La ‘ndrangheta pretendeva il pizzo dai familiari di Rino Gattuso, l’allenatore dell’Olimpique Marsiglia, storica bandiera del Milan, campione del mondo con la Nazionale nel 2006. Con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso, stamattina i carabinieri di Corigliano-Rossano hanno arrestato due persone nei confronti delle quali il gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

In carcere sono finiti Aldo Abbruzzese, ritenuto esponente della cosca locale, e la sua “spalla”, Mustapha Hamil, un marocchino che avrebbe fatto da manovalanza del clan di Corigliano. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Vincenzo Capomolla, ha fatto luce su una serie di atti intimidatori avvenuti nei mesi di aprile, ottobre e dicembre del 2023 quando le auto di Ida e Franco Gattuso, rispettivamente sorella e padre dell’ex calciatore, sono state incendiate. L’obiettivo era quello di costringere i Gattuso a pagare un “fiore” alla ‘ndrangheta, cioè una cospicua somma di denaro, connessa alla realizzazione di un impianto fotovoltaico che sarebbe sorto in un terreno di proprietà delle vittime e per il quale i Gattuso avrebbero ricevuto un contributo di 80mila euro.

La ‘ndrangheta voleva la sua fetta della torta, ma la mazzetta pretesa sarebbe stata riscossa solo in parte dalla cosca, prima che l’attività criminale venisse interrotta dai carabinieri. Nel corso delle indagini, gli investigatori sono riusciti a raccogliere elementi gravemente indiziari nei confronti di Abbruzzese e Hamil. In una nota della Procura di Catanzaro, infatti, c’è scritto che “la condizione di esposizione e di rischio, determinata dalle condotte intimidatorie, induceva le persone offese a corrispondere le somme pretese, mediante un emissario, e il monitoraggio dei militari, agli inizi del 2024, portava al sequestro di una parte della somma corrisposta”.

Gli attentati, il recente incendio di un suv parcheggiato nei pressi della sua abitazione e le minacce subite hanno indotto Ida Gattuso, ex consigliera comunale di Corigliano Calabro (prima che il Comune fosse accorpato a Rossano), a denunciare l’estorsione ai carabinieri. Che oggi hanno chiuso il cerchio con il blitz che ha spalancato le porte del carcere ad Abbruzzese e alla sua “spalla”.

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