Dopo aver presentato al fondo salva Stati Esm formale richiesta di un piano di aiuti triennale, la Grecia sta limando un pacchetto di riforme da 12 miliardi di euro in due anni, quattro in più rispetto alle misure inizialmente previste dall’esecutivo ellenico. E’ la contropartita per i nuovi prestiti e per l’auspicata ristrutturazione del debito accumulato finora. I partner europei, che si riuniranno domenica pomeriggio, se soddisfatti daranno il via libera. In caso contrario, sanciranno l’uscita della Grecia dalla moneta unica. Secondo la stampa locale, alle riunioni in corso ad Atene per elaborare il piano partecipa un team di tecnici francesi inviati dal governo di Francois Hollande per affiancare il nuovo ministro delle Finanze Euclides Tsakalotos. Il portavoce dell’esecutivo, Gabriel Sakellaridis, ostenta ottimismo arrivando a dire che “se tutto va bene potrebbe non essere necessario il vertice di domenica”.

Il premier Alexis Tsipras incassa intanto il sostegno del presidente del Consiglio Ue Donald Tusk sul vero nodo delle trattative. Cioè appunto il taglio del debito, che è arrivato a quota 340 miliardi di euro, pari a quasi il 180% del Pil ellenico, o almeno l’allungamento del periodo di rimborso: l’ex primo ministro polacco, che due giorni fa ha dato l’ultimatum ad Atene (accordo entro domenica o Grexit), ha scritto su Twitter che “le proposte realistiche di Atene devono essere accompagnate da una proposta realistica dei creditori sulla sostenibilità del debito per creare una situazione win-win”. Tusk sposa dunque la linea della Francia, abbracciata la scorsa settimana dal Fondo monetario internazionale: anche mercoledì il direttore generale Christine Lagarde ha ribadito che “una ristrutturazione è necessaria nel caso della Grecia perché abbia un debito sostenibile”. La cancelliera tedesca Angela Merkel, arroccata sul no all’haircut, è dunque sempre più isolata, visto che Parigi ha scelto un ruolo da pontiere. Oggi il ministro delle Finanze Michel Sapin ha affermato che la collaborazione tra Francia e Germania “è la chiave del successo” per la crisi greca e occorre “ripristinare la fiducia nelle prossime ore e nei prossimi giorni”, ma poco dopo l’omologo tedesco Wolfgang Schaeuble lo ha platealmente smentito dichiarandosi scettico “su come potremmo realizzare misure per migliorare la fiducia in 24 ore”.

Le indiscrezioni sulla proposta: “Interventi per quattro miliardi in più” – Da mercoledì, quando Tsipras ha scritto nella lettera inviata al fondo salva Stati di essere disposto a varare “già dall’inizio della prossima settimana” una riforma delle pensioni e del sistema fiscale, è stato chiaro che le proposte di Atene ricalcheranno in gran parte le misure chieste dalla ex troika durante le estenuanti trattative degli ultimi cinque mesi. E l’idea è confermata dalle indiscrezioni pubblicate dai quotidiani greci Kathimerini Naftemporiki, in attesa che l’esecutivo presenti entro la mezzanotte il documento ufficiale. C’è però una differenza non indifferente nei numeri: il nuovo pacchetto vale 2 miliardi di euro in più all’anno. Resta il punto fermo dell’Iva agevolata (al 13%) per le isole, su cui il leader di Syriza non intende cedere mentre Commissione Ue, Bce e Fmi avrebbero voluto che le agevolazioni fossero cancellate. Come affermato ieri nel suo discorso all’Europarlamento riunito a Strasburgo, Tsipras rivendica il diritto di “scegliere se aumentare le tasse sulle imprese per evitare di abbassare le pensioni, misure equivalenti per centrare gli obiettivi di bilancio. Se non è questo un diritto del governo, allora questo vuol dire scivolare verso la dittatura dei creditori“. Il ministro dell’Energia Panagiotis Lafazanis, capo dell’ala più a sinistra di Syriza, ha fatto sapere che si oppone a un terzo piano di salvataggio con misure di austerità che soffocherebbero la crescita. “Non vogliamo un terzo piano di salvataggio di dura austerità, che non darebbe alcuna prospettiva al paese”, ha spiegato.

Sì all’imposta sulle società al 28% e all’Iva al 23% anche per i ristoranti – Secondo Naftemporiki, Atene accetta comunque che l’imposta sulle società, oggi al 26%, sia portata al 28% e non al 29 come prevedevano le proposte presentate a giugno. Confermato anche – sempre stando alle indiscrezioni – l’aumento dal 10 al 13% dell’Iva sui beni di lusso e dal 13 al 23% di quella su prodotti alimentari trasformati, ristoranti, trasporti e alcuni servizi sanitari offerti dal settore privato. Sì anche all’incremento dal 6,5 al 13% dell’imposta per gli hotel. Inoltre, il governo manterrà la controversa tassa sugli immobili (Enfia) nel 2015 e 2016 e aumenterà nel contempo gli sforzi per combattere l’evasione fiscale, creando un’agenzia ad hoc. Saranno anche introdotti criteri più severi per autodichiararsi agricoltori, categoria che ha diritto a sgravi fiscali ad hoc.

Banche chiuse fino a lunedì prossimo: non è mai successo in un Paese europeo – Intanto il ministero delle Finanze di Atene ha ufficializzato che le banche, chiuse il 29 giugno, non riapriranno gli sportelli (almeno) fino a lunedì 13 luglio, così come la borsa. In questo modo la Grecia supera il “record” di Cipro, dove nel 2013 gli istituti sono rimasti chiusi per dieci giorni. Confermato anche il tetto di 60 euro ai prelievi ai bancomat, che sta causando enormi problemi ai cittadini e alle imprese. Secondo Louka Katseli, presidente dell’Unione delle banche elleniche, gli istituti avranno liquidità fino a lunedì notte. Ma nei giorni scorsi Katseli aveva detto che i soldi sarebbero bastati solo fino al giorno successivo al referendum, quindi lunedì scorso. Con la liquidità di emergenza (Ela) congelata dalla Bce a quota 89 miliardi, non è chiaro se i cittadini potranno continuare a prelevare anche solo 60 euro al giorno o il limite dovrà essere ulteriormente abbassato. Non è un caso se Tsipras ha visto in mattinata i vertici della Bank of Greece.

I mercati credono nella possibilità di un’intesa – Le borse europee mostrano di credere nella possibilità di un accordo. Tutti i listini hanno aperto in rialzo, complice anche il rimbalzo delle piazze cinesi dopo il crollo di mercoledì. Piazza Affari, che in avvio segnava +0,27%, ha poi recuperato ulteriore terreno chiudendo a +3,51%. Il tasso di interesse sui Btp all’apertura era al 2,18%: di conseguenza il differenziale rispetto al Bund tedesco (spread) è calato a 148 punti contro i 154 della chiusura di martedì.