La Banca Capital One: “300 conti della famiglia Trump chiusi per sospetto riciclaggio di denaro”
La banca Capital One ha chiesto a un giudice federale di archiviare la causa intentata dalla Trump Organization dopo che nel 2021 l’istituto aveva chiuso oltre 300 conti correnti intestati a persone legate al presidente degli Stati Uniti, sostenendo in un documento presentato il 28 luglio che la decisione è stata il risultato di “un rigoroso processo
avviato dai professionisti anti-riciclaggio di Capital One, con decenni di esperienza nelle forze dell’ordine”. E’ la prima volta che una banca collega formalmente il sospetto di un riciclaggio di denaro all’attività della famiglia del capo della Casa Bianca.
Capital One aveva annunciato l’intenzione di chiudere i depositi nel marzo 2021. La famiglia del capo della Casa Bianca sostiene che la decisione sia un atto di boicottaggio politico (“debanking”), tanto che nel marzo 2025 la Trump Organization ed Eric Trump, figlio del presidente, hanno intentato una causa civile presso il Tribunale federale del Southern District della Florida, a Miami, sostenendo che i conti erano stati chiusi a causa delle convinzioni “woke” di Capital One e del suo desiderio di trarre vantaggio dal clima politico successivo alle rivolte in cui il 6 gennaio 2021 i sostenitori del tycoon avevano assaltato il Campidoglio degli Stati Uniti, a Washington.
Il tribunale ha respinto due denunce, ma in entrambi i casi ha concesso ai querelanti la possibilità di presentare due nuovi atti di accusa. Nella Motion to Dismiss sottoposta alla Corte venerdì, Capital One ha affermato che anche la terza e ultima versione, depositata a luglio, “presenta gli stessi difetti fondamentali delle due precedenti”. Senza accusare esplicitamente la Trump Organization di riciclaggio, l’istanza di archiviazione sostiene che “la seconda denuncia modificata” presentata dai legali della famiglia Trump “ammette che la decisione di Capital One di estinguere i conti era espressamente consentita dal contratto regolatore e si fonda invece su vaghe accuse di discriminazione politica non supportate da nessuno dei documenti allegati”.
“Al contrario – si legge a pagina 1 -, i documenti e le stesse accuse dei querelanti chiariscono che Capital One ha chiuso i conti dei querelanti per motivi di antiriciclaggio (AML). Le chiusure sono state il risultato di mesi di analisi e di un’attenta revisione da parte del team AML di Capital One, in conformità con le politiche della banca e le linee guida normative”. L’istituto sostiene, quindi, che i propri specialisti anti-riciclaggio hanno rilevato nei conti della Trump Organization tracce di transazioni anomale, che per la legge la banca era obbligata a verificare e sanzionare con la chiusura dei conti correnti.
I legali di Capital One lo esplicitano in una nota a pie’ di pagina 9: “I modelli di transazione individuati da Capital One rientrano tra i tipi di attività segnalate dalle linee guida bancarie federali”. E citano una fonte ufficiale: l’Appendice F del manuale d’esame del Federal Financial Institutions Examination Council, intitolata proprio “Money Laundering and Terrorist Financing ‘Red Flags‘” (Segnali d’allarme per il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo).
In un secondo documento (una Motion for Continued Sealing) depositato il 31 luglio, Capital One informa il giudice che una parte della documentazione depositata contiene materiale considerato protetto dal Bank Secrecy Act e che, essendo stato divulgato per errore durante la discovery, deve rimanere secretato. Questo materiale è “una porzione dell’Exhibit E della Second Amended Complaint“, la seconda denuncia modificata.
“La piccola parte del presente documento per la quale Capital One richiede il mantenimento del segreto – si legge alle pagine 5 e 6 – è coperta dal segreto professionale e avrebbe dovuto essere oscurata sin dall’inizio, in conformità con i requisiti del Bank Secrecy Act che vietano la divulgazione di transazioni o la spiegazione delle chiusure di conti che potrebbero rivelare informazioni soggette agli obblighi federali di riservatezza“.