Rocco Hunt si è raccontato nel nuovo episodio di “Supernova”, il podcast di Alessandro Cattelan. Nel corso dell’intervista, il rapper ha svelato alcuni aspetti del suo passato e della sua formazione umana ed artistica, ricordando gli anni trascorsi nella pescheria di famiglia prima che la vittoria al Festival di Sanremo 2020 con “Nu juorno buono” gli cambiasse la vita.
“Mio padre prima di Sanremo non vedeva il rap come un lavoro, – ha ricordato – ha iniziato a crederci veramente la sera in cui lui in platea ha visto il figlio con il Leoncino in mano. E devo dire che non ci ho mai messo tanta apprensione in questa cosa. Ho sempre pensato se va male torno da dove sono venuto, tanto vengo dal niente, torno nel niente”.
Poi il racconto dell’evoluzione del rap campano, da Clementino che ha sempre creduto in lui, fino al fenomeno Geolier. “È come se fosse un ricambio generazionale. – ha detto Rocco Hunt – Io sono cresciuto con Clementino, con i Co’Sang e con tutta la scena rap di Salerno, e li ho fatti miei per poi metterci del mio per arrivare a quello a cui sono arrivato. Clemente usciva con l’album con Fibra e decise di credere in me, nonostante io avessi 16 anni. Abbiamo fatto questo video che usciva nello stesso periodo in cui usciva ‘La luce’ con Fabri Fibra e incredibilmente il nostro ha ottenuto quasi gli stessi numeri, se non di più. Per farti capire che lui aveva ragione a credere in me”.
E ancora: “Avendo avuto questa buona scuola, ho cercato di replicarla anche nei confronti delle nuove generazioni. Ad esempio Geolier mi ha sempre omaggiato, ha sempre detto in tutte le interviste che è cresciuto grazie anche alla mia musica e devo dire che è una cosa bella perché senza il rispetto per il passato non ci sarebbe il futuro, no? E penso che proprio questo sia nelle radici della nostra cultura che è quella hip hop, quindi omaggiare anche le persone che sono arrivate prima perché senza di loro non staremo qua”.