Esportazioni congelate, prenotazioni turistiche in calo, edilizia ferma. Quando mancano quattro giorni alla scadenza dell’ultimatum dei creditori ad Atene, la già sofferente economia ellenica sta soffocando a causa della chiusura delle banche e dei controlli sui movimenti dei capitali, appena prorogati fino a venerdì. Un congelamento che rischia di far schizzare ancora più su un tasso di disoccupazione che già supera il 25%. L’Associazione delle imprese attive nell’ingegneria civile (Sate) stima che solo lo scorso fine settimana, in attesa dell’esito del referendum, siano state lasciate a casa 40mila persone che lavoravano nei cantieri del Paese, fermi perché i progetti di edilizia pubblica non vengono più finanziati e le aziende non possono pagare i fornitori stranieri di materie prime e combustibili. Nel frattempo l’Associazione imprese turistiche greche (Sete) ha fatto sapere di aver rilevato “un calo nelle prenotazioni giornaliere tra il 30% e il 35% rispetto all’anno precedente”. Così, mentre in Grecia alcune aziende iniziano a pagare i dipendenti in contanti, la Confederazione ellenica del commercio e dell’imprenditoria ha scritto una lettera aperta al governo per chiedere al premier Alexis Tsipras e agli altri leader europei di fare tutto il possibile perché Atene resti nell’Eurozona, paventando una “esplosione della disoccupazione” in caso di Grexit.

Importazioni verso un calo del 28% – L’Associazione degli esportatori greci prevede che, se i controlli sui capitali non verranno revocati, nelle prossime due settimane le vendite all’estero caleranno di circa il 7% e le importazioni di una quota vicina al 28%, con inevitabili conseguenze sulla produzione. Che era calata drasticamente già nel mese di giugno. Se i fornitori di materie prime e combustibili pretendono pagamenti anticipati al 100%, cosa che costringe molte aziende a rinunciare agli acquisti, per gli esportatori il problema è ricevere i soldi e poterli utilizzare, visto che i conti correnti sono di fatto congelati.

Video di Cosimo Caridi

Stipendi in contanti per evitare le code ai bancomat. Ma i marittimi non li prendono da mesi – Alcuni gruppi, come la catena di supermercati Sklavenitis e il rivenditore di elettronica Kotsovolos, hanno iniziato a pagare gli stipendi in contanti per agevolare i dipendenti, che in questo modo non saranno costretti a stare per ore in fila ai bancomat per prelevare i 60 euro al giorno concessi dalle disposizioni del governo. Molto peggio sta andando ai dipendenti delle compagnie di navigazione, che non vengono pagati da mesi e a cui sono stati anche tagliati i contributi. Non per niente per il 30 giugno avevano proclamato uno sciopero dei traghetti, poi revocato per evitare di danneggiare ulteriormente il turismo. Altro settore, altro dramma: il presidente della Greek transport firms association, Petros Skoulikidis, ha denunciato in tv che molti autisti di autocarri e Tir sono rimasti bloccati all’estero perché non hanno il contante per pagare il carburante e i costi del viaggio.

L’appello: “Non rendere vani i sacrifici dei greci” – In questo panorama, mercoledì la Confederazione che rappresenta decine di migliaia di piccole e medie aziende del settore industriale, del turismo, del commercio e dei servizi ha preso carta e penna per fare appello a tutti i leader Ue perché scongiurino l’uscita del Paese dall’area euro. “Le aziende stanno già soffocando a causa dei controlli sui capitali”, si legge nella lettera, e “se la liquidità non viene ripristinata urgentemente l’esplosione della disoccupazione sarà drammatica e i sacrifici che il popolo greco ha fatto negli ultimi sei anni non saranno serviti a nulla. Ogni giorno che passa, il conto che la famiglia greca pagherà sale”. Si è accodata anche la Greek tourism confederation: secondo il presidente, Andreas Andreadis, c’è stato un calo del 30% delle prenotazioni last minute, che in genere sono un quinto del totale, ma “una rapida conclusione dei negoziati tra governo e creditori potrebbe lasciarci ancora abbastanza tempo per riprenderci dalla perdita”.