Roma, 4 ago. (Adnkronos) - Più della metà dei lavoratori italiani (57%) ha almeno un compito di cura verso anziani, bambini o persone con disabilità e quasi uno su cinque ha esaurito tutte le ferie disponibili negli ultimi dodici mesi per far fronte a queste responsabilità. È quanto emerge da una ricerca Swg commissionata da Amazon su un campione di oltre 1.000 dipendenti del settore pubblico e privato. L’indagine rivela anche una forte propensione alla solidarietà tra colleghi: quasi sei lavoratori su dieci sono disposti a donare uno o più giorni di ferie a un collega in difficoltà. In questo contesto, Amazon annuncia oggi l’attivazione di un programma di ferie solidali per i dipendenti della propria rete logistica. In occasione del lancio della nuova policy, Amazon ha commissionato all’istituto di ricerca Swg una ricerca su un campione di lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato, con l’obiettivo di comprendere quanto i compiti di cura incidano sulla vita lavorativa delle persone e quale ruolo possano svolgere strumenti come le ferie solidali. I risultati evidenziano come il caregiving, ossia l'assistenza a familiari non autosufficienti, rappresenti ormai una componente strutturale della vita professionale: il 57% dei lavoratori italiani dichiara di avere almeno un compito di cura nei confronti di anziani, bambini o persone con disabilità e, per il 32%, questa responsabilità è continuativa.
Il carico assistenziale riguarda soprattutto gli anziani, seguiti dal 47% degli intervistati, spesso anche quando non convivono con il lavoratore, mentre il 24% si prende cura di bambini tra 0 e 6 anni e una quota analoga assiste persone con disabilità. Questa responsabilità si traduce in un ricorso frequente agli strumenti individuali di conciliazione: negli ultimi dodici mesi il 53% dei caregiver ha utilizzato normali permessi di lavoro, il 46% parte delle proprie ferie e il 19% ha consumato tutte le ferie disponibili per rispondere alle necessità di cura. Il 26% ha inoltre dovuto ricorrere a personale esterno a pagamento, mentre il 13% ha già utilizzato ore o giorni ceduti da altri colleghi.
La nuova policy, che coinvolge i dipendenti della rete logistica in Italia, nasce in attuazione di quanto previsto dall'articolo 24-bis del Contratto Collettivo Nazionale del settore Logistica, Trasporto Merci e Spedizione, ampliandone le circostanze nelle quali è possibile richiedere giorni di assenza retribuita, e agli accordi sindacali recentemente sottoscritti. Il programma si rivolge ai dipendenti a tempo indeterminato e sarà in vigore dal mese di ottobre su base continuativa, consentendo di presentare richieste e donazioni durante tutto l’anno. La partecipazione sarà completamente volontaria e a titolo gratuito, sia per chi dona sia per chi riceve, mentre l’intero processo sarà gestito nel rispetto della riservatezza delle persone coinvolte. La donazione sarà anonima: chi cede i propri giorni non saprà a chi saranno destinati, e chi li riceve non conoscerà l’identità del donatore.
"Le ferie solidali trasformano un gesto individuale in un sostegno concreto tra colleghi: chi sta attraversando un momento difficile può contare sull'aiuto di chi lavora al suo fianco. Ascoltare le esigenze delle nostre persone è il modo in cui costruiamo le nostre policy, e con questo programma abbiamo scelto di andare oltre le previsioni minime del contratto collettivo, estendendolo anche a chi assiste fratelli o sorelle in situazioni gravi, temporanee e invalidanti e alle lavoratrici che si trovano in situazioni di abuso o violenza di genere”, ha dichiarato Salvatore Iorio, Direttore Risorse Umane di Amazon Italia Logistica.
Potranno accedere alle ferie solidali i dipendenti che hanno esaurito le proprie disponibilità di ferie e permessi e che si trovano nella necessità di assistere un famigliare, figlio, genitore, coniuge o partner convivente colpiti da una situazione grave, temporanea e invalidante. Per ciascuna richiesta approvata potranno essere assegnati fino a un massimo di 30 giorni. Oltre alle ferie solidali, l'azienda offre già numerosi strumenti a supporto delle proprie persone: strumenti di conciliazione vita-lavoro, come permessi emergenziali e cambi turno, iniziative di formazione per promuovere l'autonomia e l'equità di genere e programmi di sviluppo professionale che coprono integralmente i costi di specializzazione. Le situazioni che generano maggiore solidarietà sono l’assistenza a un familiare colpito da una grave malattia improvvisa, per la quale donerebbe il 70% degli intervistati, e la cura continuativa di una persona con grave disabilità, indicata dal 62%.
Tra i lavoratori che hanno compiti di cura, il 49% utilizzerebbe ferie solidali qualora fossero disponibili nella propria organizzazione, mentre il 20% dichiara che non ne farebbe ricorso. In quest’ultimo gruppo, al di là di chi ritiene di non averne bisogno, emergono soprattutto barriere di natura psicologica e relazionale: il 29% non vorrebbe sentirsi in debito con i colleghi, il 26% proverebbe imbarazzo nel formulare la richiesta e il 19% temerebbe di mettere in difficoltà le persone chiamate a sostituirlo. Quasi assente, invece, la preoccupazione che il proprio responsabile possa ostacolare l’utilizzo dello strumento, citata soltanto dal 3%.
A fronte di un bisogno così diffuso, i servizi aziendali dedicati restano però ancora limitati: le ferie solidali risultano presenti nel 32% delle organizzazioni e, in oltre la metà dei casi in cui esistono, sono considerate difficili da utilizzare; inoltre, circa il 20% non conosce i servizi messi a disposizione dalla propria azienda. La ricerca restituisce tuttavia un atteggiamento ampiamente favorevole verso questo strumento.
L’87% dei lavoratori considera le ferie solidali un segno di civiltà, l’83% ritiene fondamentale poter disporre di qualche giorno aggiuntivo quando i compiti di cura diventano particolarmente gravosi e l’82% pensa che tutte le aziende dovrebbero introdurre iniziative di questo tipo. Per il 74%, inoltre, le ferie solidali contribuirebbero ad aumentare la solidarietà e l’attenzione reciproca tra colleghi. Anche la disponibilità a partecipare è significativa: il 58% dei lavoratori sarebbe disposto a donare uno o più giorni delle proprie ferie, prevalentemente uno o due, con una propensione che sale al 63% tra quadri, dirigenti e manager. La maggioranza esprime inoltre apertura verso un sistema non legato al proprio gruppo di lavoro: il 43% donerebbe indistintamente a qualsiasi collega dell’azienda che ne avesse bisogno, mentre il 41% preferirebbe sostenere una persona del proprio team ma sarebbe comunque disponibile ad aiutare anche altri dipendenti.
La ricerca conferma così che l’efficacia delle ferie solidali dipende non soltanto dalla disponibilità individuale a donare, ma anche dalla capacità delle organizzazioni di costruire un sistema trasparente, riservato e facilmente accessibile, in grado di trasformare la solidarietà tra colleghi in un supporto concreto.
La sezione disciplinare ha quindi accolto la richiesta della Procura generale della Cassazione, che chiedeva l’assoluzione dei tre magistrati, per i quali Nordio aveva chiesto l’intervento del Csm a causa della loro decisione di mettere l’imprenditore russo agli arresti domiciliari, da cui Uss è evaso mentre era in attesa dell’iter della estradizione negli Usa. Per Micaela Serena Curami, Stefano Caramellino e Monica Fagnoni sono quindi stati “esclusi gli addebiti”, una formula che coincide nel diritto penale con l’assoluzione per non aver commesso il fatto.
Uss, sospettato di spionaggio, era stato arrestato il 17 ottobre 2022 all’aeroporto di Malpensa, su mandato degli Usa per associazione a delinquere, truffa e riciclaggio perché pendeva una richiesta di estradizione da Washington. In un primo momento, nei suoi confronti era stata disposta la custodia cautelare nel carcere di Busto Arsizio, motivata con il pericolo di fuga. Il 25 novembre, però, la V sezione penale della Corte milanese, che avevano dato il via libera all’estradizione, gli aveva concesso i domiciliari in una sua abitazione a Basiglio (alle porte del capoluogo lombardo), sostenendo che la misura fosse “idonea a garantire l’eventuale consegna all’autorità estera procedente”. Invece da lì Uss era fuggito il 22 marzo, rompendo il braccialetto di sorveglianza.
I giudici avevano riconosciuto le accuse contestate di contrabbando di petrolio dal Venezuela verso Cina e Russia con elusione delle sanzioni e di frode bancaria, ma non quelle di contrabbando di tecnologie militari dagli Usa verso la Russia né quella di riciclaggio. Uss si era sempre dichiarato innocente e aveva chiesto di essere consegnato alla Russia.