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Stop ai combustibili fossili: l’importanza di essere stati a Santa Marta (Colombia)

La conferenza presieduta da Colombia e Paesi Bassi ha radunato 57 Paesi, con esperti, diverse organizzazioni e realtà della società civile. C'era grande energia ed entusiasmo
Stop ai combustibili fossili: l’importanza di essere stati a Santa Marta (Colombia)
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di Mario Agostinelli e Domenico Vito

Mentre gli occhi di tutti il mondo sono abbagliati dai vascelli in fiamme e dalle azioni piratesche dello Stretto di Hormutz, sempre più segno della decadenza e dell’insicurezza dell’economia del petrolio, in un altro mare dove i pirati scorrazzavano in altri tempi, si è tenuta – nell’indifferenza non lungimirante dell’attenzione internazionale – una conferenza la cui importanza sarà colta solo fra qualche anno. A Santa Marta, città colombiana affacciata sui Caraibi dal 25 al 28 maggio si è tenuta la prima conferenza internazionale sull’uscita dai combustibili fossili. Ne diamo una prima valutazione, rispettivamente dall’Italia come spettatore e da oltreoceano come partecipante.

La conferenza presieduta da Colombia e Paesi Bassi ha radunato 57 Paesi, con esperti, diverse organizzazioni e realtà della società civile che si sono incontrati per discutere concretamente e ponderatamente di come uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili per un approvvigionamento energetico a livello mondiale compatibile con l’emergenza climatica. Mai momento è sembrato più propizio: i conflitti in Medio Oriente, l’aumento globale del prezzo dell’energia, i ricatti legati a gas e petrolio, evidenziano come il futuro del Pianeta passi per l’abbandono dei fossili.

Diversi paesi partecipanti, tra cui l’ospitante Colombia, la Spagna ma anche Regno Unito e Olanda hanno ribadito come l’economia del petrolio, del gas e del carbone non sia più in grado di dare stabilità al progresso, al benessere e alla sicurezza delle civiltà che si basano sulla loro estrazione e consumo. In questo senso la conferenza di Santa Marta ha rappresentato un primo passo di risveglio, da più parti auspicato ma mai realmente intrapreso a livello delle istituzioni mondiali.

La conferenza ha visto alternarsi diversi momenti finalizzati a rendere protagoniste le diverse categorie di attori coinvolte nel processo che si va delineando. Il primo giorno si sono tenuti gli incontri interministeriali, per poi procedere il giorno 25 aprile con il capitolo accademico che ha coinvolto più di 400 esperti di tutto il mondo e che ha dato vita al lancio di un nuovo gruppo di accademici e scienziati che si prefigge di fornire un supporto esperto alle nazioni che desiderano creare piani concreti di transizione verso l’abbandono dei combustibili fossili.

Domenica 26 aprile è stata invece la giornata del People Pre-Summit organizzato dalle reti Climate Action Network e Fossil Fuel Treaty e dell’assemblea globale delle rappresentanze sindacali, che si sono svolte all’Università della Magdalena e hanno visto il vibrante alternarsi di laboratori, incontri tematici, talleurs insieme a stand e banchetti che hanno dimostrato quanto ricco e vivo è l’ecosistema dell’attivismo climatico, ambientale e di genere in Sud America. Sia il Capitolo Accademico, che il People Pre-Summit e l’assemblea delle rappresentanze sindacali hanno prodotto documenti, rispettivamente la People’s Declaration ed il documento di posizionamento politico sindacale “Transitione giusta e democrazia energetica”. Entrambi costituiscono una road map partecipata di uscita dal fossile con soluzioni e proposte dalle organizzazioni.

Questi documenti sono stati poi recepiti nell’ultima parte della conferenza di Santa Marta, il cosiddetto segmento di Alto livello, dove tutti i ministri dei paesi aderenti si sono riuniti e hanno dato avvio al loro percorso di pianificazioni di uscita dal fossile. Per l’Italia era presente il delegato speciale per il clima, Francesco Corvaro, che nel suo intervento ha ribadito la necessità di diversi e nuovi spazi dove ravvivare il multilateralismo, con altresì la necessità di coinvolgere in questi spazi anche i big player della scena globale.

I giorni della conferenza di Santa Marta hanno saputo trasmettere grande energia ed entusiasmo sia nei movimenti che nei rappresentanti governativi più attivamente presenti. Un impeto vero e proprio che sarà fondamentale per far sì che il multilateralismo sopravviva e diventi realmente efficace.

“Finalmente una conferenza per il clima che funziona” – hanno commentato con malcelata ironia alcuni osservatori. Sebbene questo processo non sia all’interno della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) e non voglia essere dichiaratamente competitivo con lo svolgimento dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), esso sarà di grande beneficio ai processi ufficiali che seguiranno Santa Marta. In una situazione in cui la governance globale è fortemente compromessa, aver trovato un “luogo dall’altra parte del mondo” dove poter immaginare e dimostrare che un futuro senza fossile si può fare e pianificare senza dover pensare a resistenze polarizzanti e inevitabili tensioni geopolitiche nonché influenze lobbistiche produce una boccata di aria fresca rigenerante per tutto il movimento ambientalista.

Il prossimo appuntamento sarà nell’Isola di Tuvalu, d’intesa con la repubblica d’Irlanda, in quello che potrebbe essere il processo “staminale” della svolta sulle negoziazioni internazionali per il clima.

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