Prima degli attentati alle chiese romane di San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano, prima della nota della Direzione investigativa antimafia e di quella dello Servizio centrale operativo della polizia, prima che il ministro della Giustizia Giovanni Conso lasciasse scadere oltre trecento provvedimenti di 41 bis, c’era chi aveva capito in diretta l’intenzione targata Cosa Nostra di portare lo Stato ad intavolare una trattativa. “I mafiosi ormai certi di dover trascorrere il resto della loro vita scontando durissime pene, avrebbero raggiunto la convinzione che solo dal caos istituzionale sia possibile ricavare nuove forme di trattativa mirante ad ottenere forti sconti di pena nell’ambito di una più vasta e generale pacificazione sociale”, scrive l’allora capo del Sisde Domenico Salazar il 20 luglio del 1993, tracciando di fatto per la prima volta in una nota ufficiale la parola Trattativa.

I mafiosi avrebbero raggiunto la convinzione che solo dal caos istituzionale sia possibile ricavare nuove forme di trattativa

Il documento è stato depositato agli atti dell’inchiesta della procura di Palermo e sarà un elemento importante dell’interrogatorio di Giorgio Napolitano. Il 28 ottobre il procuratore aggiunto Vittorio Teresi e il sostituto Nino Di Matteo (presenti, ma senza fare domande, anche i pm Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e il capo ad interim della procura Leonardo Agueci) interrogheranno il capo dello Stato in una sala del Quirinale, prendendo spunto dalla lettera inviata al Presidente da Loris D’Ambrosio il 18 giugno del 2012. In quella missiva l’ex consigliere giuridico del Colle confessava a Napolitano il timore per essere stato “utile scriba” di “indicibili accordi” nel periodo tra il 1989 e il 1993. Ed è proprio l’estate del 1993 il passaggio fondamentale di quella trattativa a colpi di stragi che porterà poi pezzi delle istituzioni a siglare un nuovo patto con Cosa Nostra. Una “generale pacificazione sociale”, la definisce Salazar, consapevole che al Sismi sono già arrivate notizie su possibili attentati contro Giorgio Napolitano e Giovanni Spadolini, allora presidenti della Camera e del Senato. Notizie che saranno contenute in due note dei servizi militari, redatte il 29 luglio e il 4 agosto, ma che già da qualche giorno erano conosciute in ambienti dei servizi visto che Salazar ne fa cenno in quel documento del 20 luglio. “In questo ambito potrebbe essere inquadrata la notizia fornita dal Sismi su possibili attentati agli onorevoli Spadolini e Napolitano” scrive il prefetto già nove giorni prima della nota riservata che alza il livello d’allarme per i presidenti di Montecitorio e Palazzo Madama, ma soprattutto con una settimana d’anticipo rispetto agli ordigni esplosi la notte del 28 luglio nelle chiese di San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano.

Quegli attentati alle chiese romane non fanno vittime, ma per gli 007 sono segnali diretti contro Napolitano e Spadolini, che portano gli stessi nomi di battesimo dei santi ai quali sono intitolate le basiliche. Proprio partendo da quell’allarme attentato lanciato contro l’incolumità dell’attuale capo dello Stato, il legale di Totò Riina potrà a sua volta interrogare Napolitano: l’avvocato Cianferoni ha infatti ricevuto il nulla osta dalla corte d’Assise presieduta da Alfredo Montalto per poter rivolgere domande al capo dello Stato. Era a conoscenza Napolitano del rischio attentato già ampiamente noto negli ambienti dei servizi, e collegato da Salazar a una possibile trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra?

Secondo quanto scrive il Corriere della Sera, il presidente della Repubblica risponderà a tutte le domande, senza sottrarsi nemmeno a quelle del legale di Totò Riina. Napolitano, ascoltato senza pubblico, senza giornalisti e alla sola presenza dei pm e degli avvocati delle parti, aveva già scritto alla corte dicendo di non avere “nulla di utile” da riferire in merito al capitolato di prova ammesso, e cioè la lettera di D’Ambrosio. L’oggetto della deposizione del Presidente, però, dopo il deposito delle note di Sismi e Sisde, si allarga notevolmente abbracciando tutti gli eventi che vanno in scena nel 1993.

L’oggetto della deposizione del Presidente si allarga a tutti gli eventi che vanno in scena nel 1993

Un’anno rovente quello successivo alle stragi di Capaci e Via d’Amelio, puntellato dalle bombe e segnato da un’attività d’intelligence che cerca di decriptare in diretta il senso di quell’attacco violento allo Stato, una linea della palma al tritolo che dalla Sicilia ha iniziato a colpire con precisione anche nel resto d’Italia. In primavera, infatti, Cosa Nostra colpisce per la prima volta lontano dall’isola dove ha la sua base, con le stragi di via Palestro, a Milano, e via dei Georgofili, a Firenze; poi prova ad assassinare il presentatore Maurizio Costanzo, quindi ai vertici del Dap avviene il passaggio di consegne tra Niccolò Amato e Adalberto Capriotti. Un momento fondamentale, nella ricostruzione della procura, che porta direttamente al mancato rinnovo di oltre trecento provvedimenti di 41 bis per detenuti mafiosi nel novembre del 1993.