Alle porte dell’Europa la Russia va alla guerra e senza sparare un colpo pare prendersi la Crimea, Repubblica autonoma con una maggioranza di popolazione russa ma che fa parte dello Stato ucraino. A Sebastopoli e Sinferopoli continuano ad arrivare soldati, mezzi di terra e velivoli, alcune caserme della Marina ucraina e il quartier generale regionale della Guardia di frontiera sono sotto assedio, diverse fonti parlano di diserzioni e dimissioni di massa dall’esercito che però nel frattempo chiama i riservisti. Il comandante in capo della Marina ucraina Denis Berezovskiy ha addirittura giurato fedeltà alle autorità filorusse della Crimea. La popolazione non si oppone (anzi), manifestazioni sono piuttosto organizzate con migliaia di persone in altre città dell’Ucraina e soprattutto si moltiplicano gli appelli dei vertici dello Stato: “La Russia ci ha dichiarato guerra, siamo sull’orlo del disastro”. “Questo è un allarme rosso. Questa non è una minaccia, questa è di fatto una dichiarazione di guerra contro il mio Paese”, ha detto Arseni Iatseniuk. “Noi esortiamo il presidente Putin a ritirare le sue forze armate dall’Ucraina”. Il premier ucraino d’altra parte sottolinea un aspetto: la Russia “non aveva, non ha e non avrà giustificazioni per l’aggressione armata nel territorio ucraino o nel territorio della Repubblica autonoma di Crimea, che fa e farà parte del Paese”. Stesso concetto espresso già ieri dalla Casa Bianca: “Mosca non ha basi giuridiche” aveva detto l’ambasciatore Usa presso le Nazioni Unite, Samantha Power. Putin ovviamente non la pensa così e in una telefonata serale con Angela Merkel ha difeso la sua scelta: per lo ‘zar’ le azioni russe sono state “adeguate a una situazione straordinaria“. Putin ha sostenuto anche che “le forze ultranazionaliste” salite al potere a Kiev minacciano “la vita e gli interessi dei cittadini russi”. La Cancelliera, al termine del colloquio, ha fatto sapere che Putin ha accettato l’apertura di un “gruppo di contatto” per l’apertura di un canale sulla crisi ucraina.

Guerra fredda Obama-Putin. Kerry: “Pronti a escludere Russia dal G8”
La comunità internazionale cerca – a fatica – di evitare l’escalation, ma la sensazione è che mentre si gioca la battaglia diplomatica la Russia si è praticamente già presa la Crimea, un pezzo del territorio dell’Ucraina. Non è servita una telefonata fiume di 90 minuti – avvenuta nella notte – tra il capo del Cremlino Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. La Casa Bianca ha chiesto il ritiro delle truppe già dispiegate da Mosca in Crimea (secondo il ministro degli Esteri ucraino ci sono già 15mila soldati) e si è dichiarata pronta ad aiutare il governo di Kiev. Ma Putin non ha sentito ragioni, ribadendo la necessità “di tutelare i propri interessi” e “la popolazione russa” che vive nella zona. La verità è che Obama ha le mani legate. E esiste la ”concreta possibilità” che il prossimo vertice di Sochi venga boicottato anche dagli Stati Uniti con il segretario di Stato John Kerry che ha incoraggiato gli altri paesi membri del gruppo degli 8. Dopo che Obama in queste ore è stato accusato di essere stato troppo morbido con Putin, aggiustano il tiro. Kerry evoca scenari che sembrano d’altri tempi: “La Russia rischia il suo posto all’interno del G8 – dice – Ogni singolo alleato degli Stati Uniti è pronto ad andare fino in fondo, allo scopo di isolare la Russia in seguito a questa invasione”. Ma isolare come? Kerry ipotizza “gravissime conseguenze come la messa al bando ai visti, il congelamento dei beni e isolamento commerciale“. Pur ricordando che la Nato è “profondamente preoccupata dalla situazione”, Kerry sottolinea che “l’ultima cosa che gli Usa vogliono è un’azione militare”. “Tra tutti i ministri degli Esteri con cui ho parlato ieri – ha aggiunto Kerry – c’è una visione unitaria. Parlo di tutti i Paesi del G8 e anche oltre, che semplicemente sono pronti a isolare la Russia, che non pensano di trattare la Russia come se nulla fosse accaduto. La Russia si sta comportando come se fossimo nell’800, invadendo un altro Paese sulla base di pretesti completamente inventati”. 

Governo italiano: “Violazione inaccettabile”
Anche il governo italiano non è rimasto in silenzio di fronte all’azione russa in Crimea. Il premier Matteo Renzi ha convocato un vertice a Palazzo Chigi con il ministro della Difesa Pinotti e quello degli Esteri Mogherini, al termine del quale è stata diramata una nota con cui “il governo italiano si associa alle pressanti richieste della comunità internazionale affinché sia rispettata la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina. Violazioni di tali principi sarebbero per l’Italia del tutto inaccettabili“. Non solo. Nel prosieguo della nota, l’esecutivo ha chiesto che si eviti a tutti i costi la violenza: “L’Italia rivolge alla Russia un forte appello a evitare azioni che comportino un ulteriore aggravamento della crisi e a perseguire con ogni mezzo la via del dialogo. Al tempo stesso – prosegue la nota – il governo italiano esorta le autorità di Kiev a promuovere ogni sforzo volto alla stabilità e alla pacificazione del Paese nel rispetto della legalità e della tutela delle minoranze”. “Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha parlato nel pomeriggio con la cancelliera tedesca Merkel e il presidente francese Hollande – si legge ancora – segue con costante attenzione e con estrema preoccupazione gli sviluppi della situazione in Crimea in stretto contato con partner europei e internazionali”. 
Al termine del vertice, poi, Renzi ha avuto un colloquio telefonico con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per discutere della crisi ucraina e informarlo degli esiti dell’incontro con i ministri.

Germania scettica su Russia fuori da G8. Parigi e Londra: “Non andiamo a Sochi”
Il ministro degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier, tuttavia si é dichiarato scettico sull’eventuale esclusione della Russia dal G8, ventilata dagli Usa, dicendosi invece a favore di una distensione della situazione in Ucraina. Lo riferisce la tv tedesca. “Il format del G8 é il solo dove noi occidentali parliamo direttamente con la Russia. Dovremmo davvero sacrificare quel format?” ha detto Steinmeier, durante un’intervista alla tv pubblica tedesca ARD. “I capi di governo discuteranno tra loro questa settimana. C’è una discussione a proposito di questa questione – ha proseguito – credo che dovremmo vedere come contribuire a una distensione della situazione in Ucraina” ha poi concluso, sostenendo che non bisogna aggravare la situazione. A reagire in modo duro all’occupazione della Crimea sono la Francia e la Gran Bretagna che hanno già annunciato che non parteciperanno alle riunioni preparatorie al G8 di Sochi. Il ministro degli Esteri inglese William Hague sta per partire per Kiev. Hague ha precisato alla Bbc che lasua visita a Kiev è del tutto pacifica e devono essere le diplomazie a risolvere la crisi. “Dobbiamo ammettere che la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina sono state violate – ha aggiunto il capo del Foreign Office – e questo non può essere il modo di gestire gli affari internazionali”. Hague ha detto anche che chiederà al governo ucraino di non rispondere alle provocazioni di Mosca. Intanto, riferisce la Bbc, l’Osce ha fissato un incontro di emergenza a Vienna per discutere della situazione. 

Ban Ki-moon: “Rispettare l’indipendenza”. Papa Francesco: “Superare le incomprensioni”
A poco era servita ieri (primo marzo) anche la telefonata tra i ministri della Difesa statunitense e russo. E poco significato (per l’ennesima volta, si potrebbe dire) ha avuto il Consiglio di sicurezza dell’Onu convocato d’urgenza. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon si dice “gravemente preoccupato per la situazione e continua a monitorare gli eventi”, chiedendo “il pieno rispetto e la protezione dell’indipendenza, della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina”. Kiev già ieri aveva chiesto protezione alla comunità internazionale, Ue, Usa e Nato in testa. Papa Francesco nell’Angelus ha chiesto di pregare per l’Ucraina che “sta vivendo una situazione delicata. Mentre auspico che tutte le componenti del Paese si adoperino per superare incomprensioni e costruire insieme il futuro della Nazione, rivolgo alla comunità internazionale un accorato appello: sostenga ogni iniziativa per dialogo e concordia”. 

La Nato: “La Russia sta violando i principi dell’Onu”
La Nato esprime “pieno sostegno” a Kiev, guarda con “grande preoccupazione” alla decisione di autorizzare l’impiego delle forze armate russe in Ucraina e chiede alla Russia di “ritirare le sue forze” ed “evitare ogni interferenza”. Lo ha detto il segretario generale dell’Alleanza Anders Fogh Rasmussen. “Quanto sta facendo la Russia – aveva già detto Rasmussen nel pomeriggio – viola i principi della Carta Onu e costituisce una minaccia per la pace e la sicurezza in Europa”. 
Prima dell’inizio della riunione straordinaria del Consiglio Atlantico, Rasmussen ha sottolineato che l’incontro è stato convocato alla luce “delle minacce avanzate dal presidente Putin contro un Paese sovrano. La Russia deve fermare le sue attività militari. Enfatizziamo anche la necessità per l’Ucraina di difendere i diritti democratici di tutti e assicurare la protezione dei diritti delle minoranze. L’Ucraina – ha concluso – è un nostro vicino e un valido partner della Nato. Lanciamo un appello urgente a tutte le parti in causa per proseguire negli sforzi per risolvere questa pericolosa situazione, e in particolare alla Russia per allentare l’attuale tensione”.

Caserme assediate in Crimea
Ma le battaglie diplomatiche sembrano superate in queste ore dai fatti. Il primo è noto grazie al racconto di un deputato del partito liberale ucraino Udar, citato dall’agenzia Unian e dal quotidiano Ukrainskaia Pravda: l‘esercito russo ha iniziato l’assalto di un reparto della Marina militare ucraina a Sebastopoli. Secondo la ricostruzione del parlamentare un ufficiale ucraino inviato per trattare è stato fatto prigioniero. In un locale sarebbe scoppiato anche un incendio. I militari ucraini hanno bloccato un mezzo blindato russo e si preparano alla difesa, mentre lungo il perimetro della caserma sono disposti uomini armati di mitra. L’Ucraina non si fida di certo e quindi ha richiamato i riservisti“Il ministero della Difesa deverichiamare in tutta l’Ucraina tutti coloro di cui le sue Forze Armate hanno bisogno in questo momento”, ha detto il responsabile del Consiglio di Sicurezza Nazionale, Andrii ParoubiiQuesta misura permetterà, ha aggiunto, “di assicurare la sicurezza e l’integrità territoriale dell’Ucraina” dopo la “violazione da parte della Russia degli accordi bilaterali, in particolare riguardanti la flotta del Mar Nero”. Nel frattempo, il quartier generale regionale della Guardia di frontiera dell’Ucraina a Sinferopoli è stato attaccato e occupato da “uomini armati non identificati”, secondo quanto reso noto dall’ente. La notizia è stata riportata dalla Bbc, che ha citato l’agenzia Unian. A cominciare l’attacco, è stato un gruppo di uomini in borghese con giubbotti antiproiettili ed elmetti. Dopo si sono aggiunti membri dell’esercito russo.

Si estende l’attività militare russa in Crimea
Nel frattempo miliziani armati fino ai denti hanno impedito l’accesso a diversi giornalisti stranieri al check-point nei pressi di Armiank, nel nord della Crimea, come ha constatato direttamente l’inviato dell’Ansa. Tra le troupe respinte quelle di Bbc, della tv pubblica olandese Nos e di Mtv Finlandia. Ai reporter sono anche stati requisiti i giubbotti antiproiettile. Lungo la “linea di frontiera” i miliziani scavano buche per posizionare armamenti difensivi e cecchini. E l’arrivo di truppe e mezzi russi sembra non fermarsi, in Crimea: circa 12 mezzi militari russi, con a bordo soldati e mitragliatrici, si trovano sulla strada che da Sebastopoli porta a Sinferopoli, la capitale della Repubblica autonoma (che però è sempre territorio ucraino). I giornalisti di Associated Press che si trovano nella zona riferiscono che il convoglio militare – che conta centinaia di soldati – è diretto verso la capitale della Crimea. 

Altri velivoli da Mosca. Le prime diserzioni nell’esercito ucraino
Nella notte sono atterrati altri 11 elicotteri militari e 7 aerei per il trasporto truppe. L’operazione militare ha anche un comandante, il generale Aleksandr Galkin, già a capo del distretto militare meridionale russo, come spiegano fonti del governo di transizione a Kiev. Militari russi avrebbero inoltre sequestrato equipaggiamenti e armamenti dalla base radar ucraina di Sudak e da una base per l’addestramento della marina a Sebastopoli, sollecitando il personale militare ucraino a disertare e passare con “i leader legittimi” della Crimea. Il “vice premier” della Crimea Rustam Temirgaliev assicura, senza alcuna conferma indipendente, che numerosi militari ucraini di base in Crimea hanno già disertato lasciando le loro armi d’ordinanza a disposizione delle forze di autodifesa, e che altri sono stati disarmati. “Le forze di autodifesa hanno assunto il controllo di tutti gli aeroporti e basi aeree della Crimea”. Mi
litari dei reparti dell’esercito ucraino dislocati in Crimea passano in massa dalla parte delle autorità locali filorusse, secondo l’agenzia non governativa russa Interfax. Molte caserme sono state abbandonate insieme agli arsenali, quest’ultimi presi in consegna dalle forze di autodifesa della Crimea. I militari che non si affidano alle autorità locali presentano le loro dimissioni. 

Migliaia manifestano per integrità territoriale dell’Ucraina
Migliaia di persone stanno manifestando in Ucraina per l’integrità territoriale del Paese e contro la presenza di soldati russi. Decine di migliaia di persone, sostiene l’agenzia Unian, manifestano a Mikolaiv (sud). A Dnipropetrovsk, nella russofona Ucraina orientale, circa 10mila dimostranti agitano cartelli con scritte come “L’Ucraina è una e indivisibile” e ‘Io sono russo e non ho bisogno dell’aiuto di Putin”. Anche a Kiev migliaia di manifestanti si stanno radunando nella centralissima piazza Maidan. “I russi di Karkhiv non chiedono la protezione della Russia e un terzo, forse addirittura la metà di loro, guardano all’Europa” dice Irina Khshchey, originaria della città orientale ucraina, cresciuta bilingue parlando a casa sia il russo che l’ucraino, papà nato a Mosca, da sette anni corrispondente a Roma per la radio nazionale ucraina e collaboratrice della Deutsche Welle, spiega che “da mesi una Maidan c’è anche a Karkhiv”, con il presidio della piazza in cui si trova la statua del poeta Taras Schevchenko.

Uno dei leader di spicco della protesta filo europea della città, lo scrittore di lingua ucraina, ma nato a Lugansk, Sergei Zhadan, ieri è stato ricoverato in ospedale con un trauma cranico, dopo essere stato aggredito da un gruppo di provocatori filo russi entrato nel palazzo del governatore. Attaccando e trascinando fuori, gli attivisti che invece avevano occupato il palazzo per chiedere la nomina di un nuovo governatore, dopo le dimissioni dell’esponente del partito delle regioni. “Mi considero figlia di Pushkin, non di Putin”, dice all’Adnkronos Khshchey, 36 anni, ricordando di aver scelto di discutere la tesi in russo, quando si era laureata in giornalismo all’università di Karkhiv, e denunciando la sua preoccupazione per quello che sta accadendo in Crimea e che potrebbe estendersi anche alle altre regioni orientali del paese che ci si ostina in Occidente, “sbagliando”, a descrivere come filo russe. “E’ innegabile che una parte della popolazione di queste regioni aspiri a una vicinanza alla Russia, ma non sono la maggioranza. In queste ore, a Karkhiv, la gente prova orrore per quello che sta accadendo”.

Manifestazioni in tutta Europa contro la guerra in Russia: primi fermi della polizia
E la Russia non pecca certo di coerenza e alla durezza in politica estera fa corrispondere la consueta severità in politica interna: si registrano i primi fermi a Mosca in una manifestazione di una cinquantina di persone contro l’intervento militare russo in Ucraina. La polizia ha cominciato a portar via gli attivisti, almeno sette, mentre protestavano davanti al ministero della difesa, presidiato da un ingente schieramento di forze dell’ordine. I manifestanti avevano qualche cartello (“No war”, “Perdonaci Ucraina”, “Mi vergogno per i tank in Crimea”) e gridavano “No alla guerra“. Diverse centinaia di persone si sono radunate di fronte alle ambasciate russe di Varsavia, Berlino e Londra per protestare contro l’intervento russo in Crimea. A Varsavia i manifestanti, sventolando bandiere polacche, ucraine, europee e bielorusse, hanno esibito striscioni dove il presidente russo Vladimir Putin viene paragonato a Hitler o Stalin e urlando: “Giù le mani dall’Ucraina”; “Non toccare la Crimea”, “Ucraina libera”. A Berlino, secondo la polizia, 400 persone hanno manifestato pacificamente davanti all’ambasciata russa, situata nel cuore di Berlino, sul viale principale Unter den Linden, sventolando bandiere ucraine. A Londra, diverse centinaia di persone hanno manifestato dietro le barriere dell’ambasciata russa sventolando bandiere e striscioni ucraini e siriani sui quali si leggeva: “No alla guerra “, “Liberate l’Ucraina”, “Putin giù le mani dall’Ucraina“.