Il nuovo Gip di Napoli ha firmato una nuova ordinanza di custodia cautelare a carico del figlio di Sandokan, Nicola Schiavone, del fratello di Totò Riina, Gaetano Riina, e di altri esponenti di spicco della camorra casalese e della mafia siciliana. Sono state eseguite stamane dalla squadra mobile di Caserta e dal centro operativo Dia di Roma. Un identico provvedimento, emesso il 14 novembre scorso, era stato annullato dal Riesame “per carenza di motivazioni autonome”, perché il Gip precedente si sarebbe limitato a fare il copia e incolla delle richieste di arresto della Procura Antimafia. Il vizio formale è stato ora superato grazie all’acquisizione dei gravi indizi di colpevolezza. Schiavone e Gaetano Riina erano comunque in carcere per altri reati.

Sei le misure restrittive compiute stamane, nell’ambito dell’inchiesta sull’alleanza tra i Casalesi e la cosca Riina-Messina Denaro per conquistare il monopolio dei trasporti su gomma e sulla commercializzazione all’ingrosso dei prodotti ortofrutticoli sull’asse Sicilia-Campania-Lazio, sulle tratte tra la terraferma e la Sicilia e verso il mercato ortofrutticolo di Fondi (Latina), sul quale si erano concentrate le attenzioni e gli appetiti dei clan più agguerriti del casertano, compreso quello capeggiato da Michele Zagaria.

Quattro delle sei ordinanze eseguite stamane sono state notificate in carcere nei confronti di Nicola Schiavone, 32 anni, figlio di Francesco, soprannominato “Sandokan”, Antonio e Massimo Sfraga, rispettivamente di 45 e 38 anni, e Gaetano Riina, 78 anni, fratello di Salvatore Riina. In manette, invece, sono finiti Carmelo Gagliano, 45enne di Marsala (Trapani) e Pasquale Coppola, 24 anni, nato a Pollena Trocchia (Napoli). Sono tutti accusati a vario titolo, di associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, illecita concorrenza, detenzione e porto illegale di armi da guerra, reati aggravati dalla metodologia mafiosa. Le sei ordinanze sono legate all’operazione “Sud Pontino” coordinata dalla Dda partenopea e conclusasi nel maggio del 2010 con l’emissione di 60 ordinanze di custodia cautelare in carcere.

Le indagini hanno fatto emergere l’esistenza di un accordo tra camorra e mafia: il clan dei Casalesi, in cambio del monopolio dei trasporti in favore di una ditta appartenente a elementi di vertice dell’organizzazione, garantivano a imprenditori del commercio all’ingrosso organici alla mafia, la possibilità di vendere i prodotti ortofrutticoli provenienti dalla Sicilia in regime esclusivo sui mercati campani e del basso Lazio. Mercati ‘controllati e condizionati’ dai casalesi. Svelato anche un ingente traffico di armi, acquistate nell’Est Europa dai Casalesi, realizzato utilizzando gli autotreni delle imprese di trasporto controllate e gestite dalle organizzazioni camorristiche.