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Armi all’Ucraina, Schlein risponde a Conte: “Prima il programma condiviso, poi le primarie. Chi vince deve guidare tutta la coalizione”

Tensione nel centrosinistra dopo la sfida del leader M5s su uno dei nodi più divisivi. Renzi non se lo fa dire due volte: "Noi siamo pronti". Fratoianni frena: "I gazebo non decidono il programma"
Armi all’Ucraina, Schlein risponde a Conte: “Prima il programma condiviso, poi le primarie. Chi vince deve guidare tutta la coalizione”
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Una coalizione già sotto alta pressione. È bastato che il leader 5 stelle Giuseppe Conte sfidasse gli alleati sul nodo delle armi all’Ucraina per aprire la prima crepa nel percorso che dovrebbe portarli tutti compatti alle prossime elezioni. Per l’esponente M5s infatti, la linea da tenere la sceglierà chi vince le primarie: “Faremo decidere gli italiani“, ha detto. Una frase che ha squarciato la pace apparente tra i futuri presunti alleati. Tanto che, per rispondere, la leader dem Elly Schlein ci ha messo quasi 24 ore: “Non funziona così”, ha detto in serata ai microfoni del Tg3. “Prima il programma condiviso da tutta l’alleanza e poi le primarie, perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito”. Quindi ha cercato, con un tentativo in extremis, di spostare l’attezione su altri temi: “Adesso non perdiamoci in discussioni tra di noi, concentriamoci sui fallimenti di questo governo e sulle nostre proposte concrete, come quella che abbiamo firmato tutti sul congedo paritario”.

Ma è tardi per riuscire a ricucire quello che si candida a essere uno degli strappi più discussi dell’estate. Anche perché, a destra e a sinistra non si parla d’altro. Chi non se lo è fatto dire due volte è l’ex nemico Matteo Renzi: “Le nostre idee si difendono ai gazebo, non coi proclami. Noi siamo pronti alle primarie“. Una dichiarazione di sfida a sua volta, perché rivolta a una coalizione dove uno dei principali alleati – il M5s – non lo vorrebbe seduto al tavolo. Renzi ha quindi rivendicato la possibilità di dialogo anche tra posizioni opposte: “In tutto il mondo ci sono due sinistre, con idee diverse sull’economia, la politica estera, l’energia. Ci sono da sempre gli Obama e i Sanders, i Biden e le Ocasio-Cortez. E le primarie servono a decidere candidato e sensibilità programmatiche”, ha scritto sui social. “Il nodo è che il giorno dopo nessuno si può tirare indietro, chiunque vinca. Il giorno dopo tutti insieme. Altrimenti non sono primarie ma è una presa in giro“.

Quello che è chiaro è che, quando a settembre si aprirà il tavolo di programma, secondo Conte difficilmente sulle armi all’Ucraina si troverà un accordo fra M5s, Pd, Avs e magari Iv, i centristi e chissà chi altro. Per il presidente M5s la soluzione arriverà con le primarie: chi le vince detta la linea. Dichiarazioni che hanno scatenato le proteste dei falchi Pd – da Quartapelle a Sensi – e le perplessità dell’ala riformista. Per Alessandro Alfieri, responsabile dem delle Riforme, “affidare alla battaglia delle primarie temi delicati come la politica estera” è sbagliato. “Credo che chi si candida a guidare il Paese deve sapere unire”, ha detto, “e che temi così delicati, su cui si costruisce la credibilità di una coalizione di governo, debbano essere affidati al confronto tra i partiti che trovano punti di sintesi avanzati nel programma che ci deve poi unire tutti. A prescindere da chi sosterranno alle primarie. Sarebbe invece un grave errore affidarne la soluzione alla battaglia delle primarie”.

Freddezza anche dall’ala sinistra. Per Nicola Fratoianni, il leader di Sinistra italiana che sulle armi ha posizioni molto più vicine ai 5 stelle, l’accordo sui temi dev’essere fatto prima che venga scelto chi guiderà il fronte: “Che siano posizioni diversi su alcuni temi è noto ed è normale all’interno di una coalizione. Ma le primarie, o le eventuali primarie, non possono diventare lo strumento che stabilisce il programma. Non siamo mica nel presidenzialismo. Non è che chi vince le primarie stabilisce il programma dell’intera coalizione”, dice all’agenzia AdnKronos.

Intanto a destra, prova il ministro degli Esteri Antonio Tajani a muovere il coltello nella spaccatura tra il M5s e il Pd. “Preoccupa l’assordante silenzio di Elly Schlein di fronte alle esternazioni filo russe di Giuseppe Conte”, dice il vicepremier e segretario di Forza Italia. “La sinistra italiana ci dica se sta dalla parte del popolo ucraino o dalla parte di Putin. Se sta dalla parte della democrazia o dalla parte delle dittature. Se vuole che i russi continuino a martellare case, ospedali e città patrimonio dell’umanità oppure vuole impedire il lancio di missili balistici che possono raggiungere anche le nostre Capitali. Se crede nella libertà oppure no. Se sta con l’Europa o contro l’Europa”.

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