Il mondo FQ

Ceuta, la Spagna accusa il Marocco: “Persone mandate a morire”. Aperta un’indagine per traffico di esseri umani

Si tratta del primo affondo del governo iberico nei confronti del dirimpettaio africano con il quale i rapporti conoscono da sempre alti e bassi legati soprattutto alla postura di Madrid riguardo alla questione del Sahara Occidentale
Ceuta, la Spagna accusa il Marocco: “Persone mandate a morire”. Aperta un’indagine per traffico di esseri umani
Icona dei commenti Commenti

Ripreso il controllo della situazione a Ceuta e schivati gli attacchi della destra mondiale, con il governo italiano in prima fila, adesso la Spagna vuole andare fino in fondo e stabilire le responsabilità, se ci sono, dietro all’esodo di migranti nordafricani entrati nell’enclave lungo le coste del Marocco in poche ore. E per la prima volta Madrid, con la sua ministra della Difesa, Margarita Robles, si rivolge direttamente a Rabat chiedendo che venga fatta “piena luce” su quanto accaduto indagando “fino in fondo per sapere cosa è accaduto”. E attribuisce al Regno le responsabilità del fatto che, con operazioni del genere, “si mandino i giovani verso la morte”.

Si tratta del primo affondo del governo iberico nei confronti del dirimpettaio africano con il quale i rapporti conoscono da sempre alti e bassi legati soprattutto alla postura di Madrid riguardo alla questione del Sahara Occidentale. Non è un caso che il caos di Ceuta sia scoppiato proprio dopo la visita di Pedro Sanchez ad Algeri, nell’ambito del processo di normalizzazione tra i due Paesi dopo la rottura del 2022 dovuta proprio al cambio di posizione spagnolo sulla questione dei Saharawi. Inoltre, il governo socialista ha anche presentato una proposta di legge per facilitare la nazionalizzazione dei cittadini del West Sahara nati nel periodo della colonizzazione spagnola, compresi i loro discendenti diretti.

A ispirare il passo in avanti di Robles sono state le recenti dichiarazioni del capo del governo e dei ministri dell’Interno e degli Esteri, Fernando Grande-Marlaska e José Manuel Albares, che hanno attribuito la più grande crisi migratoria dell’enclave alle mafie e alle reti di trafficanti di esseri umani: “Chiedo al governo del Marocco di indagare chi c’è dietro queste reti, chi ha la responsabilità, chi ha organizzato tutto, attraverso le mafie, e chi ha ingannato queste persone – ha detto la ministra – Non può essere che si utilizzino minori, come sono stati utilizzati, o anche persone, mandandole a morte nel mare”. Su segnalazione del partito Iusticia Europa. anche il tribunale dell’Audiencia Nacional ha aperto un’inchiesta chiedendo alla polizia nazionale un rapporto sull’ingresso “irregolare massiccio” di migranti a Ceuta per accertare se vi sia stata “un’azione coordinata e diretta” da parte di gruppi criminali. I reati ipotizzati sono quelli di favoreggiamento dell’immigrazione illegale, traffico di persone, organizzazione criminale e omissione del dovere di perseguire i reati.

Maria Tardon, titolare dell’inchiesta, segnala che i fatti accaduti presentano elementi che “fanno presumere la possibile esistenza di un illecito penale“. Ma prima di decidere sulla competenza dell’Audiencia Nacional – che indaga reati collegati alla criminalità organizzata internazionale, il terrorismo e il traffico di droga – ha chiesto alla polizia di verificare se vi siano state “azioni concertate o dirette” da “qualche organizzazione o gruppo criminale” ed, eventualmente, di “individuare chi vi abbia potuto partecipare”.

La titolare della Difesa ha poi difeso il lavoro dei servizi di intelligence spagnoli, dopo che il ministro Grande Marlaska aveva assicurato di non aver ricevuto notizie del rischio di arrivi in massa a Ceuta nei giorni precedenti all’ondata di giovedì 30 luglio: “Il mio riconoscimento e ringraziamento va agli uomini e donne del Centro nazionale di Intelligence, del Cifas (i servizi delle forze armate, ndr), dei servizi di informazione della polizia e della Guardia Civil che sempre e in condizioni molto difficili compiono il loro lavoro”.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione