Battibecco a distanza tra il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis e l’omologo italiano Pier Carlo Padoan. Varoufakis, reduce da un fallimentare tour nelle capitali europee che non ha portato a nulla sul fronte delle trattative per la rinegoziazione del debito di Atene, in un’intervista a Presadiretta che andrà in onda domenica sera riferisce che “funzionari italiani, non vi dico di quale grande istituzione”, lo hanno avvicinato per “dargli solidarietà” ma gli hanno detto “che non possono dire la verità” perché “anche l’Italia è a rischio bancarotta, ha un debito insostenibile, e teme ritorsioni da parte della Germania. Una nuvola di paura negli ultimi anni ha avvolto tutta l’Europa. Insomma, stiamo diventando peggio dell’ex Unione Sovietica”. E sarebbe per questo che Matteo Renzi, dopo un incontro apparentemente amichevole con il neo premier greco Alexis Tsipras, ha dovuto “scaricare” il collega definendo “legittima e opportuna” la decisione della Bce di non accettare i più i titoli di Stato delle banche elleniche come garanzie per operazioni di rifinanziamento.

Immediata la reazione, via Twitter, del titolare del Tesoro: “Debito italiano solido e sostenibile. Dichiarazioni di Yanis Varoufakis fuori luogo”. E dire che il messaggio precedente, che rilanciava un’intervista a Avvenire, recitava: “Soluzioni devono essere europee ma aiutiamo il popolo greco a risollevarsi“.

Nessuna solidarietà, insomma. Linea dura, soprattutto ora che Roma attende il verdetto finale della Commissione Ue sulla legge di Stabilità e rischia l’apertura di una procedura per “squilibrio macroeconomico eccessivo” proprio a causa dell’eccesso di debito pubblico. Varoufakis però è convinto che la situazione dei due Paesi non sia poi così agli antipodi: “A chi toccherà dopo di noi? Che succederà quando l’Italia scoprirà che è impossibile restare all’interno dell’austerity?”, si chiede infatti nel corso dell’intervista.

Quanto al programma di aiuti per la Grecia messo in campo dagli altri Paesi dell’Eurozona, dalla Bce e dal Fondo monetario, “il problema non è che l’Europa non ci abbia dato denaro a sufficienza” ma piuttosto, accusa il ministro, “è che ce ne ha dato troppo e che meno del 9% di tutti questi soldi è andato alla Grecia. Tutto il resto è andato ad alimentare la finzione che stessimo ripagando il debito che non eravamo in grado di ripagare. Pertanto, ciò che noi oggi vogliamo spiegare ai nostri partner europei è che questa irrazionalità deve essere affrontata, una volta per tutte”. In ogni caso, “l’uscita della Grecia dall’euro non è una prospettiva che rientra nei nostri piani, semplicemente perché riteniamo che l’euro sia fragile. È come quando si costruisce un castello di carte. Se togli la carta greca cascano anche le altre”.