Ultimo aggiornamento: 19:36 del 6 Maggio
Garlasco, contestati ad Andrea Sempio audio in cui parla da solo di Chiara Poggi: “Ho visto il video”. Ma la difesa: “Scimmiottava le trasmissioni televisive”
La procura di Pavia ad Andrea Sempio, che ha scelto il silenzio e la facoltà di non rispondere, ha squadernato le fonti di prova che verranno compendiate nella imminente chiusura indagini dell’inchiesta sul delitto di Garlasco, riscritto dagli inquirenti togliendo dalla scena del crimine Alberto Stasi (condannato in via definitiva) e posizionando il 38enne commesso nella villetta di Garlasco il 13 agosto del 2007.
L’accusa ha contestato intercettazioni e audio – in cui l’indagato parlerebbe anche di alcuni video e di Chiara Poggi – e che per gli inquirenti costituirebbero l’innesco di una infatuazione nei confronti della 26enne massacrata per aver quindi rifiutato un approccio sessuale. Ma poco dopo la diffusione di queste frasi a se stesso – diffuse dal Tg1 – la difesa ha dichiarato di potere spiegare e contestualizzare il soliloquio che erano un banale commento di trasmissioni televisive che quotidianamente si occupano del caso. “Andrea Sempio è convinto di riuscire a dare la spiegazione di ciascun dialogo o soliloquio letto – dichiara l’avvocato Liborio Cataliotti – I primi chiarimenti ha iniziato a darli a noi difensori, non è certo il momento – prima ancora di aver visto neanche la trascrizione – di replicare a ogni singolo audio”.
In questo quadro si inserisce la posizione di Marco Poggi, sentito come testimone nelle stesse ore, che continua a difendere l’amico: “Non ho mai visto video di mia sorella assieme ad Andrea Sempio”. Anche al fratello della vittima sono stati fatti ascoltare gli audio. Ascolto che non ha cambiato la sua posizione e la sua convinzione sull’estraneità dell’amico all’omicidio.
Il movente sessuale
Sempio è indagato per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, dai motivi abietti. Secondo gli inquirenti, il giovane – all’epoca 19enne – avrebbe tentato un approccio nei confronti di Chiara dopo aver visionato materiale privato sul computer di casa. La questione dei video privati della vittima e dell’allora fidanzato non è un elemento nuovo ed è stata già a lungo oggetto di accertamenti e discussione nelle prime indagini e nei processi a Stasi.
Recentemente però i consulenti della famiglia Poggi, parte civile, hanno sostenuto che la giovane la sera del 12 agosto 2007 “aprì quella cartella chiamata ‘militare‘ coi file pornografici catalogati” dal fidanzato Alberto Stasi e vide in anteprima alcune di quelle numerose immagini (circa 7mila) che sarebbero poi stati il motivo di uno scontro. Stasi, anche da detenuto, ha continuato a catalogare.
Dalle relazioni del Tribunale di Sorveglianza, che doveva decidere sulla semilibertà, era emerso “l’ossessiva catalogazione e la abituale visione di materiale pornografico anche raccapricciante e violento”. Una abitudine che per i giudici sembra la molla del delitto. In una relazione del febbraio 2024 il Tribunale indicava “nella ossessiva visione di materiale pornografico fino alla sua meticolosa catalogazione nel pc, con tratti francamente eccessivi anche per un giovane alla scoperta della sessualità” il possibile “movente o quanto meno l’occasione del delitto”.
Sul punto, la relazione dello psicologo del carcere – che affrontava il tema con Stasi – pur nella consapevolezza di non poter esprimere giudizi di natura psichiatrica, “si sofferma sulla possibile diagnosi di parafilia, ossia di ricerca del piacere sessuale attraverso modalità non convenzionali, ma conclude con l’affermare la sola presenza dei tratti di tale psicopatologia, in assenza dei requisiti che normalmente conducono alla diagnosi di vero e proprio disturbo parafilico“. Vale la pena ricordare che – nonostante il disastroso intervento degli investigatori dell’epoca sui computer di Stasi e di Poggi – era stato possibile accertare la detenzione di migliaia di file pornografici, catalogate per generi, alcuni di contenuto violento.
Le intercettazioni. La difesa: “È in grado di spiegare”
All’indagato sono state contestati audio in cui Sempio parla da solo facendo riferimento a Chiara Poggi. Nel soliloquio, come altri diffusi durante l’inchiesta, si sentirebbe Sempio dire di aver chiamato per sbaglio casa Poggi per sapere se c’era Marco e di aver parlato pochi secondi con Chiara chiedendo quando il fratello sarebbe tornato. “Delle tre chiamate lei ha detto.. ‘non ci voglio parlare con te (imitando una voce femminile) e era tipo io gli ho detto ‘riusciamo a vederti’ (riferendosi alla propria risposta, ndr) (poi imitando voce femminile) e lei mi ha messo giù e ha messo giù il telefono Ah ecco che fai la la dura (ride, ndr) ma io non l’ho mai vista in questo modo, l’interesse non era reciproco, cazzo. Lei dice ‘non l’ho più trovato’ il video (con tono di voce tutto sbagliato) poi (modificando la propria voce) io ho portato il video”. E ancora: “anche lui lo sa Perché ho visto dal suo cellulare Perché Chiara non con quel video e io ce l’ho (voce bassa) dentro la penna, va bene un cazzo”.
“Andrea Sempio commentava le trasmissioni televisive” e ‘scimmiottava’ voci e possibili dialoghi in riferimento alle novità pubbliche sull’omicidio del 13 agosto 2007. “Cosa volevano? Volevano che confessasse? Non può confessare quello che non ha fatto” ha spiegato l’avvocata Angela Taccia, legale di Andrea Sempio, che chiarisce il senso di quelle intercettazioni captate nell’auto dell’indagato – nell’aprile del 2025 – che per la Procura di Pavia costituiscono il tentativo di approccio verso Chiara Poggi e il movente (ossia il rifiuto alle sue avance sessuali) del delitto di Garlasco. I brogliacci delle intercettazioni ambientali sono stati mostrati e letti alla difesa di Sempio che, però, dà una spiegazione ben diversa da quella degli inquirenti.
Sempio “ritiene di essere in grado di spiegare le captazioni, una volta che le avrà ascoltate e contestualizzate – spiega anche l’avvocato Cataliotti – Alla faccia del segreto istruttorio mi viene da dire, io ho appena lasciato il mio cliente e avevamo tutti il telefono spento non può essere trasudato da noi quanto state dicendo tra l’altro in modo non aderente alla realtà”. Il legale ha spiegato che sono state illustrate le fonti di prova “solo oralmente e senza che ci sia stata data la possibilità di ascoltare gli audio relativi a captazioni ambientali e telefoniche. La procura ha ritenuto che rappresentare fonti di prova non pregiudichi le indagini, noi non commentiamo – prosegue -. Ci confronteremo con queste stesse fonti di prova non appena il supporto che le riassume ci verrà consegnato. Io non ho sentito le intercettazioni del soliloquio, pieno di nc, cioè ‘non comprensibile’. Vedremo se Sempio commentava il racconto di qualcun altro, se parlava con se stesso o interloquiva con un interlocutore. L’interrogatorio è durato 2 ore e 40 minuti, noi abbiamo ascoltato i passivamente la narrazione che verrà condensata in uno scritto su cui punteremo la nostra attenzione per replicare laddove possibile fin da subito, laddove non possibile più avanti”.
La consulenza Cattaneo
Tra gli elementi offerte nell’insolita discovery orale, anche le consulenze tecniche, compresa quella dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo che avrebbe rivisto l’orario della morte di Chiara Poggi. L’autopsia, come è agli atti da tempo, all’inizio fu incompleta. Il corpo della vittima non venne pesato perché all’obitorio mancava una bascula, una bilancia particolare. Una mancanza che aveva comportato l’incertezza sull’ora della morte. In un primo momento l’orario presunto su fissato tra le 10.30 e mezzogiorno, successivamente l’orario era stata anticipato e l’omicidio era stato collocato temporalmente tra le 9.12 e le 9.35.
Quando il cadavere fu esaminato la prima volta erano da poco passate le 14 e non c’era ancora rigor mortis. Due giorni dopo il funerale il cadavere era stato riesumato per rilevare le impronte digitali di Chiara: nessuno si era ricordato di farlo. Ora l’ora sarebbe stata spostata in avanti.
La “difesa” di Marco Poggi
Nel corso dell’audizione, a Marco Poggi sarebbero stati fatti ascoltare gli audio. Anche su questo punto il testimone ha mantenuto una posizione chiara: non ritiene credibile l’ipotesi accusatoria. Le intercettazioni, già diffuse in parte, non conterrebbero riferimenti diretti al 13 agosto 2007.
In qualità di persona offesa, insieme ai genitori, Poggi ha spiegato di aver letto le trascrizioni dell’incidente probatorio, ritenendo che da quei documenti emerga un quadro diverso rispetto a quello dell’accusa. La famiglia ha più volte manifestato incredulità verso la nuova inchiesta, ribadendo la fiducia nella verità processuale già accertata.
Il fratello della vittima ha inoltre ribadito: “Non ho mai visto video di mia sorella assieme ad Andrea Sempio”. Quei video, ha spiegato, riguardavano esclusivamente la relazione tra Chiara e Alberto Stasi e non sarebbero mai stati visionati dai ragazzi che utilizzavano il pc per giocare. La deposizione si è mantenuta coerente anche di fronte agli elementi investigativi più recenti, come la cosiddetta “impronta 33”. Poggi ha ribadito la convinzione nell’estraneità dell’amico, rispondendo con calma e senza contraddizioni.
Cosa succede ora
Le dichiarazioni rese finora – comprese quelle delle sorelle Cappa e dello stesso Marco Poggi – non hanno modificato il quadro storico che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Tuttavia, l’attenzione degli inquirenti resta concentrata sugli elementi raccolti nella nuova indagine, che saranno resi noti con il deposito degli atti.
Dall’incidente probatorio emergono risultati in larga parte incerti o negativi per quanto riguarda Sempio. Il Dna rinvenuto sulle unghie della vittima è compatibile con la linea paterna dell’indagato, ma – come chiarito dalla perita Denise Albani – non consente l’identificazione di un singolo soggetto né di stabilire modalità e tempi del deposito della traccia. Un “aplotipo parziale misto, degradato e di bassa intensità” il cui risultato “non è consolidato” e che per la difesa del 37enne indagato “vale zero”.
Anche sul fronte delle impronte non ci sono riscontri decisivi: nessuna traccia ematica sull’impronta numero 10 e solo documentazione fotografica per la numero 33. Confermata invece la presenza del Dna di Alberto Stasi e della vittima sui resti della colazione, in particolare sulla cannuccia del brick di tè freddo.
Anche sul fronte delle impronte non ci sono riscontri decisivi: nessuna traccia ematica sull’impronta numero 10 e solo documentazione fotografica per la numero 33. Confermata invece la presenza del Dna di Alberto Stasi e della vittima sui resti della colazione, in particolare sulla cannuccia del brick di tè freddo.
Il Dna di Stasi e l’aggressione in cucina
Proprio questo ultimo elemento ha spinto i consulenti della famiglia Poggi a riconsiderare la dinamica dell’omicidio. Secondo una nuova analisi, l’aggressione potrebbe essere iniziata in cucina e non all’ingresso della villetta di via Pascoli, come ricostruito sempre dai consulenti di parte.