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Comunali, il centrodestra vince la sfida di Venezia e conquista Reggio Calabria. Meloni esulta: “Anche oggi rimandiamo il crollo a domani”

L'esito del voto alle Amministrative, in attesa dei ballottaggi. Taruffi (Pd): "Continuiamo a ritenere che la partita per le elezioni politiche del prossimo anno sia aperta"
Comunali, il centrodestra vince la sfida di Venezia e conquista Reggio Calabria. Meloni esulta: “Anche oggi rimandiamo il crollo a domani”
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Chi si aspettava una sorta di “effetto Referendum” sulle elezioni Amministrative è stato sconfessato dal risultato elettorale. Niente scossoni, niente ribaltoni eclatanti: il centrodestra tiene e anzi conquista anche un capoluogo di provincia, Reggio Calabria ma perde Pistoia. I riflettori erano tutti puntati su Venezia, unico capoluogo di Regione al voto e dove i sondaggi, alla vigilia, davano il centrodestra come possibile sconfitto. Alla fine, però, questo non accade. E ad esultare è proprio la presidente del Consiglio: “Anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani“, dichiara Giorgia Meloni.

Dopo il decennio targato Luigi Brugnaro, alla guida della Serenissima arriva l’assessore al Turismo uscente, Simone Venturini. La vittoria al primo turno arriva con una percentuale che si aggira intorno al 51%. Le polemiche e i pasticci che hanno investito la città della Laguna – dallo scontro nel governo sul caso Biennale all’affare Fenice con il licenziamento di Beatrice Venezi – non hanno scalfito la coalizione di governo. Secondo i primi dati, a spingere la vittoria di Venturini sarebbe stata la sua lista civica, sopra al 30% (con Fdi al 13% e Lega al 4,7%). Una replica di quanto accaduto alle scorse comunali con la lista di Brugnaro .

Il campo progressista unito non solo non conquista Venezia ma perde un capoluogo di provincia. Dopo 12 anni il comune di Reggio Calabria passa a destra con l’elezione di Francesco Cannizzaro al primo turno. Il deputato di Forza Italia – fedelissimo del governatore Roberto Occhiuto – conquista oltre il 68% delle preferenze e si prende la fascia tricolore.

Il centrosinistra si deve accontentare della riconquista di Pistoia. Giovanni Capecchi è il nuovo sindaco: ha battuto – senza necessità di arrivare al ballottaggio – Anna Maria Celesti, attuale sindaca facente funzioni dopo le dimissioni di Alessandro Tomasi che ha sfidato (senza successo) Eugenio Giani alle regionali e che ha lasciato la carica prima della scadenza naturale perché eletto in Consiglio regionale. Il campo progressista tiene Mantova (nuovo sindaco Andrea Murari) e Prato (Matteo Biffoni nuovo primo cittadino) nonostante l’eco delle inchieste che hanno coinvolto l’ex prima cittadina Pd, Ilaria Bugetti ma anche il partito di Giorgia Meloni, travolto dal dossieraggio a luci rosse.

Servirà il ballottaggio per conoscere il nuovo sindaco di Arezzo. Al momento è in vantaggio il candidato del centrodestra Marcello Comanducci con circa il 45%, mentre l’avversario del campo largo Vincenzo Ceccarelli è stimato al 33%. È invece in bilico il risultato di Agrigento, storica roccaforte del centrodestra: qui il candidato del campo progressista – l’ex deputato eletto con il M5s Michele Sodano – è in vantaggio intorno al 40%. Se dovesse superare anche di un solo voto questa percentuale verrebbe eletto al primo turno: per la legge elettorale della Sicilia (regione a statuto speciale), infatti, basta superare il 40% per ottenere l’elezione diretta. Bisognerà aspettare il completamento dello spoglio.

È stata anche la tornata elettorale della vittoria dei candidati del Pd senza simbolo. A partire dall’ex governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che stravince nella sua Salerno diventando sindaco per la quinta volta. Ma anche a Enna dove lo storico dirigente dem Vladimiro Crisafulli ottiene circa il 60% dei voti anche lui senza il simbolo del partito: “Il Pd ha fatto male? No, ha fatto bene, così abbiamo preso tutti questi voti. Perfetto, è andata benissimo”, ha commentato ironicamente durante i festeggiamenti. Dopo avere appreso che la segreteria nazionale del suo partito aveva deciso di non concedergli l’uso del simbolo alle comunali, Crisafulli aveva risposto perentorio: “A Enna il Pd sono io”. Fuori dagli schemi il risultato di Messina. Qui il candidato Sud chiama nord di Cateno de Luca, Federico Basile, dopo essersi dimesso viene rieletto con oltre il 55% dei voti, lasciando dietro i due candidati del centrodestra (Marcello Scurria al 28%) e del centrosinistra (Antonella Russo al 13,8%).

Oltre a Meloni, sono molti gli esponenti dei partiti di governo che esultano per questa tornata elettorale. “I sogni della sinistra s’infrangono con la realtà dei fatti”, commenta Giovanni Donzelli di Fdi e Matteo Salvini parla di un centrodestra che “avanza”. Dal Pd, che deve fare i conti con la doccia fredda di Venezia e Reggio Calabria, invece sono poche le dichiarazioni. Il primo a parlare è il responsabile Organizzazione Igor Taruffi: “Noi continuiamo a ritenere che la partita per le elezioni politiche del prossimo anno sia aperta, lo abbiamo detto dopo le regionali, lo abbiamo detto dopo il referendum, lo continuiamo a dire oggi. Da questo punto di vista non è cambiato nulla“, ha detto al Tg2: in questa tornata “ci sono diversi elementi positivi, poi certo ci sono anche alcuni risultati che non ci lasciano del tutto soddisfatti. Penso che ogni città ovviamente va presa come una storia a sé”, ha aggiunto. Dal M5s arriva il commento della vicepresidente Paola Taverna che parla di “risultati in chiaroscuro“: “Alcuni risultati ci rallegrano altri non ci soddisfano, in attesa degli esiti di tanti altri comuni che andranno al ballottaggio. Ma naturalmente rispettiamo il voto degli elettori sempre e comunque”, sottolinea. “Questo voto – aggiunge Taverna – essendo a carattere locale, va interpretato in base alle condizioni e ai risultati di ogni singola realtà comunale. È improprio ricavarne valutazioni di ordine generale, ancor più proiettate sul dibattito nazionale. Il M5s – conclude – continua a lavorare per allargare le maglie della partecipazione e definire i programmi in maniera da offrire quanto prima, a livello nazionale, un’alternativa a questo governo che affama gli italiani per investire esclusivamente in armi”.

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