L’azienda che allestisce e fa manutenzione nei cluster Expo è nella black list della Prefettura di Milano. Si chiama Set Up Live, azienda torinese che si occupa dell’organizzazione di eventi e della produzione di allestimenti. Ha ricevuto l’interdittiva antimafia il 6 agosto. Toglierle l’appalto? Impossibile: sarebbe compromessa la prosecuzione dell’esposizione universale. Così interviene l’Anac, l’Autorità anticorruzione, e scatta il commissariamento. L’azienda è in odor di mafia, ma l’Expo non può arrestarsi.

Set Up Live è importante a Torino. Organizza la gestione dei biglietti per i concerti degli U2 del 4 e 5 settembre nel capoluogo piemontese. Tutti i big sono suoi. Opera nel settore dell’intrattenimento da oltre 30 anni e vanta un parco clienti di prima linea: dal Comune di Torino alla Regione Piemonte, dal Comitato Italia 150 alla Juventus e, oltre quelli per la popolarissima band irlandese, organizza i concerti per artisti del calibro di Jovanotti, Ligabue, One Direction e Subsonica, per citarne alcuni.

Solo un anno fa l’azienda si era aggiudicata il “rating di legalità”, ottenuto dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato nel giugno 2014. L’amministratore delegato si chiama Giulio Muttoni: un uomo dalle mille vite. Ex dirigente dell’Arci, è stato il patron di Big Club, la più importante discoteca di Torino. Poi nel 2011 emigra a Milano per fondare la Set Up srl con un gruppo di fedelissimi. Ha buoni rapporti anche a Roma, con il neoassessore comunale (e senatore) Stefano Esposito, del Pd, oltre che nella politica torinese, con l’ex assessore allo Sport Elda Tessore.

Per Expo in un raggruppamento temporaneo di imprese con la Tecnelit, la Set Up Live si è aggiudicata due importanti appalti, per un totale di circa 7,5 milioni di euro. Il primo per la fornitura e la realizzazione degli allestimenti interni di tutti i cluster del sito espositivo. Con una riduzione rispetto alla base d’asta del 32% le due aziende hanno vinto la gara con un’offerta di 3.289.000 euro. Il secondo per la realizzazione degli allestimenti del Padiglione Zero, il punto di partenza di chi mette piede all’interno dell’Expo. Sono bastati 4.266.000 euro e una riduzione del 23% sulla base di gara.

A far scattare il campanello d’allarme nella Prefettura di Milano sono stati nel luglio 2015 i risultati dell’indagine denominata “San Michele” sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta negli appalti per la Tav. Si tratta di un filone di “Minotauro”, l’indagine madre che ha che ha scoperchiato gli interessi e la ramificazione della ‘ndrangheta in Piemonte.

Tra i 31 indagati di “San Michele” non compare nessun dirigente della Set Up Live, ma la società viene tirata in ballo in diverse occasioni. Soprattutto per il suo socio di minoranza (10%) Lorenzo La Rosa. Classe 1971, torinese. Oltre a possedere il 10% di Set Up, La Rosa è proprietario di un’altra azienda: la Crew E20, agenzia per la formazione di personale fieristico e per eventi, che con Set Up condivide la sede in via Filadelfia, a un passo dallo Stadio Olimpico. E’ lo stesso edificio occupato anche dalla Parcolimpico srl, la società mista pubblico-privato che ha in mano la gestione dei siti post Olimpiadi invernali.

Lorenzo La Rosa, fin dal ‘94 compare nei giornali insieme a Luigino Greco, classe 1968, torinese anche lui ma di origini calabresi. All’epoca erano risse da bar, in tempi più recenti è un caso di estorsione. Torino, marzo 2011. La Rosa è avvicinato da due ceffi che dicono di appartenere alla ‘ndrangheta: Adolfo Crea e Giacomo Lo Surdo. Intimano a La Rosa di regalare loro tutti i biglietti di cui hanno bisogno, perché li avrebbero rivenduti per fare cassa a sostegno dei familiari di chi è in carcere. L’aggancio tra La Rosa e i due è Luigino Greco, amico di vecchia data dell’imprenditore torinese. “Il prossimo che fanno loro (Set Up Live, ndr) è Jovanotti…ma ti ha già pensato, è tutto a posto”, dice Luigino Greco al suo boss di riferimento, Giacomo Lo Surdo. “Se non avesse dato loro biglietti omaggio relativi alle manifestazioni organizzate avrebbero sfondato la porta dell’ufficio”, scrivono i pm. Greco non si aspettava che trattassero così l’amico: pensava che il suo nome bastasse per proteggerlo. Lo Surdo però è un pezzo grosso: al processo Minotauro si prende 8 anni e un mese di reclusione, anche se ne sconta solo uno e mezzo perché era in carcere già con le stesse accuse per un’altra operazione. E’ uno degli uomini più in vista all’interno del clan Greco.

Quanto l’azienda torinese sia in rapporti con la ‘ndrangheta in Piemonte lo si capisce meglio dall’amministratore delegato di Set Up Live, Giulio Muttoni. E’ lui ad incontrare gli emissari del clan Greco negli uffici della società. “Caro. Confermati cassa accrediti. Un abbraccio e un bacio”, si legge in un sms di Muttoni, al quale Luigino Greco ricambia con lo stesso affetto: “Ti sono riconoscente…grazie di cuore. Il tuo amico”.

Le interdittive emesse dalla Prefettura di Milano dal 2011 a oggi sono 89, relative a 61 imprese su un totale di 625 società controllate. La Set Up Live se l’è vista recapitare lo scorso 6 agosto, subito dopo che l’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) aveva dato il via libera al provvedimento ministeriale. La Prefettura nel frattempo ha già individuato gli amministratori che andranno a gestire la società da qui alla fine dell’esposizione universale.

Il capogruppo di Sel al consiglio comunale di Torino, Michele Curto, commenta così la misura presa dalla Prefettura di Milano: “Il provvedimento getta un’ombra inquietante su una società importante nel nostro territorio, che è stata fatta crescere sistematicamente e grazie soprattutto alla concessione di commesse pubbliche e che da anni agisce per conto dell’amministrazione comunale sui vecchi siti delle Olimpiadi invernali”. Curto, che già si era occupato della Set Up Live nel 2013 in merito alla loro quota di partecipazione nella Parcolimpico, società mista pubblico-privato nata per gestire i siti post-olimpici, afferma che “il nostro auspicio è che si chiariscano le cose al più presto”. A Torino così come a Milano.