Cucine stellate di giorno, overdose di notte - 2/7
La parte più sorprendente della vicenda è che, mentre la sua vita privata sprofondava nel caos, Gill continuava a lavorare — e a farlo bene — in alcune delle cucine più prestigiose di Londra: dal Soho di Spuntino al raffinato Delaunay di Covent Garden, passando per un ristorante insignito di una stella Michelin. Ogni mattina, prima del servizio, sniffava ketamina e cocaina direttamente dal filo dei suoi coltelli da chef per “riavviare il sistema”.
In un episodio che lui stesso definisce quasi grottesco, durante un pranzo per un gruppo di broker, lui e un collega smarrirono la loro scorta di ketamina per poi ritrovarla, davanti agli occhi dei clienti, spolverata sopra il piatto di tonno appena servito. Un’altra volta venne trovato privo di sensi nell’ufficio del suo manager, una mano dentro un sacchetto di polvere bianca, l’altra in un piatto di polpette.
“Volevo disperatamente sembrare a posto e pensavo di esserci riuscito. L’unica cosa peggiore del tormento fisico ed emotivo che vivevo era che gli altri lo scoprissero”, spiega.