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Dietro gli alloggi promessi, nel Piano casa di Meloni vendite ai privati e pochi fondi per le famiglie

La narrazione ufficiale da parte del governo parla di 100.000 alloggi in dieci anni e di un piano che intende affrontare il disagio abitativo. Ma le cose stanno così?
Dietro gli alloggi promessi, nel Piano casa di Meloni vendite ai privati e pochi fondi per le famiglie
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E’ francamente difficile condensare in poche righe il Piano casa che il governo ha varato. La narrazione ufficiale da parte del governo parla di 100.000 alloggi in dieci anni e di un piano che intende affrontare il disagio abitativo. Ma le cose stanno così? Leggendo l’articolato del decreto legge il governo sta spacciando con parole accattivanti quello che non è.

Per motivi di spazio mi riferisco ad alcune parti ma significative. A partire dalle finalità. Fin dal primo articolo si parla di misure urgenti, parliamo di un piano decennale, per la realizzazione e la valorizzazione, termine sempre pericoloso quando si parla di alloggi sociali, da destinare alla vendita e alla locazione a prezzo calmierato. Da subito appare evidente che non si parla di case popolari ma di un obiettivo per l’incremento dell’offerta sostenibile di alloggi a prezzi accessibili. Il decreto legge chiarisce che il Piano è finalizzato a rispondere al fabbisogno di giovani, studenti e lavoratori fuorisede, giovani coppie e genitori separati. Il governo non tiene in alcuna considerazione le famiglie nelle graduatorie, quelle sfrattate, anzi queste le tiene in considerazione con una liberalizzazione delle esecuzioni di sfratto in un disegno di legge che è complementare al decreto legge del Piano casa. Così come non si riferisce al 50% dei 2 milioni di famiglie in povertà assoluta e in affitto. Del resto se il Piano casa intende offrire alloggi a prezzi accessibili e di una offerta di alloggi sostenibili appare evidente che studenti e lavoratori possono pagare affitti calmierati e superiori ai canoni sociali, anche se nessuno sa cosa siano gli affitti calmierati, tenuto conto che non c’è traccia di affitti agevolati e coinvolgimento dei sindacati inquilini.

All’articolo 2 si erge il primo scoglio, è vero che c’è un finanziamento di 970 milioni ai Comuni ed enti gestori case popolari, a fondo perduto, previa firma di una convenzione con Invitalia, che riceverà un corrispettivo del 2% per l’attività prestata.

In realtà l’articolo 2 non parla solo di recupero ma afferma che i 970 milioni dovranno essere utilizzati sia per la manutenzione che il recupero di alloggi di edilizia residenziale pubblica e anche di alloggi sociali. Quindi non tutti destinati a case popolari. Così come non garantisce affatto che le case popolari recuperate vadano tutte alle famiglie nelle graduatorie.

Il finanziamento per i Comuni e gli enti gestori di edilizia pubblica, prevede risorse dal 2026 al 2030 e ulteriori risorse di 500 milioni dal 2027 al 2030 e 700 milioni dal 2031 al 2034. Conoscere il livello di finanziamento e le annualità è utile perché il ministro Salvini nella conferenza stampa ha dichiarato che “entro un anno” saranno recuperate 60.000 case popolari e assegnate tutte alle famiglie nelle graduatorie. Con tutta evidenza, un falso in atto pubblico buono solo per propaganda spicciola.

Secondo il governo il Piano casa dovrebbe essere gestito da un Commissario che ha un ufficio composto da tre funzionari. Questo Commissario resta in carica fino al 31 dicembre 2027, ma il Piano non è decennale?

L’articolo 4 stravolge anche il fondo morosità incolpevole che, nato per sostenere le famiglie con sfratto da privati, viene piegato ora a fondo di garanzia per famiglie morosi incolpevoli con contratti di edilizia residenziale pubblica. Si parla di 22 milioni nel 2026 e 20 milioni nel 2027.

Infine segnalo qualcosa che ha di clamoroso e mi riferisco all’articolo 5. Se da una parte si parla di Piano casa per 100.000 alloggi, almeno dicono, qui si parla di vendite di case popolari e lo si fa con decreto entro 60 giorni dalla entrata in vigore del decreto legge, una tempistica velocissima. Non è fissato nessun limite percentuale di alloggi interessati dal piano di alienazione, in teoria tutti. Ma questo sarebbe il meno. L’articolo 5 dispone che i proventi delle vendite non resteranno ai comuni o alle Ater/Aler ma andranno ad ammortizzare i titoli di Stato. A Comuni ed enti gestori vengono messe in vendita alloggi di loro proprietà ma il ricavato va a sostenere il debito pubblico o meglio gli interessi del debito pubblico. Non riesco a immaginare qualcosa di più incostituzionale. Siamo di fronte ad un governo che tratta i Comuni, le Regioni e gli entri gestori di case popolari come dei vassalli con buona pace dell’articolo 114 della Costituzione. Infine c’è tutta la parte dei privati e dei cosiddetti programmi di edilizia integrata che è il vero Piano casa del governo appaltato alla grande finanza immobiliare, sempre che trovino, secondo i loro parametri realizzare alloggi da affittare ad un canone del 30% inferiore agli affitti di mercato. Come se non ci fosse una legge sulle locazioni e non ci fossero gli affitti agevolati e la disposizione di legge che per le grandi proprietà per definire gli affitti servono gli accordi integrativi con i sindacati inquilini.

Infine come non segnalare che l’Alleanza Municipalista per il Diritto alla Casa, si tratta dei Comuni progressisti che preoccupata ha ribadito che senza risorse adeguate, strumenti efficaci e una reale collaborazione istituzionale, nessun Piano potrà dare le risposte che cittadine e cittadini aspettano.