Il governo rinsavisce ed esclude lo stambecco dalle specie cacciabili: il dietrofront di Lollobrigida (dopo le proteste degli esperti)
Ucciderli continuerà ad essere illegale. O, se si preferisce, non si potrà cacciarli. E questa volta c’è mancato poco. Davvero poco. In sordina, in una delle ultime sedute delle commissioni Ambiente e Agricoltura, il centrodestra aveva dato il via libera agli abbattimenti degli stambecchi (per la cronaca, insieme a oche selvatiche e piccioni). Ma le proteste che si sono levate, specialmente dal mondo scientifico e accademico, devono aver risvegliato dalla furia ideologica Fratelli d’Italia e compagni (compagni, si fa per dire). E così il ministro Francesco Lollobrigida ha fatto sapere che no, è meglio tornare indietro: e allora alla prima occasione utile, la Capra ibex tornerà – giustamente – intoccabile.
È stata la proposta della leghista Mara Bizzotto, per la verità, ad aver introdotto lo stambecco tra le specie cacciabili. Proposta, ovviamente, passata in carrozza. Come anticipato, gli esperti hanno fatto sentire la propria voce: attualmente si stima la presenza di 15-16mila stambecchi sulle Alpi italiane (50mila sull’arco alpino nel suo complesso). Il problema, però, è che discendono tutti dal centinaio sopravvissuto alla caccia alla fine dell’Ottocento. Solo il desiderio della famiglia reale dei Savoia di praticare, in maniera esclusiva, l’attività venatoria in quell’area magnifica che prende il nome di Parco nazionale del Gran Paradiso ha permesso allo stambecco di riprodursi. Ed evitare la già segnata estinzione.
Per questa ragione il mondo scientifico è intervenuto nel dibattito pubblico e politico. Compreso il presidente del Parco, Mauro Durbano. Che alla notizia del dietrofront del governo ha commentato: “Siamo molto contenti, soprattutto perché ha prevalso il rigore scientifico. La gestione venatoria dello stambecco non è sostenibile. Non solo a causa della scarsa variabilità genetica della specie in quest’area, ma anche perché oggi gli stambecchi stanno dimostrando una certa sensibilità al cambiamento climatico“. Il riferimento è al fatto che gli stambecchi, per via delle temperature in crescita, stanno “migrando” sempre più in alto, dove l’habitat presenta alcuni svantaggi – a partire dalla vegetazione – con la conseguenza che si sta già registrando un calo demografico.
Luca De Carlo, senatore di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Agricoltura ha fatto sapere che “su sollecitazione del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida e con l’accordo di tutte le forze di maggioranza di governo, già a partire dalla prossima seduta di Commissione sul tema, lo stambecco verrà escluso dalle specie cacciabili”.
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