Il tentativo di Alexis Tsipras di sparigliare le trattative con i creditori giocando la carta del referendum sulle loro proposte ha fatto saltare il negoziato. I ministri delle Finanze dell’area euro, durante la riunione di sabato pomeriggio, hanno infatti detto no alla richiesta di Atene di posticipare di sei giorni la deadline del 30 giugno per permettere, il 5 luglio, lo svolgimento della consultazione annunciata a sorpresa dal premier ellenico. Il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis aveva chiesto un’estensione ad hoc del programma di salvataggio e il rinvio del termine per il rimborso della rata da 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale, ma gli omologhi degli altri 18 Paesi non ne hanno voluto sapere. “Il programma scade il 30 giugno”, ha detto in conferenza stampa il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem.

Il vertice dei ministri dell’area euro, il quinto in dieci giorni, è stato interrotto ed è tornato a riunirsi senza la delegazione greca per chiudersi intorno alle 20. Il leader ellenico ha provato a tirare ancora la corda cercando forse di strappare qualche concessione in più. Ma il risultato è stato far precipitare la situazione. Il comunicato finale, che il ministro greco non ha firmato (“Oggi è un giorno triste per l’Europa”, ha commentato all’uscita), “prende atto” della decisione del governo greco di indire un referendum in una data successiva alla fine del programma e sottolinea che “nonostante gli sforzi a tutti i livelli e il pieno supporto dell’Eurogruppo le autorità greche hanno rotto unilateralmente il negoziato”. Le autorità dell’Eurozona “sono pronte a fare tutto il necessario per assicurare la stabilità finanziaria dell’area euro”, è stata la conclusione. Tanto che sul tavolo, al quale hanno partecipato anche il presidente della Bce, Mario Draghi, e la direttrice dell’Fmi, Christine Lagarde, ci sarebbe stato l’esame di un fallimento ordinato della Grecia, quando il 30 giugno scadrà l’attuale programma di salvataggio e le conseguenze sull’area euro.

“Proposte dei creditori violano i trattati Ue”Nella notte di venerdì Tsipras aveva annunciato, in nome della “tradizione democratica” del Paese, di voler rimettere ai cittadini la decisione se accettare o meno quello che ha definito “un ricatto”. I greci dovrebbero dire sì o no all’ultima proposta della ex troika, che prevede la proroga fino a fine anno del piano di assistenza e un versamento di 1,8 miliardi di euro subito e altri 15 miliardi in seguito (8 in più rispetto ai 7,2 previsti dall’ultima tranche del programma in corso). Ma solo a fronte di una riforma immediata del sistema previdenziale, un rialzo dell’Iva superiore a quello proposto da Atene, niente tasse sui profitti delle imprese, 400 milioni di tagli alla difesa. Le famose correzioni scritte in rosso sul documento che era stato sottoposto da Tsipras all’inizio della settimana. “Ci hanno chiesto di accettare pesi insopportabili che avrebbero aggravato la situazione del mercato del lavoro e aumentato le tasse”, ha sintetizzato il premier. “Queste proposte – che violano i trattati europei e il diritto base al lavoro, all’eguaglianza e alla dignità – dimostrano che alcuni dei partner e delle istituzioni non vogliono un accordo fattibile per tutte le parti, ma piuttosto l’umiliazione di un intero popolo”.

Opposizione contro il premier: “Si dimetta” – Proposta in questi termini, la consultazione mette a dura prova le certezze di chi teme il salto nel vuoto dell’uscita dall’Eurozona, ma è d’accordo con il premier sul fatto che il Paese non può accettare nuove misure di austerità. La vittoria del no sarebbe l’anticamera del Grexit, un sì a questo punto sancirebbe che Tsipras non ha più il sostegno della popolazione e potrebbe sfociare in elezioni anticipate. A questo punto il baratro dell’insolvenza è vicinissimo. Non per niente prima ancora della rottura finale l’opposizione interna aveva criticato duramente la decisione di indire il referendum. Il Pasok chiede le dimissioni di Tsipras e per i conservatori di Nea Dimokratia il premier è un “irresponsabile”.

Ma il default non sarebbe immediato – Tsipras però sa bene che, anche se il rinvio della scadenza non è stato concesso, il mancato pagamento al Fondo il 30 giugno non si tradurrà in un immediato default. Il Paese sarà inizialmente considerato “in arretrato” e avrà altre due settimane di tempo per rimediare prima di subire le prime conseguenze. Cioè la richiesta di rientro immediato da parte degli altri creditori, a partire dalla Bce, e la possibile chiusura dei rubinetti della liquidità di emergenza (Ela) che tiene in piedi le banche elleniche. Solo dopo un mese il direttore del Fondo monetario notificherà in via ufficiale al consiglio direttivo che il pagamento è saltato e le Grecia risulta insolvente.

Riparte la corsa agli sportelli – Dopo l’annuncio del referendum è ricominciato l’assalto ai bancomat, con lunghe code davanti agli sportelli in molte città. I greci temono l’introduzione di tetti ai prelievi e ai movimenti di capitali e la chiusura delle banche da lunedì. Secondo funzionari citati dall’agenzia Bloomberg 500 distributori automatici su 7mila sono rimasti senza contante durante la mattinata di sabato. I depositi sono ai minimi da oltre 10 anni: meno di 127 miliardi di euro dai 240 miliardi di prima della crisi. Dall’insediamento al governo del partito di Tsipras l’emorragia è stata di oltre 30 miliardi. Uno dei maggiori istituti del paese, Alpha Bank, ha comunicato all’alba che nel corso del fine settimana l’operatività dei conti online sarà limitata. Ma in una nota la banca sostiene che le limitazioni ai trasferimenti di denaro sono dovute solo a “problemi tecnici“.