A trent’anni dal suo esordio, Max Gazzè si reinventa con un album “controcorrente” dal titolo “L’ornamento delle cose secondarie”, in uscita il prossimo 15 maggio. Venti brani suonati a 432 Hz, tra sperimentazione sonora e influenze prog, danno forma a un progetto artistico non convenzionale. Un lavoro discografico in cui la memoria riemerge con forza, intrecciandosi a una riflessione profonda sul presente: la fragilità dell’essere umano, il peso della responsabilità e la capacità di trovare luce anche nell’oscurità.
Perché il titolo ‘L’ornamento delle cose secondarie’?
L’ornamento delle cose secondarie è il titolo e anche una conseguenza di questa scelta che ho fatto di prendere dei frammenti di brani che erano rimasti un po’ indietro in questi 30 anni dall’uscita del mio primo disco. Mi sono accorto che c’erano tutte idee che sono rimaste incompiute, testi mai utilizzati…
Cos’è successo dopo?
Ho cominciato a lavorare a questi brani, dandogli importanza, impegno, cercando di collocare sia il testo che la musica, sempre mantenendo uno stile che è stato un po’ lo stile con cui ho approcciato il mio primo disco (‘Contro un’onda del mare’ del 1996, ndr).
Qual era l’approccio?
Quello musicale delle poesie che hanno di per sé già delle assonanze delle rime, assonanze. Già la parola aveva un suono e la sfida che feci all’epoca era quella di musicare delle cose che avessero già un suono. Quindi ho voluto dare una spulciata un po’ tra questi cassetti della memoria, dove c’erano pezzi di carta sparsi oppure brani dentro qualche hard disk sparso. Oltretutto, alcuni erano ‘bruciati’ perché non li accendevo da più di 15 anni, però sono riuscito a recuperare qualche cosa.
Una seconda vita?
Sì, un nuovo disco di 20 brani dove ognuno ha una sua durata e non c’è una struttura che ricorda la canzone come strofa-ritornello/strofa-inciso. Insomma sono dei brani costruiti apposta per adornare questi testi. Quindi l’ornamento delle cose secondarie significa appunto dare importanza a quelle cose che apparentemente sono periferiche a cui non badiamo.
Perché accade?
Perché le cose primarie già prendono il loro spazio e la loro importanza. Sono le cose secondarie, quelle a cui bisogna dare importanza per renderle importanti e per renderle primarie.
In “Rumore” parli di caos e di una preghiera che svanisce. In mezzo alle guerre e a Trump c’è bisogno di un miracolo?
(Ride, ndr) Siamo arrivati a un punto in cui sai che quando tocchi il fondo, non puoi fare altro che risalire. Esattamente come quando vai in cima a una montagna e non puoi fare altro che scendere. In questo momento non so se siamo nel fondo o nel picco. È molto difficile individuarlo. Di certo è un momento difficile. Purtroppo abbiamo delle persone drammatiche al potere.
Chi sono?
Gli ‘ego mostri’ come Trump e i suoi compagni estremisti responsabili di quello che sta accadendo in Palestina. Siamo in una situazione di merda.
Qual è la speranza?
Penso che il mondo debba trovare un modo per reagire e non permettere che ci siano altri abusi al diritto internazionale che regolano la comunità. Il colonialismo, così come la legge dell’aggressore, sono destinati a scomparire.
Cosa bisognerebbe fare?
Secondo me, il mondo potrebbe essere un posto molto più tranquillo se cambiasse l’atteggiamento. Quindi confido nelle future generazioni sia per quanto riguarda l’America, ma anche Israele. Spero ci sia una forma di presa di coscienza che possa, in qualche modo, riarginare tutte queste profonde ferite. Magari è un processo che durerà vent’anni, ma bisogna invertire un po’ questo processo di violenza e sono sicuro e convinto accadrà.
È il tuo sogno?
I have a dream, ho un sogno e cioè che si possa veramente riuscire a convivere in un’altra prospettiva: quella della convivenza civile tra i popoli.
Sono passati 30 anni dal tuo primo disco, cosa diresti a Maz Gazzè di 30 anni fa?
Di continuare a fare quello che ha sempre ‘visualizzato’, quello che hai sempre voluto fare. E di non lasciarsi in qualche modo prendere dal dubbio ad ogni passo. Perché ostinarsi a navigare controcorrente o a resistere al cambiamento?
Perché?
È come la storia di quel maestro Zen che si butta nel fiume in piena mentre tutti pensano ‘adesso il maestro morirà perché cercherà si stancherà e non avrà più le forze per nuotare contro la corrente e affonda’. Ma il maestro si butta nel fiume in piena, si lascia andare a pochi centinaia di metri più in là, arriva a valle si asciuga, esce e continua a camminare. Quindi se vai in contrasto col procedere del tempo e con i cambiamenti, generi solo sofferenza. Se invece accompagni cambiamento senza contrasti è un modo per vivere il cambiamento in maniera più morbida.