Nel futuro dell’Italia i rifiuti viaggeranno da nord a sud e saranno smaltiti non solo negli inceneritori già attivi, ma anche in impianti nuovi che saranno realizzati nei prossimi anni. C’è l’impegno per la raccolta differenziata, ma sarà meno conveniente a livello economico dopo l’investimento su altri forni: gestiti da società partecipate con l’aiuto dello Stato, per far funzionare i conti dovranno continuare a bruciare immondizia. È quanto potrebbe accadere secondo il decreto Sblocca Italia, che alla voce “ambiente” porta avanti, in merito alla politica di gestione rifiuti, tutte le strategie già messe in piedi dal governo di Enrico Letta. E non solo. Secondo le prime bozze del provvedimento, e che ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere, la linea di Matteo Renzi supera addirittura la strada già tracciata dall’allora ministro all’Ambiente Andrea Orlando. 

Nel collegato alla legge di stabilità, in definizione in questi giorni, era proposta l’individuazione di una “rete nazionale integrata e adeguata di impianti di incenerimento e coincenerimento di rifiuti”. Un provvedimento che dava via libera di fatto alla circolazione dell’immondizia da una regione all’altra, sfruttando gli inceneritori esistenti a livello nazionale in modo che le regioni con più impianti, come quelle del nord Italia, sopperissero alle mancanze di quelle del sud, bruciando i rifiuti provenienti oltre i confini dei bacini di riferimento locale. Nel decreto Sblocca Italia messo a punto dal nuovo ministro Gian Luca Galletti la musica non cambia, e si prevede persino la costruzione di nuovi impianti “di termotrattamento”, che nel documento vengono definiti “infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale”. Il testo è in fase di lavorazione e il punto in questione, come risulta dalla bozza, è ancora da valutare, ma le intenzioni sembrano essere quelle di ampliare la rete esistente di inceneritori. Compito del governo sarà quello di individuare tutti gli impianti (sia quelli esistenti che da realizzare) per creare un sistema integrato di gestione rifiuti per portare l’Italia all’autosufficienza nel settore, favorendo al contempo la raccolta differenziata e dismettendo progressivamente le discariche. Il ministro Galletti, interpellato dal fattoquotidiano.it, ha fatto sapere tramite il suo portavoce di essere impegnato in una riunione della commissione Ambiente e non ha voluto dare ulteriori chiarimenti in merito alla posizione del governo sugli inceneritori e le politiche di gestione dei rifiuti.

Oltre il dibattito politico, il problema resta economico. Ad esempio l’inceneritore che più ha fatto parlare di sé nell’ultimo periodo è quello di Parma. Il forno di Ugozzolo è costato 190 milioni di euro (che secondo la Commissione Ue sono diventati 315 milioni). Approvato dall’ex amministrazione di centrodestra e dal Pd, l’impianto di Parma è acceso da agosto 2013. Il via libera definitivo è arrivato dal Tar nel gennaio 2014. L’amministrazione del sindaco 5 Stelle Federico Pizzarotti nulla ha potuto per fermare l’accensione dell’impianto e per questo ha cercato di “affamarlo” sviluppando al massimo la raccolta differenziata.  Questa con il porta a porta è arrivata al 70 per cento (con un costo di 154 euro a tonnellata) e l’obiettivo del Comune è quello di arrivare all’80 per cento in tempi brevi. Ma il problema dell’inceneritore è che più brucia più guadagna: ad esempio, secondo le tariffe pubblicate due anni fa da Iren, per il periodo che va dal 2013 al 2032 ogni tonnellata di rifiuti costa ai cittadini di Parma 168 euro per una base annua che a pieno regime dovrebbe aggirarsi intorno alle 130mila tonnellate annue. La città di Pizzarotti ha ridotto in 18 mesi i rifiuti di 15mila tonnellate rispetto all’anno precedente e a maggio ha celebrato simbolicamente “il funerale del cassonetto”, chiudendo nel centro storico anche l’ultimo punto di raccolta dell’immondizia. Sforzi che restano inutili, e poco convenienti, se gli inceneritori potranno bruciare anche rifiuti che vengono da fuori area e con maggiori incentivi.

Per questo la proposta di una rete nazionale integrata degli inceneritori aveva già creato malumori in regioni come l’Emilia Romagna e la Lombardia, dove, insieme alla Toscana, si concentra il maggior numero degli impianti presenti in Italia. Spalancare le porte dei forni ai rifiuti oltre le regioni danneggerebbe infatti le realtà che da anni hanno avviato una politica di smaltimento rifiuti e di raccolta differenziata nell’ottica di spegnere o ridurre il funzionamento degli impianti, che invece, con l’arrivo di spazzatura da tutta Italia, continuerebbero a bruciare a pieno regime. La costruzione di nuovi inceneritori però apre nuovi scenari, perché in questo caso sarà il governo centrale a imporre gli impianti, che come si legge dalla bozza dello Sblocca Italia, saranno “individuati con finalità di progressivo riequilibrio socio economico tra le aree del territorio nazionale” e considerati di importanza strategica a livello nazionale per la tutela della salute e dell’ambiente. 

L’allarme è stato lanciato dai portavoce del M5S Lombardia sul blog di Beppe Grillo, che hanno puntato il dito contro la “realizzazione manu militari degli inceneritori”, parlando di “svolta autoritaria del governo”. Secondo il Movimento, le prime avvisaglie delle nuove intenzioni del Governo in tema rifiuti si erano manifestate a inizio agosto con l’approvazione del decreto legge 91 che dà il via libera alla gestione commissariale per la realizzazione di un impianto di incenerimento a Salerno, che dovrebbe risolvere il problema spazzatura in Campania. “Costruire l’inceneritore a Salerno è un modo per chiudere un ciclo di illeciti senza pensare alle conseguenze sull’ambiente, per risolvere il problema delle ecoballe e della terra dei fuochi” spiega Alberto Zolezzi, deputato M5S. La svolta sugli inceneritori prosegue nella bozza dello Sblocca Italia, in cui si parla genericamente di “misure urgenti per l’individuazione e la realizzazione di impianti per il recupero di energia dai rifiuti urbani e speciali”, dando mandato al Governo di procedere verso la creazione di una rete integrata che aprirà le porte degli impianti a tutte le regioni, realizzandone di nuovi, dove necessario.

Per il Movimento 5 stelle i tre provvedimenti – dl 91, collegato ambientale e Sblocca Italia sono tre fronti diversi, anche se collegati, che costituiscono “un vero e proprio attacco all’ambiente da parte del Governo”, che andrebbe invece a favorire le società che gestiscono e realizzano gli impianti, danneggiando la salute dei cittadini. “Con la scusa di semplificare – aggiunge Zolezzi – si preferisce seguire la logica delle speculazioni per accontentare le lobby, invece di investire nelle bonifiche e nei progetti di riciclo e recupero”.