Garlasco – “Non ho mai visto video di mia sorella assieme ad Andrea Sempio”, la testimonianza di Marco Poggi ai pm. L’indagato esce dalla procura dopo 4 ore
“Non ho mai visto video di mia sorella assieme ad Andrea Sempio”. È quanto ha detto, in sintesi, Marco Poggi durante l’audizione come come testimone che si è tenuto questa mattina in Procura a Pavia nell’ambito dell’inchiesta sul delitto di Garlasco che vede indagato l’amico. Il 37enne ha spiegato di non aver mai visto sul pc di famiglia filmini intimi girati dalla sorella 26enne con l’allora fidanzato Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio del 13 agosto 2007. La versione di Marco Poggi è rimasta quindi identica e in difesa di Andrea Sempio. Agli inquirenti ha risposto con serenità e sicurezza. Di fronte alla perizia o all’impronta 33 che la procura attribuisce a Sempio, il testimone ha ribadito la convinzione nell’estraneità dell’amico. E anche di fronte a frasi ambigue nulla è stato modificato.
Il movente sessuale
Sempio è stato iscritto con l’ipotesi di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, motivi abietti e un movente “sessuale” perché gli inquirenti sono convinti che l’allora 19enne avesse tentato un approccio sessuale con la sorella dell’amico dove aver visionato i filmati privati sul pc. L’audizione, durata circa due ore, di Marco si è svolta davanti alle pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza. Questa testimonianza di fatto “intacca” l’ipotesi del movente sessuale, a meno che gli inquirenti abbiamo elementi che verranno resi noti con il deposito degli atti. L’arrivo e l’uscita dalla Procura pavese del fratello della vittima sono stati blindati a giornalisti e telecamere su disposizione del procuratore capo Fabio Napoleone.
Silenzio, annunciato e strategico in vista dell’imminente chiusura delle indagini, invece per Andrea Sempio. L’indagato si è avvalso, come suo diritto, della facoltà di non rispondere, La difesa, sostenuta da Liborio Cataliotti e Angela Taccia, attende il deposito degli atti con il 415bis che dovrebbe essere notificato al massimo la prossima settimana. Poi verrà valutato il deposito di una memoria difensiva o un interrogatorio entro il 21° giorno della notifica dell’avviso della chiusura dell’inchiesta. A quel punto la procura, se lo riterrà, potrà chiedere il rinvio a giudizio che dovrà essere valutato dal giudice per l’udienza preliminare.
Nessuna novità
I destini dei due uomini si sono quindi nuovamente incrociati negli uffici della Procura. Entrambi hanno evitato i giornalisti: Sempio è arrivato in auto con i suoi legali. Quasi in contemporanea è arrivato anche Marco Poggi, che ha scelto un ingresso secondario per sottrarsi ai cronisti. Già ascoltato più volte in passato, è stato nuovamente chiamato a chiarire i rapporti tra l’amico e la famiglia, in particolare l’accesso alle stanze della villetta di via Pascoli e i rapporti tra la sorella e l’indagato. Dichiarazioni che erano state già rese e che difficilmente avrebbero potuto essere diverse dal passato.
Cosa succede ora
Messe a verbale le dichiarazioni delle sorelle Cappa e del fratello di Chiara Poggi che non hanno cambiato il quadro già delineato dall’inchiesta che ha portato alla condanna di Alberto Stasi, gli inquirenti pavesi sono pronti a chiudere l’indagine e scoprire con il deposito degli atti quali sono gli indizi contro Sempio che potranno eventualmente diventare prova in un possibile dibattimento. Allo stato dall’incidente probatorio – con le analisi genetiche su unghie, residue della colazione della mattina dell’omicidio e su impronte – hanno dato esito incerto o negativo riguardo l’indagato.
Il Dna sulle unghie della vittima è riferibile alla linea parentale di Sempio, ma la perita Denise Albani, nominata dalla gip di Pavia Daniela Garlaschelli, ha specificato che non c’è alcuna certezza di identificazione, negativo anche il capitolo impronte – non c’è sangue sulla numero 10 e della 33 esistono solo fotografie – positivo solo il riscontro del Dna di Alberto Stasi e di Chiara Poggi sui resti della colazione della mattina del 13 agosto sulla cannuccia del brick dell’Estathé.
Il Dna di Stasi e l’aggressione in cucina
Un risultato quello del Dna di Stasi che ha portato i consulenti della famiglia Poggi ha rianalizzare alcuni dati e a ipotizzare che l’aggressione mortale potrebbe essere iniziata in cucina e non sull’ingresso della villetta di via Pascoli a Garlasco come ricostruito finora. Un’ipotesi quello dell’assalto alla giovane su cui il team legale, che da sempre assiste la famiglia della 26enne, aveva già formulato nel 2009. Quando era ancora lontana la sentenza definitiva ad Alberto Stasi, l’allora fidanzato della vittima.
L’elaborato è stato realizzato da Dario Redaelli, ex poliziotto ed esperto di analisi della scena del crimine. La consulenza ribadisce una tesi sostenuta dalla parte civile fin dal primo processo ad Alberto Stasi, celebrato nel 2009: il litigio culminato nell’omicidio non sarebbe avvenuto sull’uscio dell’abitazione, come ricostruito all’epoca dal Ris dei carabinieri, ma all’interno della cucina.