Attualità

L’alfabeto di Raffaella Carrà. Da Carramba che all’inizio rifiutò (“stanno sempre a frignà”) al no a Frank Sinatra (“misi la sua collana in un posacenere”)

Tifava Juve ma non solo, era molto scaramantica e sapeva cucinare bene, una cosa in particolare... "Raffa" dalla A alla Z

di Francesco Canino

C. CARRAMBA. Carràmba! Che sorpresa, 1995. Carràmba! Che fortuna. Ascolti clamorosi, ospiti internazionali, soprese e lacrime, tantissime lacrime. Sergio Japino propose alla Carrà lo show due anni prima, lei lo rifiutò sdegnata: “Ma stanno sempre a frignà, ma che me frega?”. Cambiò idea rivedendo per caso un vhs: “Comincio a piangere come un agnello. Chiamo Sergio: ‘Ho trovato il mio programma’”. Fu un successo da annali della tv e il termine carrambata divenne un neologismo certificato dalla Treccani: “Situazione che ricorda momenti tipici del programma televisivo Carràmba! che sorpresa”.

D. DOTE. Quelle che gli altri hanno sempre individuato in lei: il talento, l’istronicità, il carisma, la determinazione. Quelle che lei si riconosceva: l’ironia e l’autoironia: “Mi sono divertita e presa in giro. Non sempre gli altri l’hanno capito”.

E. E SALUTALA PER ME. Nella top ten delle sue canzoni più celebri c’è senza dubbio, ennesimo successo scritto da Gianni Boncompagni. Come l’iconica Tanti auguri – quasi un inno nazionale quel “com’è bello far l’amore da Trieste in giù” – Ballo ballo e il Tuca Tuca.

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