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Nel Mugello l’ennesima prova di speculazione: arriva una marcia contro il Far West della transizione energetica

Una società del gruppo Eni, la milanese Hergo Renewables, vuole piazzare sei aerogeneratori, alti circa 200 metri, che risulterebbero visibili persino dalla città di Firenze
Nel Mugello l’ennesima prova di speculazione: arriva una marcia contro il Far West della transizione energetica
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Quello della transizione energetica è un Far West. In un paese come l’Italia, ricco di paesaggi e di natura ma anche idrogeologicamente fragile, dei governanti assennati avrebbero predisposto delle linee guida in cui prevedere che innanzitutto si potevano realizzare impianti solari in aree degradate, oppure su edifici e capannoni industriali (11mila capannoni abbandonati nel solo Veneto), e solo come extrema ratio in aree naturali o agricole. E così pure, a tutela del paesaggio di cui all’art.9 della Costituzione, i parchi (!) eolici andavano realizzati non su crinali di pregio o all’interno o in contiguità con aree protette.

Invece no, è il Far West, appunto: le imprese nascono allo scopo di realizzare impianti, oppure si convertono per la loro realizzazione, individuano un sito e poi provvedono a chiedere la concessione. Esattamente il contrario di ciò che dovrebbe accadere. Con buona pace degli ambientalisti a cui tale modo di procedere sta bene, e anzi ci scrivono anche dei saggi e delle guide (Legambiente docet). Ma “c’è chi dice no” e spesso e volentieri sono le popolazioni locali che si vedono appunto calare dall’alto i progetti, e vivaddio che almeno esiste la sindrome di Nimby, come da sempre sostengo.

Adesso siamo nel Mugello, sì, proprio quel Mugello massacrato da quell’altra opera di “pubblica utilità” che è l’alta velocità ferroviaria, che, transitando nelle viscere di queste alture, procurò un danno ambientale di proporzioni gigantesche, con il prosciugamento di interi corsi d’acqua, alla faccia dei sindaci di sinistra di Firenze e Bologna che si abbracciarono all’inaugurazione della linea. Ma oggi risaliamo alla superficie del Mugello, in comune di Londa, dove una società del gruppo Eni (la milanese Hergo Renewables) vuole piazzare sei aerogeneratori, alti circa 200 metri, che risulterebbero visibili persino dalla città di Firenze.

Ma, a parte lo sfregio al paesaggio, c’è ben di più. Il terreno è caratterizzato da diffusa instabilità, si dovrebbero ovviamente realizzare strade di accesso, pesante sarebbe la ricaduta sulla fauna, e inconciliabile il posizionamento in fregio al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi (di cui è previsto un possibile ampliamento), che si è infatti detto contrario all’opera.

Ma poi, come sottolinea una nota di Italia Nostra, che è forse l’unica associazione nazionale che da sempre denuncia il business impropriamente definito “green”: “A fronte di un aumento della potenza eolica installata di oltre il 26% tra il 2023 e il 2024, la produzione reale di energia da eolico è diminuita di oltre il 5% nello stesso periodo. Un dato che non dipende certo dalla ‘mancanza di pale’, come qualcuno vorrebbe far credere, ma dalla scarsa efficienza strutturale di una fonte intermittente e imprevedibile, sempre più difficile da integrare nella rete elettrica nazionale. Non a caso cresce il fenomeno del curtailment: energia prodotta, incentivata, pagata e poi non utilizzata.”

Contro il progetto si è già tenuta una manifestazione il 15 marzo scorso e il fine settimana del 9 e 10 maggio si terrà una due giorni promossa da diverse associazioni locali, e non solo, che prevede il sabato una marcia popolare che si concluderà con un’assemblea pubblica in piazza nel comune di Londa, e la domenica una passeggiata sui crinali lungo il sentiero dei mezzadri.

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