L’ultimo comune sciolto per condizionamento mafioso è Giugliano, terza città campana per numero di abitanti. Due volte, in passato, interessato da ipotesi di azzeramento per collusioni criminali, ma poi ‘graziato’ dai ministri dell’interno che hanno scelto la strada del ‘volemose bene’. Anna Maria Cancellieri, ex responsabile del Viminale, non ha fatto sconti decidendo di proporre al Consiglio dei Ministri, che ha ratificato, lo scioglimento del comune per condizionamento camorristico. Ora il ministro dell’Interno è Angelino Alfano. L’autore del lodo salva-Berlusconi bocciato dalla Consulta, proporrà e deciderà sugli scioglimenti per condizionamento mafioso dei comuni, ma anche delle Asl ( ne sono state azzerate quattro dal 1991, anno di introduzione della legge). Sempre al ministro spetta l’avvio della proposta di incandidabilità per un turno degli amministratori responsabili dello scioglimento. La decisione viene poi assunta dal Tribunale competente. 

Cosa avrebbe deciso Alfano con Giugliano oppure Reggio Calabria se fosse stato lui ministro dell’Interno? Cancellieri, che nel 2012 ha sciolto ben 24 comuni,  ha deciso per l’azzeramento di Reggio spazzando via le collusioni che avevano segnato gli anni di giunta Pdl. Una risposta, al quesito, c’è. Basta rileggere le agenzie dell’epoca. Quando il governo Monti su proposta della ministra Cancellieri ha azzerato Reggio per condizionamento malavitoso, Alfano ha preso posizione. Ovviamente a favore degli azzerati per mafia: “Il provvedimento assunto dal Governo – spiegava Alfano nell’ottobre scorso-  penalizza e condanna un’intera comunità e non rafforza la presenza dello Stato in questa parte di Paese”.
Basta leggere quella relazione di scioglimento per capire il livello di condizionamento e contiguità: dalle municipalizzate gestite dalla mafia ai rapporti di alcuni amministratori con i malacarne che hanno fatto carne da macello della legalità e della credibilità di un comune 

Alfano argomentò anche la sua difesa dell’amministrazione Pdl di Reggio con queste parole solenni: “Intendo riaffermare la mia solidarietà a tutti quegli amministratori che, col sindaco di Reggio, Demetrio Arena, hanno fatto della trasparenza, della moralità e della legalità, elementi cardine dell’azione politico amministrativa in questi anni”. Arena, il sindaco di Reggio quando la città è stata sciolta, oggi dopo la candidatura al Senato con il Pdl, è diventato assessore della giunta regionale Scopelliti.

La storia degli azzeramenti è piena zeppa di prese di distanza, di difese risibili degli amministratori sciolti per mafia. Da tempo seguo l’argomento, al quale ho dedicato la mia prima pubblicazione e solo in un caso un personaggio politico ha attaccato la propria parte chiedendo lo scioglimento per mafia di un comune. Si tratta di Angela Napoli. Nel 2002 militava in Alleanza Nazionale e chiese lo scioglimento di Lamezia Terme per mafia nonostante fosse amministrata da alleati del suo partito. Infatti, oggi, Angela Napoli, minacciata più volte dalla ‘ndrangheta, è fuori dal Parlamento. In questo paese fanno carriera i migliori. Il Pd, infatti, si è affidato ad Alfano per combattere e punire i rapporti tra mafia e politica nei territori. Oggi è il giorno della fiducia al Senato. E pensare che proprio il 30 aprile ricorre l’anniversario dell’uccisione di Pio La Torre, segretario regionale del Pci, che in Sicilia fece la guerra alla mafia e pagò con la vita il suo impegno. Sinistre coincidenze.