Growth, del 1972, il cui titolo fu tradotto in italiano come I Limiti dello Sviluppo. Era uno dei primi studi quantitativi che esaminava le tendenze demografiche globali inserite nel sistema economico e nell’ecosistema nel loro complesso. Quando fu presentato, il rapporto fu frainteso e respinto. Tuttavia, a più di mezzo secolo da quello studio rivoluzionario, possiamo constatare quanto esso descrivesse accuratamente la traiettoria che l’umanità avrebbe seguito nei decenni successivi.
Oggi ci troviamo vicini al momento critico in cui la crescita economica convenzionale diventa impossibile su un pianeta finito, limitato da due fattori paralleli: l’esaurimento delle risorse e l’inquinamento. Non stiamo ancora esaurendo nulla completamente, ma il costo dell’estrazione sta aumentando, così come i danni che l’estrazione provoca all’ecosistema. Dall’altro lato, l’inquinamento si manifesta in più forme. L’inquinamento chimico sta aumentando per quanto riguarda metalli pesanti, sostanze interferenti endocrine e altre sostanze velenose, mentre il cambiamento climatico può essere considerato un’altra forma di inquinamento generata dall’eccesso di CO2 nell’atmosfera.
Questi vincoli stanno rallentando la crescita economica e, alla fine, anche l’andamento demografico ne risentirà. Secondo la prima versione del modello Limits to Growth, il calo demografico dovrebbe iniziare nella prima metà del XX secolo. Successivamente, modelli simili basati sulle stesse ipotesi hanno confermato questo risultato. Oggi, sebbene la popolazione mondiale continui a crescere lentamente, ci sono segni evidenti che stiamo raggiungendo questo punto di svolta: un cambiamento epocale che invertirà la tendenza di crescita iniziata all’inizio dei tempi storici. Questo sta già avvenendo in molti paesi industrializzati inclusa l’Italia.
L’imminente calo della popolazione mondiale è principalmente il risultato di un calo della fertilità, spesso attribuito a fattori sociali, in particolare alla tendenza delle donne a conseguire livelli di istruzione elevati e intraprendere carriere professionali. Tuttavia, sta emergendo un’altra spiegazione: l’inquinamento chimico che colpisce il sistema riproduttivo umano. I governi stanno reagendo con politiche volte a invertire la tendenza, ma i risultati, finora, sono stati deludenti. Il calo demografico sembra essere profondamente radicato nella struttura delle società.
Una riduzione della popolazione umana non è necessariamente un fatto negativo. Porterà a una minore domanda di risorse naturali e a una riduzione delle emissioni inquinanti, incluso una parziale mitigazione del problema climatico. Un minor numero di persone potrebbe anche significare un minor numero di guerre, perché non ci saranno più popolazioni in crescita alla ricerca di spazio vitale.
Tuttavia, la riduzione della popolazione può anche comportare enormi problemi in termini di mantenimento della struttura di una società che finora ha dato per scontata la crescita economica. Durante la fase di transizione, la società sarà necessariamente composta da una percentuale crescente di anziani, che potrebbero diventare un pesante fardello per i giovani. Inoltre, la crescita demografica in alcuni paesi africani comporta necessariamente uno squilibrio globale, con una tendenza all’emigrazione verso regioni con popolazione in calo. I conflitti sociali che ne risultano sono già evidenti.
Questo libro è un tentativo di valutare le tendenze attuali e proiettarle nel futuro sulla base dei dati e dei modelli esistenti. Al suo interno troverete un’ampia panoramica delle tendenze e dei problemi della popolazione umana. Nessun libro può prevedere il futuro. Nel nostro mondo le cose cambiano rapidamente e la valutazione di un giorno può portare rapidamente a una diversa il giorno dopo. Il risultato è che i nostri modelli matematici moderni e sofisticati potrebbero rivelarsi non migliori di quelli che la Pitonessa dell’Oracolo di Delfi era in grado di realizzare ai suoi tempi, e si potrebbe sostenere che più un modello è complicato, meno affidabile risulterà. Ma ciò che i modelli possono fare è dirci cosa potrebbe accadere, date alcune ipotesi iniziali. E questo può sicuramente aiutarci a essere meglio preparati per un futuro che appare incerto, difficile e preoccupante per il rischio di nuovi conflitti.