Tir e auto in 96 presidi in tutta Italia a partire dalle 22 di domenica sera che minacciano di fermare il Paese. La mobilitazione del 9 dicembre “Fermiamo l’Italia” è partita, sulla scia del Movimento dei Forconi di Mariano Ferro, da alcuni esponenti di categorie sociali in rotta con le loro rappresentanze sindacali e politiche ufficiali. Tra loro ci sono il Movimento autonomo autotrasportatori, il Co.Spa. Autotrasportatori, agricoltori, ambulanti e tassisti. Una manifestazione indetta contro l’austerity e a favore del “popolo massacrato dalla crisi” e “per cacciare il governo, anzi per rovesciare il regime oligarchico”, spiegano sul web i promotori. “Ma non ci si limita ad un no – proseguono – si chiede la difesa della Costituzione democratica, la riconquista della sovranità popolare, nazionale e monetaria, l’uscita dall’euro”. 

“Siamo disponibili a farci arrestare”, spiega Ferro a seguito della comunicazione da parte delle Prefetture di Catania, Ragusa, Siracusa e Messina che “dice che ci è vietato tutto”. Alla manifestazione partecipano anche lavoratori precari e giovani disoccupati, anche se ci sono state numerose defezioni di diverse sigle e movimenti a seguito dell’adesione di formazioni di estrema destra come Forza Nuova. Previsti presidi e blocchi stradali a Roma, Milano, Torino, Verona, Padova, Bologna, Genova, Napoli, Bari, Salerno, Catanzaro, Catania, Palermo, Cagliari e in decine di altri centri su tutto il territorio nazionale. “Sono rispettoso delle istituzioni ma ci chiedono di fare le manifestazioni come fanno quelli della Cgil, Cisl e Uil. Purtroppo per noi è una manifestazione vera, non finta, quindi non possiamo adeguarci”, ha aggiunto Ferro. 

Intanto, i prefetti di diversi capoluoghi, sulla base di una circolare inviata dal Viminale, hanno già emanato ordinanze per vietare assembramenti stradali a garanzia dei diritti dei cittadini e per la continuità dei servizi essenziali. Il timore è che nella protesta pacifica dei movimenti in piazza si possano infiltrare frange violente, provenienti dall’estremismo politico, dalla criminalità o dalle formazioni più violente del mondo ultras, per sfruttare le rivendicazioni sociali e provocare disordini. Tra le probabili defezioni di tipo ‘politico’ anche quella di Insorgenza Civile: “Solo l’idea che siano esposti simboli politici fa venir meno l’idea di partecipare”, dice all’Adnkronos Raffaele Colucci, esponente del movimento meridionalista. “Su questa manifestazione non deve esserci alcun ‘cappello’ politico, né di destra né di sinistra. No a tricolori o bandiere di partito”. 

“Solo un anno fa un simile fenomeno sarebbe stato impensabile. E’ non solo il sintomo di un primo salto di coscienza (sulle cause e i responsabili del disastro sociale, sulla via per venirne fuori), è anche la consapevolezza che senza una sollevazione da questo marasma non se ne esce. La miscela tra questi due fattori – si legge su ‘Sollevazione’, foglio telematico del Movimento Popolare di Liberazione – è la base su cui si fonda il nostro ottimismo, la miscela che può innescare a sollevazione generale. Non ci facciamo illusioni, la strada è in salita. Un popolo ipnotizzato e rimbambito non si risveglia in un colpo solo, ma con una serie di colpi successivi. Quello del 9 dicembre speriamo sia forte, esemplare, contagioso”.