Atene risponde a Francoforte. Colpo su colpo. Per prima cosa il governo Tsipras ha chiarito che “la Grecia non fa ricatti e non li accetta”. Ma poco dopo il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha risposto alla mossa di mercoledì della Banca centrale europea, che ha deciso di non accettare più i titoli di Stato ellenici detenuti dalle banche del Paese in cambio di liquidità, con una provocazione durissima all’indirizzo di Berlino: “La Germania sa bene che cosa può succedere quando si scoraggia troppo a lungo una nazione orgogliosa e la si espone a trattative e preoccupazioni di una crisi del debito deflattiva, senza luce alla fine del tunnel: questa nazione prima o poi fermenta”. Un riferimento per nulla velato agli anni drammatici della nascita del nazionalsocialismo. “Siamo il primo tassello del domino che cade – ha rincarato poi Varoufakis, famoso per aver definito “tortura” il memorandum imposto dalla troika ai Paesi in crisi – ma non siamo responsabili dell’effetto domino“. Parole come pietre, soprattutto perché il ministro le ha pronunciate parlando alla tv tedesca Ard. E nello stesso giorno in cui a Berlino ha incontrato l’omologo tedesco Wolfgang Schaeuble.

La conferenza stampa dopo il vertice è stata solo apparentemente distesa. E’ chiaro che le parti restano sulle posizioni di partenza: Schaeuble ha affermato che si è parlato “a lungo e in modo intenso e siamo d’accordo sul nostro disaccordo” e ha ribadito che “alcune misure proposte dalla Grecia non vanno nella direzione che noi approviamo”. Varoufakis dal canto suo ha ribadito che alla Ue serve un nuovo corso: occorre “voltare pagina” anche traendo vantaggio dall’esito elettorale greco, “anche se non vi è piaciuto perché noi siamo di sinistra”. Rimangiandosi quello che aveva detto ieri, cioè che il Paese in default ci è già, ininterrottamente, dal 2010, il ministro ha poi sostenuto di voler evitare a tutti i costi che l’esito sia “la parola che inizia con la d”. Insomma, la sostanza è immutata: i tedeschi chiedono alla Grecia di tornare sulla retta via, cioè quella dell’austerità, rinunciando a promesse elettorali ritenute insostenibili. E ora quella richiesta suona come un’imposizione secca a un Paese senza vie d’uscita. E gli auspici di mercoledì – un “piano Merkel” sull’esempio del piano Marshall – sembrano ormai niente più che ingenue speranze.

L’11 febbraio è convocato un vertice straordinario dei ministri delle Finanze dell’Eurozona. Varoufakis dovrà tornare sui suoi passi, pena il rischio concreto di uscita dall’euro

Infatti la mossa dell’Eurotower – una decisione “legittima e opportuna”, ha commentato Matteo Renzi scaricando Tsipras – non lascia di fatto alcuno spazio di manovra al governo greco. Tsipras ora è con le spalle al muro. L’11 febbraio, data in cui scatta lo stop di Francoforte all’accettazione di titoli ellenici come garanzia per le operazioni di rifinanziamento, è stato anche convocato un vertice straordinario dei ministri delle Finanze dell’Eurozona. E Varoufakis dovrà presentarsi a Bruxelles con un atteggiamento diverso rispetto a quello tenuto finora. Rinunciare alla proposta di convertire i crediti vantati dalla Bce e dagli altri Paesi europei rispettivamente in bond “perpetui” e obbligazioni con rendimenti collegati alla crescita. In caso contrario, non solo la proroga del piano di salvataggio greco, che scade il 28 febbraio, salterà come paventato dal consiglio dei banchieri centrali (in prima linea naturalmente il “falco” tedesco Jens Weidmann) ma il Paese sarà concretamente a rischio di uscita dall’euro.

Ora, infatti, gli istituti di credito ellenici possono ottenere liquidità solo rivolgendosi allo “sportello di ultima istanza” costituito dall’Emergency liquidity assistance (Ela), una misura che permette alle singole banche centrali nazionali di erogare denaro alle banche commerciali in momentanea difficoltà. Secondo Reuters, tre dei quattro maggiori istituti (Alpha bank, National bank of Greece, Piraeus Bank e Eurobank) hanno già iniziato a farvi ricorso. Ma anche quel rubinetto potrebbe essere chiuso. Già il 18 febbraio, quando è in programma il prossimo meeting del consiglio direttivo della Bce incaricato di decidere sull’argomento. Se la decisione sarà negativa (dovrebbero votare contro i due terzi dei membri del Consiglio) davanti alle banche greche si aprirà una voragine. Perché tra dicembre e gennaio hanno subito un’emorragia di depositi pari a oltre 15 miliardi di euro a causa della corsa agli sportelli dei cittadini terrorizzati dal rischio di un congelamento dei conti. E senza l’ossigeno che arriva da oltreconfine le più deboli non sono in grado di stare in piedi. L’esito, in questo momento, sembra quasi scontato. Weidmann non ha mancato di ricordare, in un’intervista a Boersen Zeitung, che “l’Ela deve essere assicurato solo nel breve termine e a banche solventi”. Il verdetto, dunque, è già pronunciato.

Fino al 18 le banche greche possono ottenere liquidità attraverso lo “sportello di ultima istanza” Emergency liquidity assistance . Poi, il baratro

La banca centrale greca cerca di minimizzare, sostenendo che “non ci sono problemi di rilievo con il settore bancario greco”. Mentre dal ministero delle Finanze è arrivata una rassicurazione rivolta ai cittadini greci e ai mercati: “In nessun caso la decisione della Bce di non accettare più i titoli di Stato ellenici avrà ripercussioni negative sul sistema finanziario del Paese. Il sistema bancario resta protetto tramite l’accesso alla liquidità per mezzo dell’Emergency Liquidity Assistance“, afferma una nota del dicastero guidato da Varoufakis. Decisamente poco credibile, alla luce dei fatti.

Secondo l’agenzia Bloomberg, in assenza di nuove linee di credito la Grecia a partire dal 25 marzo rischia di non poter far fronte ai suoi pagamenti. Ovvero di andare in default. Quel che è sicuro è che non è in grado di finanziarsi in modo autonomo, visto che i tassi di interesse sui bond a dieci anni sono vicini al 10% e quelli sui triennali sono risaliti giovedì oltre il 18%. Valori che di fatto tagliano fuori Atene dai mercati e segnalano come, per gli investitori, la Grecia sia già perduta. Nel frattempo anche il Fondo monetario internazionale resta sulle posizioni dei giorni scorsi: “C’è un programma concordato, degli impegni presi e non c’è ancora alcuna discussione su cambiamenti a questo quadro”, ha fatto sapere il portavoce Gerry Rice. “Il programma è fatto per aiutare il governo greco e il popolo greco. E allo stesso tempo per evitare ogni pericolo di contagio. Continuare su questa strada porterà benefici alla Grecia e al resto d’Europa”.