Il mondo FQ

La Spagna riapre la contesa con l’Italia: “Non è stata all’altezza nel gestire la crisi migratoria. Noi aiutammo Roma per solidarietà”

Il ministro degli Esteri: "Aver rimpatriato subito quasi tutti è un risultato senza precedenti, piacerebbe a Bruxelles, per esempio a Roma"
La Spagna riapre la contesa con l’Italia: “Non è stata all’altezza nel gestire la crisi migratoria. Noi aiutammo Roma per solidarietà”
Icona dei commenti Commenti

L’Italia è ‘inondata‘ dai migranti, al punto che in varie occasioni noi, il resto dei Paesi europei, abbiamo dovuto accoglierne una parte“. A parlare è il ministro degli Esteri della Spagna Josè Manuel Albares. Si riapre la polemica a distanza tra Roma e Madrid, anche perché il governo italiano non solo è stato il primo a parlare di sospendere gli accordi di Schengen dopo le prime immagini di Ceuta (peraltro quando già decine di migliaia di marocchini in realtà erano stati respinti oltre confine), ma ha utilizzato anche questo episodio per rimettere in agenda a Bruxelles il suo “modello Albania“, cioè i Cpr in territori extra-europei. Albares mette in evidenza l’atteggiamento italiano rispetto a ciò che in questi anni hanno fatto gli altri Stati membri europei e ciò che gli stessi esecutivi italiani hanno sempre chiesto, cioè solidarietà. La Spagna, dunque, “chiederà” solidarietà ai partner europei martedì, durante la riunione dei ministri dell’Interno dei 27 Paesi UE e della Commissione Europea. E proprio Albares passa poi al contrattacco: la crisi migratoria, spiega, deve essere affrontata come questione europea, “ci sono stati governi che non non sono stati all’altezza e anche alcuni politici e partiti in Spagna” che hanno assunto posizioni a suo dire “irresponsabili”. E ha concluso: “Il governo italiano è stato uno di questi“.

Il ministro spagnolo ha parlato in un’intervista alla tv pubblica spagnola Tve. Il giornalista gli aveva chiesto se non ci fosse stata una falla nel dispositivo di intelligence e sicurezza, tale da “perdersi” l’arrivo di 50mila persone, anche con grande tam tam sui social, com’è stato ricostruito più tardi. Albares risponde: “Credo che tutti i ministeri – la diplomazia spagnola, ovviamente, e i canali diplomatici attivi fin dall’inizio, ma tutti i ministeri – abbiano fatto tutto ciò che era in loro potere; tutti hanno fatto la loro parte. Voglio sottolineare il lavoro della polizia, della Guardia Civil e anche dell’Esercito spagnolo, che hanno reso possibile questo risultato: un risultato davvero senza precedenti”. Albares in questo senso rivendica il lavoro: “Piacerebbe a Bruxelles, per esempio a un Paese come l’Italia – che registra il maggior numero di ingressi irregolari in Europa, il doppio rispetto alla Spagna, e che è stato letteralmente travolto (e continua a esserlo) dai migranti irregolari, al punto che in molte occasioni altri Paesi europei sono dovuti intervenire. La Spagna ha dimostrato solidarietà ricollocando alcuni di quei migranti e risolvendo così la situazione. Tutto ciò sarebbe stato impossibile senza la collaborazione e lo straordinario lavoro della polizia, della Guardia Civil e dell’Esercito. Pertanto, credo che tutti abbiano fatto il possibile fin dal primo minuto”.

Albares ha anche spiegato nell’intervista che per lui la disinformazione è stata l’elemento chiave che ha scatenato l’afflusso di massa di migranti a Ceuta. “Vi è stata una sincronizzazione da parte del movimento internazionale reazionario, che si è mosso rapidamente per amplificare quanto stava accadendo e diffondere menzogne ​​e notizie false sull’area Schengen”.

Il presidente di Ceuta, il popolare Juan Jesús Vivas, ha stimato lunedì che tra i 3mila e i 5mila migranti si trovino ancora nella città autonoma, aggiungendo che non è ancora tornata la normalità. Anche sui numeri c’è ancora un po’ di confusione a seconda delle fonti: per la Spagna sono arrivate oltre 50mila persone, per il Marocco 40mila. Per Rabat i morti sono stati solo 11, mentre le autorità di Ceuta riferiscono di 88 corpi recuperati in mare. Anche il governo marocchino, peraltro, ha respinto le accuse di un ruolo nell’afflusso massiccio di persone al confine con l’enclave spagnola, addossando la colpa “alle reti sociali e alle mafie”.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione