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In Uganda una statua per Yonatan Netanyahu, fratello del premier israeliano. Il legame tra i due Paesi e l’ascesa di Bibi: i motivi

Nel 1976, il fratello dell'attuale premier è morto proprio lì, nella città di Entebbe, durante una missione di liberazione degli ostaggi di un volo Air France partito da Tel Aviv il 27 giugno e dirottato da quattro terroristi
In Uganda una statua per Yonatan Netanyahu, fratello del premier israeliano. Il legame tra i due Paesi e l’ascesa di Bibi: i motivi
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L’Uganda ha inaugurato una statua in memoria di Yonatan Netanyahu, fratello maggiore dell’attuale premier israeliano, davanti a un vecchio terminal aeroportuale. La scelta del luogo non è casuale: nel 1976, Yonatan è morto proprio lì, nella città di Entebbe, durante una missione di liberazione degli ostaggi di un volo Air France partito da Tel Aviv il 27 giugno e dirottato da quattro terroristi. Il generale Muhoozi Kainerugaba, capo dell’esercito ugandese che ha presieduto l’evento, ha detto che il monumento che lo ritrae con una mitragliatrice in mano onora il suo coraggio e il suo “servizio disinteressato”.

L’Operazione Entebbe

Il legame tra Israele e Uganda, che Kainerugaba ha definito “un viaggio straordinario”, risale quindi a cinquant’anni fa. L’aereo era diretto a Parigi con a bordo 12 membri dell’equipaggio e 248 passeggeri, ma durante uno scalo ad Atene i quattro dirottatori salirono a bordo, prendendo il controllo dell’aereo e costringendolo a dirottare verso la Libia e poi verso l’Uganda, atterrando a Entebbe. Nel Paese governava allora il dittatore Idi Amin Dada, che supportava il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, e una volta atterrati ai quattro dirottatori si aggiunsero altre tre persone.

Circa la metà dei passeggeri fu liberata spontaneamente, ma in cambio dei 105 ostaggi rinchiusi nel terminal dell’aeroporto furono chiesti 5 milioni di dollari e la liberazione di 53 detenuti palestinesi in Israele, Francia, Germania, Svizzera e Kenya. Il governo israeliano guidato dal premier Yitzhak Rabin avviò le trattative, ma all’avvicinarsi del termine per il riscatto il ministro della Difesa Shimon Peres e il capo di Stato maggiore Mordechai Gur misero a punto un raid, guidato proprio dal colonnello Yonatan Netanyahu. Mentre il mondo intero festeggiava i 200 anni dell’indipendenza degli Stati Uniti, nella notte del 4 luglio quattro aerei da trasporto e uno di appoggio per il comando raggiunsero il terminal e avviarono uno scontro a fuoco, liberando la maggior parte degli ostaggi. Nell’operazione, durata meno di un’ora e mezza, furono infatti uccisi tre di loro, Jean-Jacques Mimouni, Pasco Cohen e Ida Borochovitch, mentre Dora Bloch, ricoverata in ospedale a Kampala per un malore durante il dirottamento, fu fatta sparire e successivamente assassinata dagli ufficiali di Amin come ritorsione per l’umiliazione subita e l’uccisione di 45 soldati ugandesi, oltre ai dirottatori e ai tre complici. L’unico decesso tra le fila israeliane fu invece quello del comandante Netanyahu.

Gli ugandesi denunciarono all’Onu l’azione, che era stata intrapresa prima della fine delle trattative diplomatiche, ma l’ex colonia inglese non fu ascoltata. Come riportato dalla Bbc, Kainerugaba ha definito quanto accaduto mezzo secolo fa “un capitolo doloroso della nostra storia”, ma ha aggiunto che le relazioni tra Uganda e Israele si sono evolute in una “partnership caratterizzata da fiducia reciproca, rispetto e cooperazione“.

L’ascesa di Bibi Netanyahu

La storia di Yonatan e l’Operazione Entebbe rappresentarono il trampolino di lancio per Benjamin Netanyahu, che dopo gli anni vissuti tra Gerusalemme e gli Stati Uniti tornò in Israele e fondò l’Istituto Anti-Terrore Yonatan Netanyahu. Figlio di uno dei padri del sionismo, ma con una formazione nel mondo del business grazie agli anni statunitensi, Bibi fu nominato Rappresentante Permanente di Israele alle Nazioni Unite dal primo ministro Yitzhak Shamir, incarico che mantenne dal 1984 al 1988. Nel 1993 entrò in politica con il partito conservatore Likud, per il quale fu leader dell’opposizione e poi ministro delle Finanze e primo ministro, iniziando nel 2022 il suo sesto mandato, ancora in corso. La linea politica di Netanyahu, con una visione dei palestinesi come “mai democratici” – popolare anche negli Stati Uniti e in Europa – e della pace come dominio militare attraverso la segregazione e l’eliminazione, è influenzata anche da questo episodio. È stato lui stesso, dieci anni fa, a ribadire il legame tra la perdita del fratello e i primi passi della sua carriera politica: durante una visita a Entebbe, Netanyahu disse infatti di aver imparato da Yonatan che “per sconfiggere i terroristi servono due cose: chiarezza e coraggio”.

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