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La Russa che parla (male) della Flotilla ci dà una notizia

"Quanti palestinesi hanno salvato le flottiglie? Quanti bambini sono rimasti in vita, grazie alla Flotilla?". Sono frasi indicative
La Russa che parla (male) della Flotilla ci dà una notizia
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di Roberto Celante

Nell’ambito della presentazione di un libro, il Presidente del Senato Ignazio La Russa ha commentato le iniziative della Global Sumud Flotilla: quella dello scorso anno e quella degli ultimi giorni, naturalmente delegittimandole ed accusando gli attivisti della ricerca “a scarso rischio” di un significativo “ritorno mediatico”. La notizia, a ben vedere, non è questa: non è un mistero la posizione della Destra su Israele e la Questione palestinese. Non è una notizia nemmeno che l’attuale Presidente del Senato insista a sostenere posizioni politiche di parte, nonostante chi eserciti il suo ruolo debba astenersi dal farlo. La notizia è un’altra. L’ha data, inconsapevolmente, lo stesso La Russa ritenendo, con ciò, di limitarsi ad introdurre il proprio pensiero su basi pragmatiche e incontestabili: “Quanti palestinesi hanno salvato le flottiglie? Quanti bambini sono rimasti in vita, grazie alla Flotilla?”

Sono frasi indicative, perché chiariscono che si era capito bene che lo scorso anno i palestinesi stavano subendo un genocidio e che tuttora la Striscia di Gaza è soggetta ad un blocco navale israeliano che, negando il transito di beni di prima necessità, mantiene la popolazione in condizioni di vita al limite della sopravvivenza. La Russa, quindi, ha rivelato spontaneamente di sapere quale sia la realtà di un territorio ancora occupato, nel quale ogni giorno si continuano a contare delle vittime, anche fra i bambini, perché l’IDF sta continuando ad uccidere. La stessa Premier lo ha fatto capire qualche giorno fa, dicendo che le “sfugge l’utilità dell’iniziativa della Flotilla, a parte dare al governo molto lavoro e molti problemi da risolvere, come se non ne avessimo già a sufficienza”.

Ora, poiché la seconda carica dello Stato ha dimostrato di aver capito la situazione di Gaza e non si dubita che l’abbia compresa anche la Premier, si potrebbe provare a spiegare quale sia l’utilità dell’iniziativa della Flotilla, a partire dal motivo stesso della sua costituzione: la sostanziale inerzia della comunità internazionale di fronte a un genocidio. Infatti, nonostante i rapporti ONU di Albanese e Pillay, le potenze occidentali non hanno compiuto alcuna iniziativa diplomatica, se non dissuasiva, quantomeno di censura nei confronti delle azioni di Israele nella Striscia. Soltanto Spagna e Sudafrica hanno preso una posizione chiara di condanna e con effetti concreti verso Israele, rispettivamente con l’embargo sulle armi e la denuncia presso la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia.

L’UE potrebbe rescindere l’accordo commerciale con Israele, come proposto dal Premier spagnolo Sanchez. È attiva in tal senso una raccolta firme volta ad ottenere una dichiarazione d’intenti e gli eventuali provvedimenti conseguenti da parte della Commissione europea. Questa raccolta firme, tuttavia, sta passando quasi in sordina, come ormai non fa più notizia la situazione drammatica, cronicizzata, nella Striscia di Gaza.

È in questo contesto di inerzia diplomatica, che gli attivisti della Flotilla hanno deciso di intraprendere un’altra spedizione. Lo scopo principale era quello di rompere pacificamente il blocco navale e consegnare aiuti alla popolazione. Ma c’era anche uno scopo secondario, nel caso di ostilità di Israele: il “ritorno mediatico”, di cui parlava La Russa, ma non per perseguire scopi personali, bensì per sensibilizzare l’opinione pubblica europea e mondiale sulla situazione della Striscia, a cui il Piano di pace di Trump non ha finora riportato condizioni di vita accettabili sotto ogni punto di vista, a partire da quello del rispetto della dignità umana.

In ultima analisi, l’aspetto surreale delle spedizioni della Global Sumud Flotilla è vedere semplici cittadini, provenienti da tutto il mondo, farsi carico di supplire all’inerzia dei propri governi. Anzi, no, non è poi così strano: è molto più strano che siano così in pochi a sentire il bisogno di tentare di compiere atti umanitari.

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