“Una conversione del papato perché sia più fedele al significato che Gesù Cristo intese dargli e alle necessità attuali dell’evangelizzazione”. È la proposta rivoluzionaria che Papa Francesco affida all’esortazione apostolica “Evangelii gaudium”, che a differenza dell’enciclica “Lumen fidei” scritta a quattro mani con Benedetto XVI, rispecchia interamente il magistero dei primi otto mesi di pontificato di Bergoglio. Il Pontefice latinoamericano non risparmia un duro mea culpa alla Chiesa: bisogna “recuperare la freschezza originale del Vangelo” trovando “nuove strade” e “metodi creativi” e non imprigionare Gesù nei nostri “schemi noiosi”; occorre “una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno” e una “riforma delle strutture” ecclesiali perché “diventino tutte più missionarie”; l’auspicio che le Conferenze episcopali potessero dare un contributo affinché “il senso di collegialità” si realizzasse “concretamente non si è pienamente realizzato”. È necessaria “una salutare decentralizzazione”.

Papa Francesco ribadisce di preferire una Chiesa “ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti”. Una Chiesa dove “nemmeno le porte dei sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi”. Così, l’Eucaristia, sottolinea ancora il Papa, “non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli. Queste convinzioni hanno anche conseguenze pastorali che siamo chiamati a considerare con prudenza e audacia”. E qui si può leggere in controluce il dibattito molto vivace tra i cattolici sulla comunione ai divorziati risposati. Per Bergoglio “la più grande minaccia è il grigio pragmatismo della vita quotidiana della Chiesa, nel quale tutto apparentemente procede nella normalità, mentre in realtà la fede si va logorando”.

Il Papa esorta a non lasciarsi prendere da un “pessimismo sterile” e a essere segni di speranza attuando la “rivoluzione della tenerezza” rifuggendo la “spiritualità del benessere” e vincendo “la mondanità spirituale che consiste nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana”. Francesco punta il dito verso coloro che “si sentono superiori agli altri perché irremovibilmente fedeli a un certo stile cattolico proprio del passato e invece di evangelizzare classificano gli altri”. Ma la critica di Bergoglio è rivolta anche a quanti hanno una “cura ostentata della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa, ma senza che li preoccupi il reale inserimento del Vangelo” nei bisogni della gente.

Questa è la dura condanna di Francesco, “è una tremenda corruzione con apparenza di bene. Dio ci liberi da una Chiesa mondana sotto drappeggi spirituali o pastorali!”. Il Papa stigmatizza anche le invidie e le gelosie all’interno delle comunità ecclesiali (“quante guerre! Chi vogliamo evangelizzare con questi comportamenti?”) e sottolinea la necessità di far crescere la responsabilità dei laici tenuti “al margine delle decisioni” da “un eccessivo clericalismo”. Più spazio alle donne “per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa”, in particolare “nei diversi luoghi dove vengono prese le decisioni importanti”. E riguardo alla scarsità di vocazioni in alcune parti del mondo il Papa precisa che “non si possono riempire i seminari sulla base di qualunque tipo di motivazione”.

Nel documento, inoltre, il Papa denuncia l’attuale sistema economico: “È ingiusto alla radice”. “Questa economia uccide” perché prevale la “legge del più forte”. L’attuale cultura dello “scarto” ha creato “qualcosa di nuovo”: “gli esclusi non sono ‘sfruttati’ ma rifiuti, ‘avanzi’”. Viviamo, sottolinea Francesco, “una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale” di un “mercato divinizzato” dove regnano “speculazione finanziaria”, “corruzione ramificata”, “evasione fiscale egoista”. La famiglia, invece, per il Papa, attraversa una crisi culturale profonda”. Ribadendo “il contributo indispensabile del matrimonio alla società” Francesco sottolinea che “l’individualismo postmoderno e globalizzato favorisce uno stile di vita che snatura i vincoli familiari”. Bergoglio sottolinea, inoltre, “l’intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana” e il diritto dei pastori “di emettere opinioni su tutto ciò che riguarda la vita delle persone”.

Il Papa guarda anche alle vittime della tratta e alle nuove forme di schiavismo: “Nelle nostre città è impiantato questo crimine mafioso e aberrante, e molti hanno le mani che grondano sangue a causa di una complicità comoda e muta”. “Doppiamente povere – scrive ancora Francesco – sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza”. “Tra questi deboli di cui la Chiesa vuole prendersi cura” ci sono “i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana. Non ci si deve attendere che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione. Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana”.

Infine, il Papa chiede “umilmente” ai Paesi di tradizione islamica di assicurare la libertà religiosa ai cristiani, anche “tenendo conto della libertà che i credenti dell’Islam godono nei paesi occidentali!”. Di fronte a episodi di fondamentalismo violento Francesco invita a “evitare odiose generalizzazioni, perché il vero islam e un’adeguata interpretazione del corano si oppongono a ogni violenza”. Bergoglio afferma inoltre che “il rispetto dovuto alle minoranze di agnostici o di non credenti non deve imporsi in modo arbitrario che metta a tacere le convinzioni di maggioranze credenti o ignori la ricchezza delle tradizioni religiose”.