Nel distretto della food valley che ruota intorno a Parma, si infiamma di nuovo il dibattito sull’inceneritore di Ugozzolo. Da un lato c’è Andrea Viero, direttore generale della multiutility Iren, che assicura l’accessione del forno entro la fine dell’anno. Dall’altro l’assessore all’ambiente Gabriele Folli chiede le dimissioni del vicepresidente Luigi Giuseppe Villani, eletto nel 2010 su nomina fiduciaria della precedente amministrazione di centrodestra, e accusa l’azienda di scarsa trasparenza. Ma sopra le altre questioni ci sono le tariffe che i cittadini pagheranno per lo smaltimento dei rifiuti, 168 euro a tonnellata, salvo aggiustamenti dovuti in parte al caro vita.

Il post ferragosto ha riportato dunque nel vivo la querelle che contrappone la partecipata pubblica, i comitati dei cittadini, i partiti – schierati su fronti diversi – e la giunta del neosindaco Federico Pizzarotti, che proprio sul no all’inceneritore in provincia di Parma aveva impostato un pezzo consistente della sua campagna elettorale. Il via l’ha ridato ParmaDaily.it che nei giorni scorsi ha pubblicato il piano economico e finanziario dell’opera di Iren. Un piano che contiene una serie di elementi che stanno preoccupando ambientalisti e cittadini contrari all’opera.

Il livello delle tariffe: “Il più alto d’Italia”. Innanzitutto a scaldare i toni ci sono le tariffe per il periodo che va dal 2013 al 2032, i vent’anni previsti per il funzionamento della struttura. Sono appunto i 168 euro a tonnellata di cui sopra, un importo che si posiziona sopra a quello di molte altre città. A Piacenza, infatti, per servizi della stessa tipologia il dovuto è di 117 euro, 105 a Reggio Emilia, 97 a Torino e 109 a Napoli, centro in perenne sofferenza di tema di rifiuti e che deve portare le sue scorie in Olanda per smaltirle.

“Qualche mese fa”, scrive ParmaDaily.it, “60 comuni di Bergamo hanno abbandonato la multiutility Rea di Dalmine che applicava una tariffa di 113 euro a tonnellata per risparmiare conferendoli all’inceneritore di Brescia a 92 euro”. Invece nulla di strano dal punto di vista dell’azienda, nata dalla fusione tra l’emiliana Enia e dalla ligure-piemontese Iride. Secondo la società per azioni, le voci di costo che vanno a comporre la cifra comprendono, oltre all’inflazione, anche i cosiddetti “costi di ristoro ambientale”. In altre parole si tratta interventi come piste ciclabili e aree verdi che, dalla prospettiva di Iren, sono “prassi consolidata” nella costruzione della tariffa che verrà poi applicata ai cittadini.

Non sono d’accordo gli amministratori della città ducale. Nella conferenza stampa che ogni venerdì tiene la giunta di Parma, l’assessore Folli ha commentato che “non ho trovato a oggi un costo di smaltimento per tonnellata più alto di quello che si pagherà a Parma. È sempre stato dichiarato che l’impianto avrebbe fatto scendere le tariffe e questo non è assolutamente vero. E ricordiamoci che non è solo il Comune di Parma che paga questa tariffa, ma tutti i Comuni della provincia. Sarebbe interessante avere anche il loro parere”.

La giunta: “Nel cda di Iren un nostro esponente di fiducia”. Nella stessa occasione l’esponente della giunta Pizzarotti è tornato sulla questione della rimessa del mandato di Villani, in carica dal 2010. “Abbiamo già invitato il vicepresidente alle dimissioni”, ha detto Folli. “Cambiando l’amministrazione, verrebbe meno il rapporto fiduciario indipendentemente dalla persona. La fiducia che è della precedente amministrazione, non è della nostra”. Scopo dell’avvicendamento all’interno del consiglio d’amministrazione di Iren, partecipata dal Comune di Parma per il 6,6%, ha anche l’obiettivo di “avere informazioni in maniera più rapida”. Inoltre la giunta emiliana vuole “aprire di più la società in tema di trasparenza e di maggior attenzione alle esigenze del territorio”.

Nel frattempo, però, sta andando avanti il progetto di Uguzzolo, completo ormai al 75% in forza del 200 operai che lavorano nel cantiere, e il direttore generale Viero aveva dichiarato alla Gazzetta di Parma: “Nei prossimi giorni ripartirà il cantiere dopo la breve pausa ferragostana. Stiamo rispettando i tempi previsti dopo la sospensione dei lavori dello scorso anno e contiamo quindi di mettere in funzione l’impianto entro la fine del 2012”. Le previsioni del manager si pongono dunque in linea con quanto anticipato a inizio agosto, quando si è diffusa la notizia dell’ingegnere ingaggiato dal Movimento 5 Stelle, Paolo Rabitti.

Suo compito sarà studiare la documentazione sull’opera ed entro dicembre presentare una relazione. Una dead line che tuttavia sembra più prossima al punto di non ritorno per il forno, che a quel punto potrebbe essere alle soglie dell’accensione arrivando a trattare, su base annua, 130 mila tonnellate di rifiuti urbani e speciali dopo un investimento di 192,7 milioni di euro che, strada facendo, ha subito un incremento del 42,7% (nel 2008 si prevedeva infatti di spendere 134,7 milioni). Dai dati economico-finanziari, l’utile netto per Iren si aggira intorno ai 30 euro a tonnellata, e a questo il M5S ha scritto: “Auspichiamo con forza l’intervento della magistratura affinché possa chiarire una volta per tutte se un simile ritorno economico, a totale discapito dei cittadini di Parma, sia legale o meno”.