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Pavia ricorda Andy Rocchelli: un giardino del Collegio Ghisleri dedicato al fotoreporter ucciso in Donbass

La commemorazione a 12 anni dalla morte, insieme al giornalista russo Andrej Mironov. Verrà creato un progetto botanico e simbolico per coltivare i valori per i quali il 30enne ha sempre vissuto
Pavia ricorda Andy Rocchelli: un giardino del Collegio Ghisleri dedicato al fotoreporter ucciso in Donbass
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Sono passati 12 anni dalla morte del fotoreporter Andrea Andy Rocchelli. Il 24 maggio, il Collegio Ghislieri di Pavia intitolerà il Giardino della Ricerca al 30enne, ucciso nel 2014 in Donbass mentre documentava le sofferenze della popolazione civile intrappolata nel conflitto tra le forze governative ucraine e i separatisti filorussi. La ricerca di verità e giustizia sulla sua morte è ancora in corso. Durante la cerimonia, che inizierà alle 10, interverranno il giornalista Michele Serra e l’ex magistrato Gherardo Colombo. Seguirà la presentazione del podcast Andy Rocchelli-Andrej Mironov, la ricerca della verità realizzato dai giornalisti Enrico Rotondi e Agostino Zappia.

L’iniziativa è stata promossa dal Collegio Ghisleri, sostenuto da Amnesty International, Libera, Articolo21 e numerose altre associazioni, oltre a un migliaio di cittadini, che hanno firmato l’appello per “sostenere la dignità di chi non si arrende, trasformando la commozione in un impegno duraturo”. Nel giardino storico della struttura verrà creato un progetto botanico e simbolico per coltivare i valori per i quali il giovane fotoreporter ha vissuto e la sua famiglia continua a lottare. “Il nome Giardino della Ricerca è stato scelto per la sua duplice risonanza – scrive il Rettore Alessandro Maranesi -. Ricerca come indagine della verità. Ricerca come gesto botanico. Così come un giardino domanda cura costante, la verità domanda che qualcuno continui a cercarla, a coltivarla, a difenderla dall’incuria e dall’oblio”.

Rocchelli rifiutava la “pornografia della violenza, non fotografava la guerra nel momento in cui esplodeva – scrive il Collegio -. Fotografava ciò che lasciava dietro di sé. Le persone costrette a imparare la paura come abitudine quotidiana”. Con questa intenzione, il 24 maggio 2014 si trovava ad Andreevka, in Donbass, insieme al giornalista russo Andrej Mironov e al corrispondente francese William Roguelon. All’improvviso, dalla collina, il gruppo è stato bersagliato dai colpi dell’artiglieria ucraina. Poi un colpo di mortaio li ha colpiti. Il fotoreporter è rimasto ucciso insieme a Mironov, mentre il francese è sopravvissuto rimanendo ferito. Da 12 anni la famiglia Rocchelli è alla ricerca dei responsabili e delle ragioni di quelle morti, tra processi, distorsioni, resistenze e sentenze contrastanti.

Il 30enne era nato a Pavia nel 1983, formandosi prima all’Istituto Italiano di Fotografia di Milano, poi lavorando con il noto fotografo contemporaneo Alex Majoli. Nel 2008 aveva fondato il collettivo Cesura, per mettere al centro il reportage come pratica indipendente, immersiva e narrativa.

Andy Rocchelli, Ucraina, Sloviansk, maggio 2014, Bambini rifugiati in uno scantinato per proteggersi dai bombardamenti, ©Rocchelli

Poco prima di morire, in uno scantinato a Sloviansk, Rocchelli scatta una foto che, come dice il Collegio, condensa la sua visione artistica: un gruppo di bambini rifugiati raccolti attorno a una fonte luminosa che isola i corpi dal buio. “Nessuna presenza adulta. Nessuna protezione visibile. Solo corpi esposti. L’immagine sospende l’evento e ne mostra la condizione permanente: la guerra non come esplosione, ma come infrastruttura della vulnerabilità”.

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