Sì all’abolizione, entro il 2016, del tanto rivendicato sconto sull’Iva per le isole, con l’eccezione solo delle “più remote”. Aumento dell’imposta anche per ristoranti e alberghi. Privatizzazione dei porti del Pireo e di Salonicco con gare da bandire entro ottobre. Minori tagli alla difesa, per strizzare l’occhio al partito di destra Anel che governa con Syriza. Più tasse sui beni di lusso e eliminazione delle famigerate esenzioni fiscali per gli armatori. Ma anche tagli alle baby pensioni e una riforma complessiva del sistema previdenziale, che il governo riconosce essere “insostenibile”. Sono queste le principali proposte inviate dall’esecutivo di Alexis Tsipras all’Eurogruppo, nelle mani del presidente Jeroen Dijsselbloem. Il piano, che tra tagli e tasse vale circa 12 miliardi, è stato scritto con il supporto di un team di tecnici francesi inviati dal governo di Francois Hollande. E di fatto ricalca in gran parte le richieste fatte dei creditori durante le ultime riunioni dei ministri delle Finanze prima della “rottura” segnata dalla convocazione del referendum. Non a caso da Parigi, Roma e Bruxelles arrivano segnali di ottimismo, con Dijsselbloem che parla di proposta “accurata e completa”, Hollande di proposte “serie e credibili” e lo stesso presidente del Parlamento europeo Martin Schulz che definisce “buona proposta” quella avanzata dal governo. I mercati europei, che sembrano credere in una possibilità di accordo, hanno chiuso anche oggi tutti in positivo con Piazza Affari +3% e il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani a 10 anni e quelli tedeschi è sceso a 121 punti basi contro i 144 di giovedì. Mentre per Tsipras, forte del sostegno arrivato dagli elettori domenica scorsa, si apre ora il fronte interno, con l’ala sinistra di Syriza contraria a un’intesa su queste basi.

Valutazione da parte dell’ex troika “entro stasera” – La valutazione del piano da parte dell’ex troika arriverà entro stasera, insieme all’esame sulla sostenibilità del debito condotto da Commissione e Bce. Tutto sarà poi inviato alle cancellerie per essere valutato sabato da un Euro Working Group (la riunione dei vice ministri delle Finanze) e dall’Eurogruppo, che dovranno decidere se quanto promesso da Atene è sufficiente per dare il via libera ai nuovi prestiti. Domenica sono in calendario l’Eurosummit e la riunione dei capi di Stato e governo dei 28 Paesi Ue. Fonti europee in mattinata hanno fatto sapere che se domani si raggiungerà un accordo i due vertici potrebbero essere sconvocati. Ma Berlino, contraria alla rinegoziazione del debito, ha invece ribadito che quello a 28 sarà ancora necessario perché la questione riguarda anche Paesi che non fanno parte dell’eurozona ed è dunque “ragionevole” riunirsi. Senza accordo, è improbabile che da lunedì la Bce possa continuare a fornire liquidità di emergenza alle banche elleniche, chiuse da lunedì della scorsa settimana. A quel punto gli istituti sarebbero destinati al fallimento. Anche in caso di approvazione dei nuovi aiuti, poi, il piano di salvataggio dovrà essere approvato dai Parlamenti di Germania, Olanda, Finlandia, Austria, Slovacchia ed Estonia.

Gli istituti di credito, secondo quanto rivelato a Reuters da un banchiere, avranno comunque bisogno di liquidità per 10-14 miliardi di euro, anche qualora fosse raggiunto un accordo. National Bank, Piraeus, Eurobank e Alpha, che valgono il 95% del mercato, dovranno essere ricapitalizzate e non torneranno alla normalità per mesi. A intervenire potrebbe essere anche su questo fronte il fondo Esm, tramite il suo Direct Recapitalisation Instrument (Dri), finora mai usato.

Ma serve anche il via libera del Parlamento greco. E l’ala sinistra di Syriza è contro – Il vero problema di Tsipras è ora il fronte interno: la possibilità stessa di utilizzare la proposta come base per riavviare le trattative con la ex troika dovrà infatti essere approvata dal Parlamento, a cui il governo Tsipras sta riferendo sugli ultimi sviluppi. E’ vero che il primo ministro può contare su un’ampia maggioranza, ma una quarantina di parlamentari dell’ala sinistra di Syriza si oppongono alle nuove concessioni ai creditori. Il ministro dell’energia Panagiotis Lafazanis, che appartiene alla sinistra estrema, ha già fatto sapere che “le proposte del governo non sono compatibili con il programma di Syriza”. Cinque deputati dell’ala radicale, la cosiddetta Piattaforma di sinistra, hanno inoltre presentato al premier un documento di quattro pagine in cui chiedono la Grexit e il ritorno alla dracma.

Liberation: “Varoufakis ha invitato Syriza a votare contro”
L’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha annunciato su Twitter non sarà in Parlamento per votare “per motivi familiari”. 
Varoufakis avrebbe esortato oggi a respingere le proposte fatte da Alexis Tsipras a Bruxelles. Lo rivela il corrispondente di Liberation per le questioni europee, Jean Quatremer. Teatro della scena, scrive Le Figaro, che riporta la notizia, sarebbe stata la riunione di partito di Syriza, precedente il voto al parlamento.

Tsakalotos: “Impegnati a restare nell’euro e rispettare le regole, dateci spazio e tempo”  Né la lettera firmata da Tsipras né quella siglata dal nuovo ministro delle Finanze Euclid Tsakalotos, che accompagnano il documento con le proposte di riforma, fanno menzione di un taglio del debito, esplicitamente richiesto però nella missiva con cui il premier ha chiesto al fondo salva Stati Esm l’attivazione di un nuovo programma di aiuti triennale, il cui valore, secondo Bloomberg, ammonterà a 53,5 miliardi di euro. Tsakalotos scrive invece che l’esecutivo è “impegnato a rimanere un membro a tutti gli effetti dell’Eurozona e a rispetttare le regole dell’unione monetaria”. La lettera si conclude con l’ammissione che l’impegno a “cambiare la nostra società, la nostra economia e il nostro Stato può apparire erculeo”, ma “siamo pienamente dedicati a implementare queste riforme nella loro interessa e chiediamo ai partner di darci spazio e tempo per questi cambiamenti”.

Le proposte sul tavolo – Il piano prevede un avanzo primario dell’1% del Pil quest’anno, del 2% nel 2016, del 3% nel 2017 e del 3,5% nel 2018 attraverso un combinato disposto di tasse e tagli. L’aliquota Iva sarà unificata al livello standard del 23% anche per i ristoranti, mentre resterà al 13% solo per alimentari, energia, hotel e acqua. L’aliquota super scontata al 6% continuerà a essere applicata solo a farmaci, libri e teatro. Quello che più colpisce, anche perché smentisce le indiscrezioni pubblicate giovedì dalla stampa ellenica, è che Tsipras cede sulle agevolazioni fiscali per le isole. Finora sempre difese a spada tratta con la motivazione che si tratta di zone difficilmente raggiungibili e penalizzate dalle difficoltà nei rifornimenti. Va incontro alle richieste dei creditori anche l’eliminazione delle esenzioni fiscali concesse finora per Costituzione alla casta degli armatori, che non per nulla stanno già guardando con interesse a Cipro. I tagli alla Difesa salgono a 300 milioni di euro entro la fine del 2016, dai 200 proposti a giugno. Ma i creditori chiedevano di ridurre la spesa di 400 milioni.

Tra le altre misure previste ci sono poi l’aumento dal 10 al 13% della tassa sui beni di lusso e dal 26 al 28% (non il 29% proposto inizialmente dal governo greco) di quella sulle imprese. Gli agricoltori perderanno il trattamento fiscale agevolato. E non è escluso un aumento della tassa sugli immobili “se necessario per salvaguardare il livello delle entrate”, dopo la prevista revisione catastale. Per aumentare gli introiti fiscali, il governo accetta di istituire un’agenzia indipendente responsabile della riscossione.

Sul fronte delle pensioni il governo riconosce che il sistema attuale è “insostenibile” e si impegna a cambiamenti drastici da cui si conta di risparmiare tra lo 0,25 e lo 0,50% del pil nel 2015 e l’1 per cento su base annua nel 2016. Sul piatto vengono poi messi disincentivi alle baby pensioni fino ad arrivare gradualmente a un’età di uscita dal lavoro di 67 anni o 62 con 40 anni di contributi entro il 2022 (con eccezioni per le professioni usuranti e per le madri con bambini disabili), a partire da subito. L’introduzione di nuovi parametri per il calcolo delle pensioni maggiormente legato ai contributi. Il piano abolisce anche il contributo di solidarietà per pensionati entro il 2019.