“Se il 27 maggio i soldi non arrivano in busta paga vuol dire che Matteo Renzi è un buffone“. A dirlo è lo stesso presidente del Consiglio, parlando a Porta a Porta dell’impegno a dare mille euro in più a 10 milioni di persone. “Oggi abbiamo una situazione di tristezza e desolazione nel ceto medio, al quale se dai quel piccolo margine, 80 euro in più, ogni tanto respira”, ha spiegato. “Mi diranno: è marketing? Sì, è anche questo”.

Quanto alla spending review, Renzi ha annunciato che non sarà affidata al ministero dell’Economia, ma a Palazzo Chigi: per questo motivo “il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, non deve essere visto come la strega cattiva dai colleghi, la colpa se la deve prendere il presidente del Consiglio”. Il premier ha poi smentito l’ipotesi di un prelievo sulle pensioni, ipotizzata nei giorni scorsi dal commissario alla spending review Carlo Cottarelli. Dopo le critiche dei sindacati, il segretario del Pd ha infatti assicurato che “l’idea che chi guadagna 2900-3mila euro di pensione sia chiamato a un contributo va esclusa”.

Mentre dagli stipendi dei manager pubblici, un altro punto della spending review citato da Cottarelli, “prenderemo 500 milioni di euro”, perché “se sei un dirigente della pubblica amministrazione non è giusto che guadagni più del presidente della Repubblica e la media tra dirigenti italiani e quelli inglesi e tedeschi è sproporzionata”. Non solo. L’ex rottamatore propone che i contratti dei manager pubblici siano a tempo determinato: “Per il futuro sarebbe bene che il dipendente pubblico rimanesse a tempo indeterminato e facesse il dirigente a tempo determinato”.

Tornando sul fronte fiscale, Renzi ha “escluso” di adottare una patrimoniale sui risparmi degli italiani e ha ricordato che il governo interverrà anche sull’Irap, ma “all’azienda non risolvi il problema solo con il carico fiscale, perché è talmente alto che servirebbe dimezzarlo”. Tuttavia, ha riconosciuto, “non ce la facciamo a produrre uno choc del genere”.

Il premier ha affrontato anche il tema della legge elettorale: “Se riusciamo entro il 25 maggio, come vogliamo, a fare la prima lettura della riforma del Senato e chiuderla, dimostriamo che riusciamo a cambiare la politica”. E si è rivolto a Beppe Grillo, che “ha dimostrato ancora più ai suoi parlamentari, che non a caso si stanno sgretolando sempre più, di aver tradito la speranza di tanti elettori”.

Renzi ha infine risposto alla Banca centrale europea, che ha ammonito l’Italia segnalando l’assenza di progressi per fare scendere il deficit. “Senza voler fare polemiche, lo statement della Bce sull’Italia è del due marzo, questo vuol dire che stiamo parlando di un documento scritto dieci giorni fa”, ha detto, ribadendo la sua visione dell’Europa, che deve essere “dei cittadini, dei popoli e delle speranze, non solo dei vincoli”. Ma non è solo per Bruxelles che l’Italia vuole tenere fede alle promesse. L’impegno di mantenere i conti in ordine l’Italia lo vuole rispettare “perché ce lo chiedono i nostri figli”.