Per i corrotti ci vuole il “Daspo“, ripete da mesi il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Politici e impreditori condannati per tangenti vanno tenuti lontani dalla “cosa pubblica”, proprio come i tifosi violenti vanno tenuti lontani dagli stadi di calcio. Oggi però un emendamento dell’M5S che traduceva il proposito in una norma penale nel ddl anticorruzione in in discussione in Commissione giustizia al Senato è stato bocciato dalla maggioranza renziana compatta. E quando il suo presentatore, il senatore Enrico Cappelletti, ha ricordato gli annunci di Renzi, al cospetto del viceministro della Giustizia Enrico Costa, “tutti si sono messi a ridere e nessuno ha risposto”, racconta Cappelletti a ilfattoquotidiano.it.

“Noi siamo per la presunzione di innocenza, ma un condannato per corruzione dovrebbe essere escluso dal giro per sempre”, diceva Renzi il 20 maggio dell’anno scorso, dopo che vecchi protagonisti di Tangentopoli erano riemersi nelle indagini su Expo. “Non è possibile che chi viene condannato per corruzione dopo 20 anni possa tornare a occuparsi della cosa pubblica”, ribadiva il 5 maggio a Bruxelles, questa volta riferendosi all’inchiesta Mose. “E’ per questo che io ho proposto il Daspo per i politici”. E ancora, due giorni dopo: “L’importante è che passi un meccanismo per il quale l’Italia non solo i corrotti li va a scovare, ma quando li scova li processa in tempi certi e quando si scopre che sono colpevoli mi fai la cortesia tu che hai corrotto o concusso qualcuno negli appalti pubblici non ci metti più piede. L’idea del Daspo è questa”.

L’emendamento presentato dal senatore Cappelletti prevedeva l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione a tutti i condannati definitivi per corruzione, peculato, concussione. “Una misura severa”, ammette il senatore 5 Stelle, ma che andava esattamente nella direzione indicata dal premier. “Ma il Pd e la maggioranza hanno votato contro questo ‘daspo'”. Così il senatore si è alzato, ha preso la parola e ha chiesto se per caso avesse capito male le tante dichiarazioni di Renzi, o se fosse il Pd ad aver fatto retromarcia rispetto al segretario-premier. Suscitando soltanto l’ilare reazione.