Musica

Vasco Rossi: “Non ho bisogno di fare dei discorsi dal palco perché non li faccio mai. Le mie canzoni parlano da sole. Chi vuol sentire, senta. La musica è resistenza attiva contro la violenza, l’odio e la paura”

Il rocker dà il via da Rimini il tour 2026. Lo abbiamo incontrato nel backstage

di Andrea Conti
Vasco Rossi: “Non ho bisogno di fare dei discorsi dal palco perché non li faccio mai. Le mie canzoni parlano da sole. Chi vuol sentire, senta. La musica è resistenza attiva contro la violenza, l’odio e la paura”

Vasco Rossi è carico e pronto per la data zero del suo tour 2026 allo stadio Romeo Neri di Rimini il 30 maggio di oggi 30 maggio. Il rocker ha creato una scaletta sorprendente, come spesso ribadisce anche sui social, con un inizio che sorprenderà molti. Abbiamo incontrato l’artista poche ore prima dello show per farci raccontare

Dal 2013 e ogni anni sempre in giro a far concerti. Mai stanco?
Ma no! Come tutti gli anni a giugno ci sono due cose sicure: il caldo e i concerti di Vasco. E partiamo da Rimini, la seconda casa. Da qui, in pratica, c’è il clima anche della gente proprio la sento vicina perché siamo fatti un po’ così anche noi dei paesi, come Zocca. Qua sai ci si spoglia, ci si mette in costume e non va via la speranza.

Come mai hai scelto per aprire il concerto proprio “Vado al Massimo”
Quest’anno parto con ‘Vado al Massimo’ che è una canzone che ho portato a Sanremo proprio nell’82. È stata la canzone per provocare diciamo così le coscienze e tutti i benpensanti. In questi anni i bigotti dato che non sono calati, ma anzi sono aumentati, riparto al massimo un’altra volta. È sempre molto provocatoria. La scaletta è fatta con un sacco di pezzi, diciamo così all’inizio la prima parte molto Anni 80 perché è la scaletta canzoni che sono sempre mancate ai fan ai veri, quelle che non soi sono mai sentite perché alcune addirittura ce n’è una che non ho mai fatto dal vivo, “Marea”.

Canti: “Non siamo mica gli americani che loro possono sparare agli indiani”. Una dichiarazione di intenti?

Incredibile questa canzone sembra proprio sembra scritta adesso perché noi non siamo mica americani e lo voglio ricordare perché noi, in fondo, sotto sotto un po’ pensavamo di essere gli americani e invece no. Non siamo gli americani perché loro possono sparare agli indiani mentre invece noi non possiamo sparare in giro. Non si può stare a sparare in giro. E adesso, tra l’altro, in questo momento così duro e buio della storia le prepotenze premono sulla legge del più forte. Pensavamo di vivere già nel mondo del diritto, come si dice adesso…

E invece?
Abbiamo capito che no, è il più forte ad avere voce in capitolo. Ci sono anche degli individui che sono particolarmente, diciamo così, sociopatici che sono a capo di grandissime ed enormi potenze.

Cosa accadrà?
Staremo a vedere perché si stanno spartendo un po’ con gli artigli questo mondo, creando naturalmente un problema che miete solo vittime civili. Nelle guerre moderne non muoiono mica più i soldati, muore la gente comune che viene massacrata. Sono senza casa e vivono in mezzo ad enormi sofferenze, mentre ci sono i miliardari potenti che rimangono nascosti nei loro bunker e se la cantano se la suonano, se la godono e si arricchiscono sempre di più. Per poi far arricchire i loro amici sempre più ricchi. E non è finita.

In che senso?
Stanno anche creando strumenti di controllo, molto precisi ed efficaci per controllarci tutti. Insomma, diciamo che Il mondo che vedo, è un mondo molto “interessante”.

De Gregori ha dichiarato di sentirsi in imbarazzo davanti ai proclami degli artisti sul palco contro guerre. Che ne pensi?
Le mie canzoni parlano chiaramente da sole. Io non ho bisogno di fare, diciamo così, dei discorsi dal palco perché non li faccio mai. Proprio perché le canzoni parlano chiarissimo per chi vuole sentire naturalmente. Invece chi non vuole sentire è chiaro che… Non vuol capire. Però rispetto De Gregori e il suo pensiero anche perché ognuno poi fa quello che sente la propria coscienza.

La musica come forma di resistenza?
Anzi di più. È una forma attiva di resistenza contro la violenza, l’odio e la paura. E quindi la musica ci fa stare bene insieme uniti per una giornata. Migliaia di persone insieme che stanno bene, si divertono, provano emozioni e provano una sana e scandalosa felicità comune. Ed è importante che ci sia questa felicità perché come diceva Spinosa: ‘Il potere è sempre bisogno che la gente sia affetta da tristezza’”.

Qual è lo stato d’animo che percepisci in giro?

Siamo un po’ più tormentati perché tutta l’esistenza è temporanea.

Il prossimo anno festeggi 50 anni di carriera e hai promesso più concerti per oltre 500mila persone. Milano o Roma?
Chi vivrà. vedrà (ride, ndr).

Nemmeno un ritorno al Festival di Sanremo per l’occorrenza?
Non lo so, può darsi. Non ho niente contro Sanremo, anzi, per me è sempre una manifestazione importante per l’Italia è importante per quelli che sono. Per me è stato importantissimo. Io ho sempre amato Sanremo, anche da piccolo lo guardavo per divertirmi, anche vedere tutti quei imbalsamati che c’erano.

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