Una parte del tesoro di Matteo Messina Denaro era stata investita in due negozi di abbigliamento. A gestirli c’era Gaspare Como, cognato dell’ultimo super latitante di Cosa nostra, che stamattina è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di trasferimento fraudolento di beni. L’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip di Marsala Vito Saladino, è stata eseguita  dalla Dia di Trapani: a Como è stato applicato il braccialetto elettronico previsto per gli indagati agli arresti domiciliari.

Originario di Castelvetrano, la roccaforte della primula rossa di Cosa nostra, Como ha sposato Bice Maria Messina Denaro, sorella del boss latitante. Secondo la procura di Marsala aveva aperto e gestito occultamente due esercizi commerciali (a Castelvetrano e Marsala) per la vendita al dettaglio di articoli di abbigliamento. Il cognato di Messina Denaro era già sorvegliato speciale e nel 2012 si era visto sequestrare dalla Dia immobili e automobili lussuose con l’accusa di intestazione fittizia di beni.

Il commerciante aveva di recente acquistato un immobile nella zona di Triscina, località balneare nei pressi di Castelvetrano, intestandolo ad alcuni imprenditori (indagati a piede libero), per evitare il sequestro. All’arresto di Como la Dia è arrivata dopo mesi d’indagine, intercettando persino le utenze telefoniche di alcuni commercianti cinesi che operano a Palermo, dove il cognato di Messina Denaro si recava per rifornire le sue attività commerciali. Su indicazione della Dia il comune di Castelvetrano aveva revocato a Como la licenza per la vendita al dettaglio di abbigliamento: i due punti vendita sono finiti sotto sequestro e il loro valore totale è stimato in 200mila euro.