Giornata politica tesa per il Movimento Cinque Stelle. Con le dimissioni della senatrice Giovanna Mangili respinte dall’aula del Senato, con tanto di “lezioni” di bon ton istituzionale impartite dai colleghi dei vituperati partiti. Mangili aveva annunciato l’intenzione di lasciare lo scranno, poco dopo le elezioni, per “motivi personali”, messi però poi in relazione da suo marito con le accuse di una carriera poco limpida nel Movimento. Ma la larga maggioranza dei colleghi ha giudicato poco chiare le motivazioni addotte, e in aula è stato ricordato che le dimissioni da senatore non sono un fatto esclusivamente personale. Intanto, fuori da Montecitorio, i due deputati Massimo Artini e Massimo De Rosa si sono trovati a fronteggiare un gruppo di contestatori gli chiedevano di “votare la fiducia”

Quasi un assedio, da dentro e fuori il Palazzo, su quello che è diventato il tema centrale del dopo elezioni: il comportamento dei “grillini” nelle istituzioni appena conquistate. Quanto debbano restare duri e e puri – ma improduttivi di cambiamento concreto – o “sporcarsi le mani” collaborando in qualche modo con gli altri, per portare a casa i primi risultati. Alla fine è intervenuto Beppe Grillo a ricordare, sul suo blog, che se qualcuno ha marcato sulla scheda il simbolo del M5S pensando a “un accordo coi vecchi partiti”, ha semplicemente “sbagliato voto”.

Però l’agenzia Adn Kronos quantifica addirittura in “oltre una quarantina”di parlamentari  “l’ala dialogante” dei parlamentari Cinque stelle, cioè deputati e senatori che giudicano la linea finora adottata “troppo intransigente”. E che sottolinenao come possa diventare difficilissimo, “oltre che dannoso”, restare nel Palazzo senza aprirsi al confronto con gli altri. “Sull’elezione del prossimo Presidente della Repubblica nessuno ci ha chiesto di dire la nostra – fa notare una giovane deputata sentita dall’agenzia di stampa – Ma come potrebbero? Ormai abbiamo alzato mura invalicabili”.

Ma la linea dura e pura è stata ribadita ancora oggi dal leader Beppe Grillo. “Perché hai votato il Movimento 5 Stelle? Per fare un accordo con i vecchi partiti?” Con un lungo elenco, Grillo lancia, dal suo blog, un ammonimento agli elettori del Movimento. Diciannove domande che indicano le motivazioni sbagliate per  le quali un elettore dovrebbe sostenere il M5S. 

“Hai sbagliato voto” è la conclusione dell’ex comico genovese, se sostieni il M5s  “Per discutere con il pdmenoelle di programma quando quello del M5S è il suo esatto contrario”. Una chiusura totale, quindi, all’appoggio a un eventuale governo Pd. E, sempre dal post sul blog, Grillo chiude anche alla partecipazione M5S alle riunioni con i saggi: “Perché hai votato M5S?” “Per partecipare a riunioni extra parlamentari di 10 saggi che sono parte del problema?”

Le domande ribadiscono, poi, alcuni punti fondamentali sostenuti dal Movimento 5 Stelle. “Perché hai votato M5S?” “Per non fare nessuna legge contro il conflitto di interessi?”, “Per fare la Tav, la Gronda e gli inceneritori di Bersani?”, “Per mantenere una televisione pubblica indecente e mantenuta dalle tasse degli italiani, controllata dai partiti e in perdita di 250 milioni di euro?”. Un riferimento va anche all’ex presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Perchè hai votato M5S? “Per permettere l’ingresso nel Tribunale della Repubblica di Milano dei parlamentari del Pdl a difesa di Berlusconi, un atto inaudito non sanzionato dalle Istituzioni?”. 

Alla fine dell’elenco, l’invito è chiaro: “Se hai votato per il M5S anche soltanto per uno di questi punti, allora hai sbagliato voto. Mi dispiace. La prossima volta vota per un partito“.