“Ci lasciano a casa senza preavviso e senza motivazione” ma “il lavoro è un diritto”. È la protesta dei lavoratori della logistica di Gottardo Spa, azienda a capo del marchio Tigotà. Gli operai hanno organizzato un presidio a Milano davanti al palazzo della Regione Lombardia nella giornata di sciopero nazionale per tutto il settore della logistica indetto da Cub Trasporti, Si Cobas, Adl Cobas e Confederazione Cobas. “Siamo 200, abbiamo famiglia, e siamo stati sfruttati per anni, l’azienda è cresciuta grazie ai nostri sforzi, anche durante la pandemia, lavoravamo 14 ore al giorno“, sottolinea uno dei manifestanti. “Non vogliamo una buona uscita, vogliamo poter lavorare”.

I dipendenti lasciati a casa, appunto, sono quelli della logistica di Gottardo Spa, società leader in Italia nella vendita di prodotti per la cura della casa e della persona nei negozi Tigotà. A causa dell’imminente chiusura del magazzino di Broni, nel Pavese, giudicato improduttivo dall’azienda, sono in 200 a rischiare di restare senza lavoro. La logistica verrà infatti spostata a Mantova, e Gottardo non sembra intenzionata a trasferire i lavoratori nella nuova sede. Le rivendicazioni degli scioperanti sono molto dure: “Sostengono di essere in perdita, ma continuano a crescere e aprire nuove sedi grazie al nostro lavoro, com’è possibile?”, si chiede un lavoratore. “Ci hanno spezzato la schiena“, denuncia un altro.

“Dopo Fedex-Tnt e Leroy Merlin, continua lo scandalo che vede multinazionali miliardarie arrivare in casa nostra, devastare il territorio e poi andarsene (lasciandoci chilometri di terreno cementificato) quando il costo dei lavoratori diventa ‘troppo alto'”, si legge sul sito del Sindacato Intercategoriale Cobas in merito alla situazione. “Una vergogna tutta italiana, coerente al modello neoliberista tanto caro alla politica di destra e di ‘sinistra’ che vede nei lavoratori un ‘fastidio necessario‘ da tenere al livello della schiavitù, per poi sbarazzarsene quando questi decidono di lottare“. “Ovviamente non lasceremo soli questi lavoratori e la resistenza è appena cominciata, ma ancora una volta si evidenzia l’enorme buco normativo e la colpevole complicità politica che permette ai padroni del mondo di aumentare i propri fatturati sulla pelle dei lavoratori”, specifica il Si Cobas.

La protesta dei lavoratori di Broni si inserisce nel più ampio sciopero del settore logistico in corso. I sindacati, nello specifico, chiedono l’aumento di 300 euro al mese per tutti i lavoratori, la riduzione dell’orario di lavoro, il riconoscimento del lavoro notturno dalle 20 alle 8. Tra le richieste anche il superamento definitivo della figura del socio lavoratore e l’assunzione delle aziende del personale oggi esternalizzato o appartenente all’indotto. E infine maggiori garanzie di sicurezza sui posti di lavoro con l’eliminazione della precarietà. “La logistica è un settore fondamentale dell’economia italiana eppure i lavoratori vivono una condizione di forte sfruttamento con bassi salari e diritti e con turni di lavoro massacranti”, afferma Walter Montagnoli, della segreteria nazionale Cub (Confederazione Unitaria di Base). “È ora di ottenere un contratto che garantisca buone retribuzioni, eliminazione della precarietà e garanzie occupazionali”.

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