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Chat Delmastro, negata la visione dei documenti anche al presidente della Giunta Dori. Protestano le opposizioni

"Si profila una situazione inedita di conflitto istituzionale. Da nessuna parte è scritto che io non possa farlo", dichiara Dori. Protesta del M5s in Aula: "Fuori le chat! Aprite la cassaforte!"
Chat Delmastro, negata la visione dei documenti anche al presidente della Giunta Dori. Protestano le opposizioni
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La mossa del presidente della Camera Lorenzo Fontana blocca tutti. Anche Devis Dori che, in qualità di presidente della Giunta per le Autorizzazioni, ha chiesto agli uffici di potere visionare personalmente il cd inviato dalla Procura di Roma con le conversazioni tra l’ex sottosegretario di Fratelli d’Italia, Andrea Delmastro, e il ristoratore ed ex prestanome del clan Senese, Mauro Caroccia. “Mi è stato risposto che la decisione del presidente Fontana coinvolge non solo i membri di Giunta, ma lo stesso presidente a cui è stato inviato il cd ai fini delle decisioni”. I documenti inviati dai pm erano stati infatti inoltrati alla Giunta, ma dopo che Dori (di Avs) aveva dato il via libera ai membri alla visione delle conversazioni, la destra ha protestato appellandosi a Fontana. E il presidente di Montecitorio si è attivato, sospendendo tutto: prima dovrà dare il suo parere la Giunta per il Regolamento.

“A questo punto si profila una situazione inedita di conflitto istituzionale: il presidente della Camera aveva chiesto di non dare seguito alla mia scelta di far accedere i componenti della Giunta ai documenti che riguardano Delmastro, in attesa delle valutazioni della Giunta per il Regolamento, ma da nessuna parte è scritto che io non possa farlo. In questo modo un presidente di un organismo chiave si viene a trovare privato di autonomia di scelta, questo non è accettabile. Il mio unico scopo è di garantire le prerogative della Giunta Autorizzazioni”, incalza Dori.

“Non siamo in regime di Stasi, non ci sono precedenti. Chiediamo a Fontana di rendere conto di questa decisione tutta politica”, aggiunge intervenendo in Aula della Camera la capogruppo di Avs Luana Zanella. Sempre a Montecitorio, le deputate e i deputati del M5S – alla fine dell’intervento del capogruppo Riccardo Ricciardi – hanno esposto due striscioni con scritto “Fuori le chat! Aprite la cassaforte! mentre aprivano lo sportello di una piccola cassaforte tirandone fuori un cd. “La Procura ritiene quelle chat essenziali per fare luce sugli affari del clan camorristico Senese, ma la maggioranza continua ad alzare muri. La destra di nuovo si schiera dalla parte sbagliata: con le mafie. Noi no. Noi chiediamo una cosa semplice: trasparenza e nessuno scudo politico. Le chat vanno consegnate. La verità non si nasconde”, scrive la deputata M5s Chiara Appendino in un post sui suoi canali social. Di “gravissimo attacco alle prerogative dei parlamentari” parla il deputato del Pd Federico Gianassi: “Ci dispiace – aggiunge – che questa destra stia riuscendo con questa azione di pressione politica a condizionare anche l’azione del presidente della Camera”. Per Gianassi “se la destra, Fdi e Meloni decidono che bisogna tutelare la segretezza di quella conversazione a costo di sacrificare un procedimento contro la mafia, almeno non andassero più a celebrare Borsellino e i caduti per la mafia”.

Dalla maggioranza le reazioni sono opposte. Per Dario Iaia, capogruppo di Fratelli d’Italia nella Giunta per le Autorizzazioni, “le dichiarazioni di Devis Dori confermano un approccio profondamente ideologico e strumentale”. Per i meloniani, Fontana “ha assunto una decisione improntata alla massima prudenza istituzionale, rinviando ogni valutazione alla Giunta per il Regolamento, l’unico organo competente a chiarire la corretta interpretazione delle norme. È esattamente ciò che dovrebbe fare chi ha la responsabilità di tutelare le prerogative della Camera. È paradossale – sottolinea Iaia – che proprio Dori, che fino a ieri pretendeva di impartire direttive agli altri componenti della Giunta, oggi si lamenti perché non può fare ciò che ritiene consentito senza attendere il pronunciamento dell’organo competente”. Per la deputata leghista Laura Cavandoli le parole di Dori “rappresentano l’ennesimo tentativo di alimentare una polemica politica pretestuosa e priva di fondamento”. Per Cavandoli “le regole valgono per tutti e non possono essere piegate alle convenienze politiche”.

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