Dodici mesi dopo la morte di Stefano Cucchi, i familiari sono ancora in attesa che giustizia venga fatta. Lo hanno ribadito oggi a Roma durante la presentazione dell’ottava edizione del “Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia” dell’associazione per i diritti dei detenuti Antigone.

La storia di Stefano è nota. Aveva 31 anni quando nella notte tra il 15 e il 16 ottobre viene fermato dai carabinieri perché in possesso di un piccolo quantitativo di droga e condotto in carcere. Sette giorni dopo muore. Dopo essere passato da vari ospedali e ambulatori senza avere mai la possibilità di vedere la sua famiglia. I genitori quando si presentano all’obitorio per il riconoscimento della salma si trovano di fronte a un corpo e a un viso devastati dalle percosse. Con coraggio la famiglia decide di mostrare le immagini di loro figlio alla stampa. Come ha ribadito più volte sua sorella Ilaria: “Prima ancora della giustizia, noi vogliamo la verità. Voglio sapere perché mio fratello è morto”.

Come dimostrano i dati di Antigone, la storia di Cucchi non è un caso isolato. Assieme al sovraffollamento, l’emergenza principale degli istituti di pena italiani è la morte dei detenuti. Solo scorso anno ci sono stati 113 decessi: 72 suicidi, 18 per cause ancora da accertare, 22 per malattia e uno per omicidio. E nei primi nove mesi del 2010, i suicidi sono già stati 55. Fra le cause di questa strage silenziosa c’è sicuramente la carenza di personale tra gli educatori e gli assistenti sociali. Secondo il rapporto, infatti, ne sono previsti rispettivamente 1.331 e 1.507. Ma al primo settembre scorso, in servizio erano solo 1.031 gli educatori e 1.105 gli assistenti sociali. Un operatore ogni sessanta detenuti.

Secondo l’associazione, le 206 carceri italiane sono “fuorilegge dal punto di vista socio-sanitario” e le condizioni di vita dei detenuti “sono inumane”. 68.527 detenuti, per un totale di 44.612 posti letto regolamentari. 15.233 le persone in attesa di giudizio, record assoluto in Europa.

Come risolvere il collasso del sistema penitenziario? Una risposta potrebbero darla proprio i dati di Antigone che registra la brusca frenata nell’aumento dei detenuti nelle carceri italiane: “Nei primi sei mesi del 2010 i reclusi sono aumentati di 3.647 unità ogni 30 giorni, mentre negli ultimi tre mesi sono cresciuti di sole 269 unità. La diminuzione riguarda sia gli italiani che gli stranieri. Ma visto che le leggi non sono cambiate – rilevano gli esperti dell’associazione – la diminuzione dei detenuti è dovuta al fatto che i poliziotti arrestano meno per il tutto esaurito nelle carceri.

Nel 2009 il ministro della Giustizia Angelino Alfano, assieme al premier Silvio Berlusconi, aveva promesso interventi specifici per oltre 17mila nuovi posti. Ma intanto, oltre all’evidente immobilismo, i membri dell’associazione denunciano che: “La metà dei finanziamenti della cassa delle ammende 2009-2010, le cui risorse derivano dai soldi pagati dai condannati utilizzati per l’assistenza alle famiglie dei detenuti, per i programmi di reinserimento, e dal 2008 anche per l’edilizia penitenziaria, sono usati poco e male. Ed è La Sicilia l’unica regione in cui vengono finanziati progetti il cui capofila non appartiene alla Amministrazione Penitenziaria”.

Intanto nella giornata che ricorda la morte di Stefano Cucchi, nel quartiere dove abitava il ragazzo, sono apparse anche scritte contro il ministro della Difesa Ignazio La Russa, “fascista che copre i carabinieri” ma uno striscione riporta la memoria di Stefano: “il ricordo non basta” e proprio per questo è in programma un presidio alle 17 in piazza della Marranella a Roma, una messa commemorativa e la presentazione del libro di Ilaria Cucchi, dedicato al fratello: Volevo dirti che non eri solo.

di Luigina D’Emilio