La decisione della Bce sulla Grecia? “E’ legittima e opportuna“. Matteo Renzi ha commentato così la mossa di mercoledì della Banca centrale europea, che ha deciso di non accettare più i titoli di Stato ellenici detenuti dalle banche del Paese in cambio di liquidità. Una decisione giusta, ha detto il presidente del Consiglio, “dal momento che mette tutti i soggetti in campo attorno ad un tavolo “. “In un confronto diretto e positivo – aggiunge il premier italiano – che, andando oltre una concezione burocratica tutta rivolta all’austerità, sia capace di rispettare e far rispettare gli impegni presi e di guardare con maggiore fiducia e determinazione ad un orizzonte europeo fatto di crescita e investimenti“. Una posizione identica aveva preso in mattinata la Francia: il presidente francese, François Hollande, in conferenza stampa a Parigi, che aveva definito “legittima” la mossa di Francoforte, che “induce greci ed europei a mettersi intorno a un tavolo”, mentre il ministro delle Finanze di Atene, Yanis Varoufakis, aveva lanciato una pesantissima provocazione verso Berlino: “La Germania sa bene che cosa può succedere quando si scoraggia troppo a lungo una nazione orgogliosa e la si espone a trattative e preoccupazioni di una crisi del debito deflattiva, senza luce alla fine del tunnel: questa nazione prima o poi fermenta. Un evidente riferimento alla nascita del Terzo Reich.

Dopo aver idealmente abbracciato Tsipras martedì 3 febbraio durante la sua visita a Roma e l’idea di cambiamento che il premier greco vuole introdurre in Europa, Renzi continua sulla propria strada, dunque. Quella che porta a Bruxelles. In questo momento il dialogo con l’Europa per il premier viene prima di tutto. Incassato il Quantitative Easing voluto dal presidente dell’Eurotower Mario Draghi, per Roma il prossimo appuntamento è con il parere che la Commissione Ue è chiamata a esprimere sulla legge di Stabilità messa a punto dall’Italia. E nella medesima situazione si trova anche Parigi: questa mattina il commissario agli affari economici Pierre Moscovici ha annunciato che l’esecutivo Ue  pubblicherà i risultati dell’esame sulla legge di stabilità di Italia, Francia e Belgio il 27 febbraio. Meglio allinearsi, quindi, anche se la legge di stabilità dovrebbe passare al vaglio senza intoppi, perché Roma ha ridotto il deficit come richiesto da Bruxelles.

Nel capitolo dedicato all’Italia delle previsioni economiche invernali, la Commissione indica che lo sforzo di Roma sul deficit strutturale sarà pari allo 0,25% del Pil nel 2015. “Il bilancio strutturale migliorerà di un quarto di punto percentuale del Prodotto interno lordo nel 2015″, spiegano fonti dell’esecutivo Ue. Dalla comunicazione, che chiarisce l’applicazione delle regole del Patto di Stabilità e Crescita, era emerso che quest’anno l’Italia dovrà correggere il disavanzo dello 0,25% e non dello 0,5%. Dato esplicitato anche nelle previsioni economiche della Commissione. Quest’anno il rapporto deficit/Pil dovrebbe scendere al 2,6% “grazie al calo delle spese per interessi” sul debito pubblico, si sottolinea dalla Commissione Ue.

Per l’Italia, tuttavia, all’orizzonte si profila un altro pericolo: la Commissione potrebbe avviare contro Roma una procedura per debito eccessivo in qualunque momento, visto che non rispetta la regola del debito. Ma la Commissione ha finora rassicurato l’Italia: il vento è cambiato a Bruxelles, non si vuole punire i Paesi ma aiutarli a trovare la loro via per coniugare finanze sostenibili e crescita. Per tenere elevata la pressione sull’Italia in vista di marzo resta il fatto che “tutte le opzioni sono sul tavolo”, compresa la procedura, spiegava il 27 febbraio il commissario europeo all’Euro, Valdis Dombrovskis, secondo il quale per l’Italia “la flessibilità si applica” ma “il margine di manovra è limitato perché il disavanzo è vicino al 3%”.