Dopo la clamorosa protesta, arriva la collaborazione dei cittadini napoletani. Proprio dai Quartieri spagnoli, il dedalo di vicoli che affacciano su Piazza del Plebiscito, da dove nei giorni scorsi era partita la rivolta più dura. Armati di mascherine e tute bianche, i cittadini esasperati dai miasmi avevano trascinato cassonetti colmi e sacchetti abbandonati giù fino a via Toledo, la strada dello shopping. Immagini che hanno fatto il giro dei siti internet di tutto il mondo. La notte scorsa, la scena è stata di tutt’altro tenore. I cittadini del popolare quartiere del centro storico della città, si sono imposti una rigida autoregolamentazione: via i cassonetti, i rifiuti in strada si portano al passaggio del camioncino dell’Asia, la municipalizzata del Comune incaricata della raccolta di rifiuti. Così, all’arrivo del mezzo, il caratteristico passaparola delle massaie per ritirare dentro i panni stesi in caso di pioggia si è trasformato in segnale per portar giù la spazzatura. Per molti, è il segnale di nuovo risveglio del senso civico di una parte della città. Ma è ancora presto per parlare di svolta.

Nella notte, in altri quarteri, non sono mancati momenti di tensione e di protesta. Il cliché resta sempre lo stesso: cassonetti ribaltati, strade invase dai sacchetti, traffico bloccato. Gli incendi di cumuli di spazzatura sono stati oltre 40 ieri, poco meno della notte precedente (Leggi la cronaca di ieri). “È evidente che c’è una strategia dietro ai roghi e ai blocchi stradali” ha dichiarato questa mattina il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. “Qualunque cittadino – ha proseguito – sa che l’incendio di un cassonetto causa diossina e che i rifiuti incendiati diventano speciali e occorrono giorni per rimuoverli”. Un disegno preciso, messo in atto, secondo l’ex pm, “quando noi dal Comune abbiamo emanato quattro ordinanze, avviando una rivoluzione”.

Sul fronte della raccolta, intanto, alle venti di ieri sera, i mezzi dell’Asia, scortati dalle pattuglie della Polizia municipale, erano riusciti a togliere dalle strade quasi 1800 tonnellate di munnezza, sfruttando i siti di stoccaggio temporaneo individuati dal Comune e tenuti top-secret per evitare blocchi. La produzione quotidiana riesce ad essere smaltita tutta, la giacenza cala di circa il 10 per cento ogni giorno. Di questo passo, ci vorranno ancora una decina di giorni prima della fine di questa crisi, la più brutta dal 2008 a oggi. Ma Luigi De Magistris non vuol parlar più di scadenze. Dopo lo scivolone mediatico con la promessa di ripulire Napoli in 5 giorni il sindaco misura le sue parole: “Le tonnellate in strada, anche se lentamente, stanno scendendo, ce ne sono 100 in meno al giorno – ha dichiarato in un’intervista al Mattino di Napoli – Dico che stiamo uscendo dal tunnel, non dirò mai quanti giorni ci vogliono, i napoletani devono stare tranquilli non saranno mai soli, ci sono io. Il sindaco ha vinto per cambiare questa città e questa città sarà cambiata”.

Ottimismo distillato anche questa mattina, a margine di un incontro pubblico, specie dopo l’incontro istituzionale di ieri a Roma, con il ministro Prestigiacomo, dove l’ex pm ha avuto le garanzie che chiedeva: no allo stato di emergenza, impegno del Governo per garantire lo smaltimento fuori regione fino a quando la Provincia di Napoli non allestirà una nuova discarica. Ma se De Magistris dice ai napoletani di stare tranquilli che “Roma ci vuole bene” – più con un occhio rivolto al Capo dello Stato, in verità, che al governo – un ostacolo sull’uscita dal tunnel viene dalla Lega, che minaccia di non votare il decreto-rifiuti.

Lo scontro nel governo è andato avanti fino a notte fonda, con Berlusconi messo in un angolo dagli alleati leghisti. “La responsabilità, ora più che mai, pesa sulle spalle del premier – dice de Magistris – La disponibilità delle altre Regioni a prendere rifiuti c’è, spetta a Berlusconi fare il decreto sbloccaflussi ed evitare rischi per la salute dei napoletani”. Così, quel Governo che sui rifiuti di Napoli aveva raccolto il massimo del gradimento, rischia di rimanere seppellito sotto una valanga di munnezza. Per sempre.

di Vito Laudadio e Andrea Postiglione