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Sconfitta monumentale per Trump a Versailles, ma i cortigiani non gli chiederanno conto della realtà

Don’t worry, Donny. Finché sarai al potere, ogni capo di Stato europeo continuerà a dormire con le ginocchiere sul comodino
Sconfitta monumentale per Trump a Versailles, ma i cortigiani non gli chiederanno conto della realtà
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di Serena Poli

Donald Trump ha firmato una sconfitta monumentale, mentre Emmanuel Macron applaudiva e si congratulava “Bravo, good job!”. Con buona pace della retorica Epic Fury (così aveva battezzato la sua operazione militare), il bilancio per il tycoon è una disfatta su tutti i fronti, basta leggere il testo del Memorandum. Regime change, fallito. Controllo dello Stretto di Hormuz, fallito (ha dovuto trattare per riaprirlo). Congelamento del nucleare e dei missili balistici, fallito.

Come se non bastasse, per farsi firmare la carta, ha dovuto sbloccare di nuovo i miliardi di asset iraniani, senza contare il paragrafo 6 del Memorandum: “Gli Stati Uniti d’America si impegnano, insieme ai partner regionali, a sviluppare un piano definitivo e concordato reciprocamente, con almeno 300 miliardi di dollari statunitensi, per la ricostruzione e lo sviluppo economico della Repubblica Islamica dell’Iran”.

Peggio di lui, forse, solo la Germania nel 1919. Sempre a Versailles (i miei complimenti a Macron per la scelta, anche se credo che il comico simbolismo della location sia del tutto involontario). Direi che adesso, per la gioia di Giorgia Meloni, il buon vecchio Donald un Premio Nobel può dire di averlo vinto: non quello della Pace, ma quello del Contrappasso.

Viene in mente la spocchia di Guglielmo II nell’agosto del 1914, quando salutava le truppe tedesche in partenza per il fronte promettendo: “Tornerete nelle vostre case prima che siano cadute le foglie dagli alberi”. Allo stesso modo, Trump aveva garantito la risoluzione di tutti i conflitti in 24 ore, con la sicumera di chi pensa che la complessità geopolitica si pieghi a colpi di slogan. Anche prima della Grande Guerra tutti i paesi e i blocchi di alleanze si erano armati fino ai denti perché, si sa, “si vis pacem, para bellum”: il motto dei non lungimiranti, evidentemente. Eppure, negli ultimi giorni della sua rovina, almeno Guglielmo II ebbe un sussulto di dignità confessando: “La guerra è finita, certo in modo completamente diverso da quanto avevamo pensato”. Trump nemmeno quello, anzi: si è presentato al G7 dicendo “Hello. I’m the boss”, tra le risatine ruffiane dei convenuti.

Ma non si preoccupi, il vecchio Donald. Nessuno gli chiederà conto della realtà, perché i cortigiani sono sempre pronti a blandirlo. Il palcoscenico della sudditanza europea si è aperto con il regalo di Merz, una maglia della nazionale tedesca di calcio personalizzata con il numero 47, per il 47esimo Presidente degli Stati Uniti. Chiunque conosca la Smorfia Napoletana si sarà fatto una risata: dal ‘morto che parla’ al ‘morto che firma’, verrebbe da dire: un capo di Stato politicamente defunto sigla un’epocale sconfitta, circondato da plaudenti lacchè.

Per umana pietà (ma soprattutto per carenza di spazio) sorvolo su Giorgia Meloni: oggi tutti i di lei sostenitori esultano per il suo pugno duro con Donald, mentre io ho in mente il suo sguardo di adorazione mentre, sorridente, gli risponde “dai, Donald” quando lui le dice “sono stato abbandonato”.

Ora, Trump ha fornito la prova definitiva di essere un colossale perdente e, se ci penso, è pure abbastanza rassicurante trovare facilmente l’aggettivo da attribuirgli; ciò che mi manca è la parola per definire gli altri presenti, perché ‘ruffiani’ non basta. Cerco sinonimi peggiorativi, mi arrovello, ma il nostro meraviglioso vocabolario non mi viene incontro. Non trovo una parola che incarni appieno la dabbenaggine, la sconsiderata e al contempo patetica sottomissione che legittimano pericolosamente un vecchio pazzo nel suo credersi Dio. Non ho la parola, insomma, ma mi viene in soccorso un’immagine: il famosissimo meme this is fine, un cane seduto al tavolo con una tazza di caffè, imperturbabile mentre la stanza intorno a lui è divorata dalle fiamme.

Don’t worry, Donny. Finché sarai al potere, non mancheranno le risatine a comando e le smancerie, perché ogni capo di Stato europeo continuerà, mentre tutto brucia, a dormire con le ginocchiere sul comodino.

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