“Mio padre potrebbe morire di solitudine se lo spostassero a 150 chilometri di distanza”. Gino ha 92 anni ed è ricoverato al Policlinico Italia di Roma. Gravemente malato, alimentato artificialmente, rischia di essere trasferito in una clinica di Frosinone. E – come denuncia sua figlia – non è l’unico.

Nella Rsa (Residenza sanitaria assistenziale) del Policlinico Italia, durante un incontro con i familiari dei pazienti, puoi leggere nei loro occhi la paura di vedersi portare via l’affetto più caro. E nel momento di maggiore debolezza: la vecchiaia.

In questa Rsa – che ospita 19 persone in terapia intensiva – è arrivata una lettera di sfratto. L’ha firmata la Regione Lazio. Per nove anziani ricoverati non c’è più spazio. E questa storia di burocrazia s’intreccia con il dolore dei familiari e gli interessi economici delle cliniche private degli Angelucci e dei Faroni. Gli ammalati ora vivono un clima da “deportazione”: smistati da una struttura all’altra della Regione. I loro parenti, invece, riunitisi in Comitato, hanno scritto al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: chiedono un incontro per affrontare il caso con buon senso. Una richiesta che finora non ha ricevuto risposta. Tanti gli interrogativi e le preoccupazioni: con il trasferimento, i familiari, temono di non riuscire ad assistere i propri cari nell’ultima fase della loro vita. E poi il timore più grande: “Quanto ancora continueranno a vivere?”.

Nove pazienti di troppo. Questa storia inizia a marzo 2013: Zingaretti è stato appena eletto presidente della Regione Lazio. Il governatore – che è anche commissario ad acta per la Sanità – emana un decreto sull’“offerta assistenziale per le persone non autosufficienti”. Nella Asl Roma A – quella del Policlinico Italia –  sono previsti 28 posti letto per malati ‘intensivi’. Al Policlinico Italia ne sono riconosciuti dieci, ma la struttura, da due anni, conta 9 pazienti in più: in terapia intensiva sono state ricoverate 19 persone. E non ci sono altre strutture, sul territorio, che possano ospitarli. Il Policlinico impugna il decreto regionale al Tar, che però non lo accoglie, e il 24 ottobre ordina di “procedere al trasferimento dei pazienti eccedenti entro 30 giorni”. 

“Una vera e propria deportazione”. I nove “esuberi” potrebbero essere spostati in provincia di Frosinone: nella clinica San Raffaele di Cassino, del patron Antonio Angelucci, o nella clinica “Ini case bianche” di Veroli, proprietà di un altro ras della sanità privata laziale, Jessica Faroni, che è anche presidente dell’Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) per il Lazio. Parliamo di strutture che distano oltre 150 chilometri da Roma. C’è chi, tra i parenti, definisce questa decisione, senza mezzi termini, una vera e propria deportazione: “Così distanti, sarà difficile, addirittura impossibile per alcuni di noi, andare a trovarli”. È una questione di numeri che non tornano, da una parte, e di una bella torta di soldi da spartire, dall’altra.

Stessa cura con costi quadruplicati. Una persona in terapia intensiva costa al Sistema sanitario regionale 220 euro al giorno: circa 80 mila euro l’anno. Una cifra considerevole se si considera che la tariffa di un malato, in condizioni gravi, ma non ‘intensivo’, bensì classificato come in ‘mantenimento’, varia dai 50 ai 60 euro al giorno. “Spesso le cure sono identiche – spiega Massimiliano Liani, delegato aziendale della Cgil – e c’è troppa differenza tra la tariffa di un intensivo e quella di un paziente in mantenimento, nonostante le due realtà spesso coincidano”. Quindi, più sale il numero degli “intensivi”, più soldi riceve la clinica dalla Regione. Ed è proprio il caso del San Raffaele e dell’Ini città bianche: su 25 posti letto, pianificati dalla Regione, ne hanno accreditati 20 ciascuna come intensivi. E la vera doccia fredda per le famiglie arriva a metà gennaio: la Asl Roma A, ricevuta comunicazione dal Tar, invita a eseguire l’ordinanza e a predisporre “con sollecitudine” i trasferimenti nelle strutture Di Veroli e Cassino. E chiede, “ove possibile”, di acquisire il consenso dei familiari.

“Non sono pacchi”. Nessuno dei parenti – al momento – ha dato il consenso al trasferimento. “Se pensano di trattare mio padre come un pacco postale, sono disposta a incatenarmi al suo letto”, avverte la figlia di un ammalato. Dice la moglie di un paziente alimentato con un sondino nasogastrico: “Come potremo garantire loro una presenza quotidiana con così tanti chilometri di distanza?”. “Oggi sono nove – aggiunge una donna anziana che accudisce il marito – ma domani altri potrebbero aggravarsi e, se si avalla questo sistema, i trasferimenti saranno continui”. La Regione replica: “I trasferimenti saranno eseguiti un po’ alla volta. Non si torna indietro. I numeri sono quelli e non ci sono deroghe”.

Lotteria Policlinico Italia. Ma chi saranno i nove destinati al trasferimento? E chi sceglierà i loro nomi? Dopo quattro mesi dall’ordinanza del Tar, nessuno ha ancora deciso chi sarà trasferito e chi, invece, potrà rimanere. La decisione spetta al Policlinico Italia. E camminando per i corridoi dei reparti si legge questo cartello: “Pur condividendo e comprendendo umanamente le vostre ragioni, dobbiamo evidenziare che ogni decisione in merito al trasferimento dei pazienti, è di esclusiva competenza della Asl Roma A e della Regione Lazio. Tutto ciò, francamente, ci sembra paradossale e totalmente illogico ma questa situazione, al momento, è un dato di fatto contro il quale null’altro può questa Società”.

Riceviamo e pubblichiamo dalla Regione Lazio

ABBIAMO RISPETTATO LEGGE, NESSUNA DEPORTAZIONE MA TRASFERIMENTO TEMPORANEO 

In merito alla vicenda del Policlinico Italia la Regione Lazio non ha fatto altro che applicare la legge e non vi è alcuna intenzione di abbandonare i pazienti coinvolti in questa vicenda: non c’è alcuna deportazione ma solo un trasferimento temporaneo. 

Nel marzo del 2013 il sub-commissario Giorgi firma il decreto 76 che definisce il fabbisogno di ogni Asl dei posti Rsa in intensiva. Per il territorio della Roma A ne sono previsti 28. Dieci sono appunto quelli del Policlinico Italia, 10 dovranno essere attivati all’interno di una nuova struttura che aprirà entro giugno di quest’anno, gli ultimi 8 sono destinati ad essere realizzati nella stessa Asl ma in quadranti territoriali diversi.

In base al decreto la proprietà del Policlinico Italia chiede di essere accreditata per altri 8 posti letto già attivi dal 2011 nella struttura ma che non sono stati mai autorizzati dalla Regione. E nello stesso tempo, pur essendo privi di autorizzazione, chiede il pagamento delle prestazioni erogate negli anni precedenti. Pagamento che la Asl di competenza si rifiuta di saldare. Con una determina del 16 agosto 2013 la Regione, quindi, boccia la richiesta e non concede alcuna autorizzazione. A settembre del 2013 la proprietà del Policlinico Italia impugna la determina e presenta ricorso al Tar.

Il Tribunale amministrativo del Lazio in data 23 ottobre si pronuncia contro la richiesta del Policlinico e non concede la sospensiva, dispone invece che l’attività prosegua esclusivamente sui 10 posti accreditati e si proceda al trasferimento degli altri pazienti in strutture dello stesso livello assistenziale. Posti disponibili di questo tipo si trovano solo nei Comuni di Veroli e di Cassino. Non è, dunque, avvenuta alcuna deportazione dei cittadini, il cui diritto a una assistenza congeniale alle patologie riscontrate viene pienamente rispettato. I pazienti, in ogni caso, saranno nuovamente trasferiti entro la prossima estate a Roma in occasione dell’apertura nella Asl A di un nuovo reparto ad hoc.