Ho ammazzato 46 persone, tra cui Mario Tavoletta, Diana Antonio e un siciliano per il cui delitto sono stato anche assolto”. È la confessione senza alcun apparente pentimento del capo dell’ala stragista dei casalesi Giuseppe Setola durante l’udienza del processo in corso al tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) per l’omicidio dell’imprenditore Domenico NovielloIl pm di Napoli, Maurizio Giordano, ha chiesto la trasmissione del verbale d’udienza in Procura per valutare eventuali ulteriori responsabilità del killer. Per due dei tre delitti indicati da Setola durante il suo intervento in videoconferenza dal carcere di Milano Opera, dov’è detenuto in regime di carcere duro, Setola non sarebbe stato mai indagato. Nelle dichiarazioni spontanee il boss ha detto di essere stato sul punto di fare la scelta di collaborare con la giustizia, ma di essersi tirato indietro “altrimenti dovrei accusare tutta Casal di Principe“. Riguardo l’omicidio di Domenico Noviello, Setola ha ammesso di essere stato il mandante e di aver incaricato Massimo Alfiero di ucciderlo. “Era una brava persona, non meritava di morire”, ha detto chiedendo scusa alla famiglia. Setola ha inoltre nominato un nuovo legale, l’avvocato Paolo di Furia. 

“Quando avevo intenzione di collaborare – ha detto ancora Giuseppe Setola – venne da me in carcere il dottor Conzo che però mi disse che ero pazzo”. In una lettera inviata alla Corte d’Assise (presidente Maria Alaia) nel luglio scorso, e acquisita oggi agli atti, il killer aveva già preannunciato la svolta della sua strategia difensiva. Oggi, per la prima volta in aula, ha ammesso le sue responsabilità per le decine di omicidi commessi. Setola ha anche indicato come suo avvocato Paolo Di Furia, dopo che nelle ultime settimane ne aveva nominati altri cinque, tra cui Lucia Annibali (l’avvocato sfregiata in volto dall’ex fidanzato, ndr), però hanno tutti rinunciato.

Nell’udienza sono andate in scena le arringhe dei difensori di parte civile. Per l’avvocato Giovanni Zara, legale di Massimiliano Noviello, figlio dell’imprenditore ammazzato perché aveva denunciato il pizzo, “l’omicidio Noviello è stato un delitto di natura terroristica; nel 2008 l’obiettivo dei Casalesi era punire i pentiti e gli imprenditori coraggiosi per impedirne ulteriori collaborazioni ma non hanno ottenuto questo obiettivo: dopo il 16 maggio 2008, giorno in cui Noviello fu ammazzato, in molti hanno smesso di aver paura reagendo alla camorra”. Si torna in aula giovedì mattina per le arringhe degli difensori degli imputati.