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Parco nazionale della Costa Teatina: a 25 anni dalla nascita siamo ancora ai nastri di partenza

A Vasto intanto il consumo di suolo ha raggiunto nel 2024 quota 15%, rispetto al 7% della media nazionale e al 5% della media regionale
Parco nazionale della Costa Teatina: a 25 anni dalla nascita siamo ancora ai nastri di partenza
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Il Parco Nazionale della Costa Teatina, che comprende otto comuni della provincia di Chieti (Teate è l’antico nome di Chieti), è stato individuato con la legge 344/1997 e istituito con decreto del Ministero dell’Ambiente nel 2001; fin da subito la Regione Abruzzo lo ha contrastato sollevando una questione di legittimità, poi rigettata dalla Corte Costituzionale.

I sindaci non si sono mai messi d’accordo per una mappatura condivisa: nel 2011 il decreto Milleproroghe del Governo aveva stabilito il 30 settembre come data finale entro cui Regione e Comuni dovevano definire la loro proposta, in seguito il termine è stato prorogato più volte, tutto invano. Nel 2014 venne nominato un commissario ad acta che un anno dopo presentò l’ipotesi di perimetrazione provvisoria con le necessarie misure di salvaguardia, un lavoro contestato dai sindaci dell’area, preoccupati per i vincoli ambientali. Oggi, a 25 anni di distanza, siamo ancora ai nastri di partenza.

Le difficoltà sono nate fin dalla scelta del nome: l’area protetta disegnata si estende lungo la costa, territorio che secondo gli esperti non appartiene alla storia culturale e geografica dei teatini dell’entroterra ma all’antico popolo italico dei Frentani. Nel dicembre 2025, poi, un emendamento alla Legge nazionale di Bilancio ha proposto di cambiare il nome dell’area protetta in “Parco della Costa dei Trabocchi e Teatina”, una modifica ‘sostanziale’ (“una scelta che rende finalmente quest’area rappresentativa della reale identità del nostro territorio”).

All’interno del perimetro del Parco Nazionale ricadrebbero ben sette Riserve regionali e cinque Siti d’importanza comunitaria appartenenti alla Rete Natura 2000, un’area fragile che ad oggi non appare ben tutelata. Già nella Conferenza episcopale di Abruzzo e Molise del 2011 l’allora coordinatore dell’Ufficio pastorale sociale, don Carmine Miccoli, nel suo intervento definì il Parco nazionale “uno dei pochissimi argini verso le situazioni gravissime di devastazione ambientale”. La spiaggia sabbiosa soffre di una fortissima erosione costiera e l’unico vero antidoto, le dune, sono considerate come un ostacolo e un elemento di sporcizia da rimuovere.

Si permette di raggiungere i trabocchi – antiche macchine da pesca su palafitta risalenti all’epoca tra il 1700 e il 1800 – con le auto, e sono state realizzate innumerevoli attività edilizie di natura abitativa e commerciale che non sarebbero state consentite dalle misure di salvaguardia elaborate dal Commissario. È recente la prevista costruzione di un “eco resort” di iniziativa privata nella riserva naturale regionale di Punta Aderci, su un’area di quasi quattro ettari che molti anni or sono era un camping e che oggi è un’area coperta quasi integralmente da vigne, incolti e alberi.

Lungo la “Via Verde”, la pista ciclabile che percorre il tracciato della vecchia ferrovia dismessa lungo l’itinerario della Ciclovia Adriatica che va da Trieste a Santa Maria di Leuca, oltre al progetto del “glamping” si propongono deroghe all’inedificabilità assoluta per realizzazione chioschi e sanare quelli già presenti, consentendo ai Comuni varianti urbanistiche individuali senza un coordinamento territoriale.

Il Wwf ha presentato un ricorso al Tar Abruzzo per chiedere che si dia seguito ad una legge dello Stato italiano, superando gli interessi localistici e rendendo finalmente concreta l’istituzione del Parco nazionale; perfino i più contrari riconoscono che “negli ultimi anni è cambiata la sensibilità nei confronti del parco e sono sempre più i rappresentanti del territorio che nel parco ravvisano potenzialità e opportunità, ma bisogna rimuovere le criticità”.

Dopo la nascita nel 2025 del 25esimo parco nazionale italiano, quello del Matese, si sta concretizzando la trasformazione del Parco regionale del Conero nelle Marche in parco nazionale “convinti del vantaggio per la tutela dell’ambiente ma anche per la valorizzazione del suo tessuto sociale ed imprenditoriale, dell’artigianato, della cultura, della ricettività”; al Parco Nazionale del Gran Paradiso nuovi comuni chiedono di entrare a far parte dell’area protetta, in un contesto che rientra nella strategia italiana di proteggere il 30% del territorio entro il 2030.

A Vasto intanto il consumo di suolo ha raggiunto nel 2024 quota 15%, rispetto al 7% della media nazionale e al 5% della media regionale (dati Ispra, rapporto 2025). E a breve si dovrà completare la procedura nazionale di adeguamento alla Nature Restoration Law europea.

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